
Stato di emergenza: i 44 centri d'accoglienza aperti da luglio
da redattoresociale.it
La mappa completa di 37 strutture. La maggior parte in Sicilia, gli altri in Piemonte, Friuli, Toscana, Lombardia, Lazio e Marche. Sono alberghi e vecchie proprietà demaniali. Oltre 2.400 posti. La gestione è affidata ai privati
ROMA – Più sbarchi, più richieste d'asilo, più centri di accoglienza. L'equazione è semplice. Nei primi otto mesi del 2008 sono sbarcati 20.271 migranti contro i 12.419 dello stesso periodo nel 2007. Non solo. Rispetto allo scorso anno, sono nettamente aumentati i richiedenti asilo, in particolare somali, a scapito di una sempre minore presenza di marocchini, egiziani e tunisini sulle barche al largo di Lampedusa. E questi richiedenti asilo vanno accolti - lo prevedono le direttive europee sull'asilo recepite all'inizio dell'anno – per il periodo necessario alle dieci Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato. Ovvero da due a sei mesi, a seconda delle regioni. Per far fronte all'incremento delle richieste d'asilo, negli ultimi mesi il governo ha aperto in tutta Italia 44 nuovi centri di accoglienza, grazie allo stato di emergenza nazionale proclamato il 25 luglio dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Oltre duemila persone sono state ospitate in alberghi, vecchie proprietà del demanio e strutture private. Tutte appaltate al terzo settore. Finora non si sapeva nemmeno dove si trovassero e da chi fossero gestiti. Ora l'osservatorio Fortress Europe ha messo on line una mappa aggiornata al 5 settembre con 37 dei nuovi centri aperti in Piemonte, Friuli, Toscana, Lombardia, Lazio, Marche e Sicilia.
La lista degli enti gestori è lunga. Si va dal Comune di Ancona, che ospita 100 richiedenti asilo negli hotel Lori e Le Terrazze, alla Arciconfraternita del S.S. Sacramento, che a Roma gestisce 484 posti letto. In alcuni casi sono gli stessi enti gestori dei Cara (Centri accoglienza richiedenti asilo) ordinari ad avere l'appalto dei centri destinati all'emergenza. Succede a Siracusa con l'Alma Mater e a Trapani con la Cooperativa Insieme. Lo stesso accade con la Croce rossa italiana, che gestisce il Cara-Cpa (Centro prima accoglienza) di Foggia e ha avuto in appalto i centri emergenziali a Roma, Palermo, Milano, Marina di Massa, Mantova e Torino, arrivando a gestire un totale di 2.116 posti letto. La maggior parte dei nuovi centri (21) si trovano in Sicilia.
I 2.471 posti disponibili nei nuovi centri, si vanno ad aggiungere ai 4.169 dei 10 centri di prima accoglienza (Cpsa-Cda) e ai 980 posti dei sei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). I richiedenti asilo vi saranno ospitati per alcuni mesi, in attesa del verdetto della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. Le Prefetture rimborsano una quota di circa 50 euro al giorno per ogni ospite. Più o meno il doppio di quanto lo Stato paga (25-30 euro al giorno a persona) alle associazioni e ai 120 comuni che aderiscono allo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che accoglie una parte dei rifugiati, dopo il riconoscimento del loro status (3.000 posti a fronte di oltre 7.726 rifugiati riconosciuti - asilo o protezione umanitaria - nel 2007). Non sempre la qualità dei nuovi centri è buona. È il caso dei 117 richiedenti asilo ospitati durante l'estate nei locali della scuola alberghiera di Aviano, in provincia di Pordenone, e poi sfrattati a inizio settembre prima che ricominciassero le lezioni. E non sempre le comunità locali mostrano solidarietà. Come a Sant'Angelo di Brolo, in provincia di Messina, dove lo scorso 16 settembre l'arrivo di un centinaio di richiedenti asilo ha scatenato le proteste dei residenti, che hanno tentato di bloccare l'autobus con a bordo gli stranieri.
I nuovi Cie costeranno 233 milioni di euro in tre anni
È la spesa prevista dal ddl 733 al Senato. Espellere i 300 mila senza documenti costerebbe oltre due miliardi. Eppure ogni anno il governo chiede l'ingresso di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri
ROMA - Un Centro di identificazione e espulsione (Cie) per ogni Regione d'Italia. È l'obiettivo del Governo, pronto ad aprire dieci nuovi Cie. Ma quanto costerà ai contribuenti? E soprattutto quale efficacia garantirà? Una prima risposta viene dalla relazione tecnica del disegno di legge 733 recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, in discussione alla Commissione affari costituzionali al Senato. Per costruire i nuovi Cie e ristrutturare quelli esistenti il costo stimato è di 233 milioni di euro dal 2008 al 2010. I costi per la permanenza degli stranieri nei Centri sono stimati in 300 milioni di euro dal 2008 al 2010 più 93 milioni a partire dal 2011. Il numero dei posti passerà dagli attuali 1.219 a 4.640, ma il limite della detenzione salirà da 60 giorni a 18 mesi. Con il conseguente rischio che la disponibilità dei posti si esaurisca presto, dato che il 40% circa dei migranti trattenuti nei Cie non viene rimpatriato, secondo il Rapporto De Mistura del 2007, che sostiene: “su ogni 10 trattenuti in media 6 vengono successivamente espulsi con accompagnamento alla frontiera”.
Sempre secondo il Rapporto De Mistura, tra il 2005 e il 2006 sono stati detenuti nei Cie (che allora si chiamavano Cpt) circa 22.000 migranti senza documenti. Di questi, il 60% circa sono stati rimpatriati. Il totale delle espulsioni effettive, con accompagnamento alla frontiera, eseguite nel 2006 sono state 12.562. Lo stesso rapporto stimava, alla fine del 2006 la presenza di 300.000 cittadini stranieri senza documenti presenti sul territorio italiano. Con il prolungamento del limite di trattenimento nei Cie a 18 mesi, la relazione tecnica del disegno di legge 733 stima una durata media del trattenimento di circa 150 giorni a testa. Il costo del trattenimento nei Cie è di circa 50 euro al giorno pro capite. La detenzione di tutti i migranti senza documenti promessa dal governo Berlusconi costerebbe, dati alla mano, 2 miliardi e 250 milioni di euro, senza considerare le spese per la convalida del trattenimento e le spese effettive per il volo di rimpatrio. Non solo. Se anche il ritmo delle espulsioni con accompagnamento alla frontiera raddoppiasse a 25.000 l'anno, servirebbero almeno 12 anni per espellere tutti i migranti senza documenti. Mentre al ritmo attuale ne servirebbero 24. Basterebbero invece soltanto due anni per regolarizzare la posizione di tutti i lavoratori stranieri senza documenti già presenti in Italia, seguendo le quote dell'ultimo decreto flussi che nel 2007 chiese l'ingresso in Italia di 170.000 lavoratori stranieri.

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