Privatizzazione delle municipalizzate - Acqua: il caso esemplare di Arezzo

Il dossier si può trovare a questo indirizzo:
http://www.isf.lilik.it/files/arezzo.rtf

Tutto privato ad Arezzo. E il Forum sociale indaga
articolo da un dossier del Forum sociale di Arezzo VI PROPONIAMO il racconto di una "presa di possesso" della questione dell'acqua da parte di cittadini e movimenti sociali in una città del centro Italia. Si tratta di una ricerca del Forum sociale di Arezzo: un dossier molto serio e documentato, che spiega passo dopo passo i problemi della gestione dell'acqua in Toscana e in particolare ad Arezzo, su cui il Forum ha anche organizzato una "giornata tematica", una domenica in cui chiunque, compresi i bambini ai quali sono stati offerti giochi didattici, ha potuto capire che cosa era successo al suo acquedotto. Il dossier si intitola "Un'altra acqua è possibile. Più partecipazione, maggiore conoscenza, diversa gestione", ed è frutto di un lavoro durato diversi mesi. Nella premessa, si spiega che "la domanda di fondo alla quale il gruppo ha cercato di dare una risposta è sostanzialmente questa: esiste la possibilità di gestire la risorsa idrica con modalità diverse e migliori di quelle attuali? È possibile, per esempio, attivare pratiche democratiche e partecipate nella gestione? E possibile avere una struttura tariffaria più equa ed in linea con il principio che l'acqua non è una merce ma un diritto? Ed ancora, è possibile resistere ed opporsi ai processi di privatizzazione e di invertire la tendenza?". Ecco le loro risposte.

La Regione Toscana
La legge Galli [numero 36 del 5 gennaio 1994], che tra l'altro sancisce solennemente che "tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà", si basa sull'organizzazione territoriale del Servizio idrico integrato, e cioè sull'integrazione tra il servizio degli acquedotti e i servizi di fognatura e depurazione; la legge indica che i servizi idrici devono essere organizzati in base ai cosiddetti Ambiti territoriali ottimali [Aato], come spiega in queste pagine l'articolo di Stefano Lenzi, del Wwf.
Le Regioni, secondo la legge, devono delimitare questi ambiti territoriali; la Regione Toscana ha adempiuto a questo dovere nel '95, con la legge regionale del 21 luglio. Ha suddiviso i comuni toscani in sei Autorità di ambito territoriale ottimale [Aato]. In sintesi, ogni Aato deve: programmare l'organizzazione del servizio idrico integrato; definire il programma degli investimenti necessari per rendere efficienti gli impianti; scegliere la forma di gestione del servizio idrico ed affidarlo ad un unico "soggetto gestore" per ognuno degli Aato; garantire l'interesse degli utenti. La legge regionale toscana ha poi deciso che la cooperazione tra gli enti locali debba avvenire attraverso un consorzio.
Questa legge regionale - dice il dossier aretino - ha mostrato, rispetto ad altre regioni italiane, dei limiti e degli errori, probabilmente dovuti al fatto che la Toscana è stata la prima a legiferare, cosa che, a suo tempo, venne considerata molto positiva. Per esempio, solo la Campania e la Toscana, in tutta Italia, hanno individuato ambiti territoriali diversi dai confini effettivi delle province o delle Regioni; oppure, la scelta del consorzio come forma obbligatoria di associazione tra gli enti locali è una camicia stretta: in altre regioni è prevista la convenzione, oppure si è lasciata libertà di scelta agli enti locali. Semplificando, le scelte della Regione Toscana hanno impedito ogni flessibilità della gestione del sistema e hanno avuto gravi conseguenze sull'organizzazione degli Aato; in molte regioni italiane i compiti degli Aato sono svolti da semplici segreterie tecniche, interni alle province o regionali, che poi legano i comuni con normali convenzioni. In Toscana, invece, ogni Aato è un vero e proprio ente con una sua sede, un suo consiglio di amministrazione, il suo personale: le conseguenze di questa organizzazione "pesante" ricadono sull'efficienza del sistema, e soprattutto sulle tasche degli utenti, perché tutto questo personale in più costa, e il costo ricade sulle tariffe. Inoltre, questa disorganizzazione è un perfetto alibi per affidare la gestione del servizio idrico ad un soggetto privato.

