Monza, il centro commerciale Rondò riconquista sette piani

da Il Giornoarticolo di MARTINO AGOSTONI
Nel 2004 il progetto era stato ridotto da 11 a 4 livelli

— MONZA —
TORNA alle dimensioni originali il centro commerciale del Rondò dei Pini. Il progetto lungo via Lario, dimagrito nel 2004 di 36mila metri cubi e ridotto di 5mila metri quadri nella superficie di vendita, ha ripreso volume e il cemento, uscito allora dalla porta, rientra oggi dalla finestra. L’8 gennaio, la commissione edilizia del Comune ha votato a favore (7 sì, un no e 2 assenti) alla richiesta della società Centro Rondò - Immobiliare Europea srl di modificare il progetto raggiunto nel 2004, tornando alle stesse dimensioni previste nell’accordo di programma per l’area del Rondò dei Pini siglato nel 2001 da Regione, Comune e Demanio. Dal maxicantiere aperto in via Lario usciranno, quindi, un centro commerciale con 18.860 mq a disposizione per la vendita (non 13.860) e un centro polifunzionale con uffici e hotel dello stesso volume del palazzo da 11 piani (non più 4 piani) previsto nel 2001. I 36mila metri cubi valgono 7 piani di differenza ma, stavolta, cambierà il disegno. Infatti, gli 11 piani sviluppati in verticale furono bocciati dal Comune perché non conformi alle regole urbanistiche sulle proporzioni tra l’altezza e la distanza con le strutture confinanti.

IN PRATICA, il palazzo era troppo alto e la sua proiezione «copriva» le proprietà attorno. Ora, si supera l’ostacolo sviluppando di più l’edificio in orizzontale e crescendo in altezza grazie a un disegno «a gradoni» così da non «disturbare» i vicini. Dal centrosinistra si grida allo scandalo. La Giunta Faglia, inizialmente contraria al centro commerciale, lo approvò tra mille polemiche solo, però, dopo aver ottenuto il taglio dei 7 piani e della superficie di vendita. Nel 2004 sono partiti i lavori ma anche i ricorsi legali. Il primo ricorso al Tar del privato contro il taglio fu a favore del Comune mentre ora dovrebbe pronunciarsi definitivamente il Consiglio di Stato. «C’è un paradosso - commenta Roberto Scanagatti del Pd -. Tra le motivazioni della commissione edilizia per accettare il ritorno di 36mila metri cubi c’è l’impegno del privato di ritirare il ricorso al Consiglio di Stato. Si rinuncia a una sentenza quando già si è vinto al Tar. L’Amministrazione Mariani ha rinunciato alla tutela degli interessi della città».

INOLTRE, una sentenza negativa al Comune avrebbe, comunque, concesso dopo i 36mila mc. A spiegare la mossa d’anticipo della commissione edilizia ci pensa il sindaco. «È necessario far iniziare in fretta la parte pubblica dei lavori - dice Marco Mariani -. L’area ha urgenza di sbloccarsi e questa soluzione con il privato permette di avviare anche i servizi pubblici». Al progetto complessivo da circa 40 milioni di euro, infatti, sono collegate anche opere di interesse pubblico: 43mila metri quadri di parcheggi (10 mila del Comune), altrettanti di verde attrezzato, il sottopasso di via Lario e l’adeguamento di tutte le strade della zona. «C’è da capire perché con la Giunta Faglia non siano state fatte - aggiunge il sindaco -. Si è sbagliato nei 5 anni precedenti a non bloccare tutto all’origine. Il centro commerciale non è stato fermato, è andata avanti solo la parte privata e noi ne ereditiamo le conseguenze».