Dalla Centrale del Latte di Monza alle ditte chimiche del Cesanese, centinaia di posti persi

da Il Giorno articolo di FABIO LOMBARDI
Aziende in crisi, Capodanno amaro

— MONZA —
MOLTE CRISI, alcune aziende che hanno abbassato le saracinesche, diversi dipendenti che hanno perso il posto di lavoro o sono finiti in cassa integrazione; ma anche imprese che hanno visto lievitare i propri fatturati e che, insieme al settore del terziario, hanno garantito nuova occupazione. «È una situazione in bianco e nero quella che ha contraddistinto il mondo della produzione e dell’occupazione in Brianza nel 2006. Ci sono dati che da un lato certificano una ripresa ma anche punti di crisi che non ci fanno stare tranquilli. Mi riferisco ad esempio alle sempre più pressanti preoccupazioni per i colossi del settore hi-tech nel Vimercatese, come StM e Alcatel, o le imprese chimiche del Cesanese», spiega il segretario generale della Cgil-Brianza, Ermes Riva.

E PER CAPIRE come stiano le cose basta dare un’occhiata alle ultime analisi congiunturali dell’industria brianzola. Le grandi imprese brianzole (dati dei AssoBrianza) da un anno a questa parte hanno fatto segnare crescite considerevoli di produzione e fatturato (rispettivamente +2,8 per cento e +6,4 per cento nel terzo trimestre del 2006), ma l’occupazione è stata, negli ultimi mesi, in calo (lieve ma costante). Tra giungo e settembre le industrie hanno visto una diminuzione dello 0,1 dei dipendenti, ma era addirittura scesa del 2,5 per cento nei mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006.

UNA PERDITA di occupazione nel settore industriale (e più in generale in quello manifatturiero) che viene ampiamente controbilanciata dal terziario. Negli ultimi 3 mesi del 2006 (dati dei centro per l’impiego) in Brianza ci sono state 3.400 assunzioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «Il quadro generale dell’occupazione, come si vede, in Brianza non è certo allarmante. Ma non si può sottovalutare la progressiva precarizzazione (ormai 6 nuovi contratti su 10 sono a termine in Brianza ndr). Inoltre quando chiude un’impresa oppure vengono licenziati dei lavorati è sempre un dramma personale e familiare, soprattutto se ci sono soggetti deboli (età avanzata) che hanno fatica a ricollocarsi», aggiunge Riva.

PROPRIO A MONZA, quest’anno, ha chiuso (rimangono ormai nella sede di via Aguihlon un paio d’addetti per sbrigare le ultime pratiche) la Centrale del Latte dove, fino a questa estate, lavoravano 25 persone. L’impianto, che ormai da qualche anno, funzionava solo come centro di smistamento (il latte "di Monza" viene confezionato alla Lactis di Albano Sant’Alessandro, in provincia di Bergamo) è stato spostato a Lainate e accorpato ad altri impianti della Parmalat (la multinazionale che dal ’97 è proprietaria del marchio "Centrale del Latte di Monza"). Ma nel 2006 ha chiuso i battenti anche lo stabilimento brianzolo della Bburago (40 dipendenti) mentre 450 lavoratori dell’ex Celestica di Vimercate sono ancora in cassa integrazione nell’attesa dell’accordo dei nuovi proprietari dell’area Bames (la società nata dall'acquisto delle quote di Celestica da parte di Bartolini Progetti) con Telit e Digital Tv per la reindustrializzazione dell’area.

MALE COMPARTO CHIMICO del Cesanese (la cassa integrazione ha toccato quest’anno anche i dipendenti dell’impianto di Ceriano della Bracco). «Un anno nel quale purtroppo abbiamo dovuto registrare anche 8 morti sul lavoro. Una situazione inaccettabile», conclude Riva al quale fa eco il segretario generale della Uil-Brianza Antonio Zurlo: «La scarsa sicurezza è spesso legata allo sfruttamento inaccettabile di extracomunitari e al lavoro nero».

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