Il caso di Arezzo
L'Autorità di Ambito territoriale ottimale numero 4 dell'Alto Valdarno ha sede ad Arezzo, ed è stata costituita nel 1996. Comprende trentasette comuni sparsi in maniera diseguale tra la provincia di Arezzo [trentadue] e quella di Siena [cinque]. Organo decisionale è l'assemblea dei sindaci. Dopo una lunga fase di confronto, anche molto duro, e di discussione, i sindaci scelgono il 17 luglio del 1997 di affidare la gestione del servizio idrico integrato ad una società per azioni a prevalente capitale pubblico, la Nuove acque Spa; il 25 settembre 1998, i sindaci decidono di disciplinare la gara per la selezione del socio privato. Alla selezione partecipano tre raggruppamenti di imprese, con capogruppo, rispettivamente, le multinazionali francesi Vivendi e Suez Lyonnaise des eaux e Acea Spa, che è una società mista pubblico-privato che gestisce anche l'acquedotto di Roma. Il 21 ottobre del '98 viene nominata una commissione di esperti [presidente Angelo Riccaboni, ne fanno parte Giovanni Abbate, Girolamo Beone, Remo Chiarini e Diego Zurli], che decide di avvalersi della consulenza della Arthur Andersen Mba; il 14 gennaio 1999, la Commissione redige la graduatoria dei concorrenti e quello che ha più punti [83] è la Lyonnaise des eaux, mentre Vivendi ne ha ottenuti 59 e Acea 43.
Il raggruppamento privato della Nuove acque Spa possiede il 46 per cento delle azioni: oltre alla Lyonnaise des eaux c'è Amga Spa [che gestisce anche il servizio di distribuzione del gas metano a Genova], Iride Spa [che nasce dalle associazioni degli artigiani di Arezzo, Confartigianato e Cna], la Banca popolare dell'Etruria, il Monte dei Paschi di Siena. Il 54 per cento che rimane pubblico, invece, vede la partecipazione dei comuni, di Coingas [il consorzio pubblico che distribuisce il gas metano ad Arezzo], Cigaf [che gestisce il servizio idrico nel senese], la società che distribuisce il gas metano nel Senese [gestioni Valdichiana Spa] e le comunità montane del Casentino, della Val Tiberina e della provincia di Arezzo.
I rapporti di Nuove acque Spa e i comuni dell'Aato dell'Alto Valdarno sono regolati da una convenzione di affidamento: la durata della concessione alla Nuove acque Spa è di 25 anni, durante i quali le vengono affidati tutti gli impianti, che torneranno agli enti locali allo scadere dell'accordo. Le regole che definiscono i rapporti tra la parte privata e la parte pubblica della Nuove acque sono definiti nello Statuto della società: il quale, per esempio, prescrive che la composizione del Consiglio di amministrazione della società debba essere tale da assicurare quattro membri al Consorzio privato [che si chiama Intesa aretina] e cinque alla parte pubblica [articolo 1]; ma dice anche che la scelta dell'amministratore delegato compete alla parte privata [articolo 3].
Se andiamo a vedere il programma del consorzio costituito dalla parte privata della Nuove acque, leggiamo tra l'altro: "Il consorzio si propone di prestare servizi e fornire beni alla società mista [Nuove acque Spa], sia direttamente che indirettamente, in ogni modo legittimo che sarà possibile; al riguardo il consorzio favorirà l'apporto dei consorziati nella fornitura di prestazioni, servizi e lavori alla società mista, in funzione delle specifiche competenze e professionalità dei singoli consorziati […]. In particolare Sle [Suez Lyonnaise des eaux] ed Amga forniranno, tramite il consorzio, le prestazioni di servizi accessori all'oggetto sociale della società mista […]; saranno inoltre favorite le prestazioni di servizi e lavori legate all'attività artigianale, che saranno fornite da Iride tramite strutture locali da essa costituite; inoltre saranno favoriti i servizi di carattere bancario e finanziario che saranno forniti da Banca popolare dell'Etruria e da Monte dei Paschi di Siena". Senza usare l'immaginazione, e limitandoci a leggere gli atti ufficiali, è ovvio che la Nuove acque Spa è orientata soprattutto a garantire gli interessi dei singoli soggetti privati, e solo in via subordinata gli interessi della società nella sua totalità; l'interesse della collettività non è neanche preso in considerazione.

