Nella notte di Natale i più famosi monumenti di 17 regioni italiane sono stati illuminati a festa per salutare la moratoria internazionale contro la pena di morte, una vittoria ottenuta all'ONU dall'Italia, dai Radicali Italiani e da Marco Pannella in primo luogo, ma anche dal ministro degli Esteri e dal Governo che si sono battuti per conquistarla. Il faro della Lombardia doveva essere la Villa Reale di Monza, ma la luce non si è vista e l'oscurantismo di questa piccola città reazionaria ha prevalso come era logico aspettarsi. La luce della civiltà ha brillato per una notte intera su: il Castello dell’Aquila (Abruzzo), il Palazzo del Podestà a Bologna (Emilia-Romagna), la Cattedrale di San Lorenzo a Genova (Liguria), Palazzo Ferretti ad Ancona (Marche). il Colosseo a Roma, i Sassi di Matera, la Piazza del Sedile di Potenza (Basilicata), il Palazzo Arnone di Cosenza (Calabria), Castel dell’Ovo a Napoli (Campania), il Castello di Miramare e Basilica di San Giusto a Trieste (Friuli Venezia Giulia), Castello Pandone di Venafro (Molise), il Giardino del Castello di Racconigi (Piemonte), la Chiesa di San Nicola di Bari (Puglia), la Chiesa di San Saturnino a Cagliari (Sardegna), Palazzo Pitti a Firenze (Toscana), la Fontana Maggiore di Perugia (Umbria), la Chiesa del Redentore a Venezia (Veneto). A Monza c'era il buio, reso ancora più fitto da un nebbione che ha pietosamente ricoperto la vergogna monzese. Le cause di questo significativo fallimento civile sono le solite avanzate in questi casi dei mediocri e degli incapaci: mancavano le lampadine, non abbiamo trovato un elettricista che in tre giorni facesse gli allacciamenti, la Villa non ha un sistema di illuminazione esterna adeguato. Insomma, Roberto Fiormigoni, il "governatore" che in Villa vorrebbe metterci la sua foresteria, preferisce investire miliardi nei corsi di guida dell'autodromo, ma per le lampadine della sua reggia non trova un centesimo. Vi piace questa Monza?