Quest'anno a Monza non sono molte le manifestazioni pubbliche organizzate per ricordare la tragedia dell'antisemitismo e delle persecuzioni fascista e nazista: due mostre, una alla Circoscrizione 3 e una all'ISA, una cerimonia commemoratiova alla stazione ferroviaria e una lettura di poesie al Binario 7. Ho deciso pertanto di offrire ai lettori un piccolo contributo alla riflessione su quei tragici eventi ripubblicando un mio articolo comparso sul settimanale Domani del 2 febbraio 2003, intitolato "Memoria corta".Monza vanta una storia lunga duemila anni e una recente opera intitolata appunto “Monza, la sua Storia” ne ripercorre le tappe con una minuziosa e documentata ricostruzione, frutto del lavoro di illustri studiosi ed esperti cultori della materia. Per questo motivo, in occasione del giorno della Memoria, dedicato al ricordo della persecuzione e dello sterminio nazista degli ebrei europei durante la seconda guerra mondiale, sono andato a consultare l’erudito e riccamente illustrato volume, edito lo scorso anno dall’Associazione Pro Monza, per conoscere le vicende degli ebrei monzesi nel corso dei secoli. Ma non ho trovato niente, la parola “ebreo” non si trova nell’indice dei nomi, né in nessun altra pagina. Possibile che gli ebrei a Monza non siano mai esistiti o non abbiano lasciato tracce degne di nota? La città medioevale dei mercanti non ha mai conosciuto una comunità di banchieri, prestatori o cambiatori israeliti? Non sono mai esistiti a Monza una sinagoga, una scuola, un cimitero ebraico? Pare di no. E la colonna di Piazza Duomo con la sua scritta in ebraico “Gesù è venuto e ci ha redento” che significa? Niente che abbia a che fare con gli ebrei, dicono i meglio informati, un pio “arredo urbano” dell’epoca delle grandi pestilenze. Sempre più incuriosito ho chiesto lumi agli amici ebrei e ho scoperto che anche loro, per lo più monzesi solo da qualche decennio, sanno poco o niente del passato ebraico della città.