Il bilancio di quattro anni
L'esperienza di quattro anni di questa gestione permette di fare un bilancio e delle valutazioni critiche. L'aumento delle tariffe, in quattro anni, è stato pari a circa il 21 per cento, e la quota fissa nello stesso periodo è aumentata del 12 per cento. Questo aumento è causato essenzialmente da tre fattori: le remunerazioni dei soggetti privati, i costi di mantenimento della struttura dell'Aato, i canoni a favore dei comuni, che sono molto più alti del valore effettivo degli impianti conferiti. Per quello che riguarda l'applicazione della legge Galli, nell'Aato di Arezzo non è stato rispettata l'indicazione secondo cui "nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per i consumi domestici essenziali nonché per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito": nell'Aato 4 il parametro "reddito", nel determinare le tariffe, è semplicemente ignorato.
Per quanto riguarda gli investimenti, il risultato della Nuove acque è assolutamente insoddisfacente; lo stesso Consiglio di amministrazione ha ammesso che il livello degli investimenti del 2002 è stato "molto al di sotto di quanto previsto e di quanto era necessario". Non è poi comprensibile perché, dal punto di vista dell'economicità della gestione, la Nuove acque non utilizzi i finanziamenti della Cassa depositi e prestiti, che normalmente concede mutui agli enti locali e offre condizioni senz'altro migliori rispetto al Monte dei Paschi di Siena e alla Banca popolare Etruria. La forma stessa della società per azioni, sostiene il dossier, non è adatta alla gestione dell'acqua: la finalità di lucro non è compatibile con l'amministrazione di un diritto. Ed è evidente la contraddizione fra l'esigenza di una società di vendere il maggior numero possibile di metri cubi di acqua e l'esigenza della collettività di tutelare, preservare, risparmiare l'acqua.
L'organizzazione della Nuove acque, tra l'altro, prevede tre consigli di amministrazione differenti [quello della società, quello del consorzio dei soggetti privati Intesa aretina, quello dell'Aato 4] con trenta membri complessivi, per un costo annuo di centinaia di migliaia di euro, costi che ricadono, direttamente e indirettamente, sulle bollette. Il soggetto privato, pur essendo in minoranza, ha nella società di gestione tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, perché ha il diritto di nominare l'amministratore delegato; il potere della parte pubblica di Nuove acque, nei confronti di quella privata, è molto modesto.
La tesi per cui, per garantire un servizio di qualità, siano necessari particolari competenze ottenibili solo da soggetti privati, è stata ribadita più volte per giustificare quanto accadeva ad Arezzo. Ma il [presunto] "know how" della Lyonnaise des eaux non viene apportato come "bagaglio" della Nuove acque, ma pagato a parte con un esborso di circa un milione di euro l'anno. E allora, non si capisce come mai non affidarsi al libero mercato, invece di legarsi per 25 anni a un unico soggetto, per lo più pagandolo a caro prezzo ogni volta. La rinuncia all'acquisizione di un "sapere pubblico" sulla gestione dell'acqua è strategica, e determina la sempre maggiore dipendenza dagli industriali privati. La partecipazione dei cittadini non è contemplata affatto, e d'altronde non lo è stata neanche in passato: è probabile che, proprio a causa di questa assenza, siano stati commessi molti "errori".
L'abbandono di questo modello di gestione, oneroso e dispersivo, e il ritorno ad una gestione esclusivamente pubblica, significherebbe una diminuzione delle bollette e permetterebbe di garantire poi quattro punti fondamentali, definiti dal Forum sociale di Arezzo: l'accesso a quaranta litri di acqua al giorno, per persona, come diritto inalienabile fuori da ogni logica di mercato; il rispetto del parametro del reddito; il costo a metro cubo pro capite dovrebbe essere lo stesso per tutte le famiglie a prescindere dal numero dei componenti; il forte disincentivo all'abuso dell'acqua.

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