Cantieri fermi e troppe case invendute

da Il Giornoarticolo di FABIO LOMBARDIMutui alle stelle e tempi di vendita più lunghi, i costruttori rallentano i lavori

— MONZA —
CANTIERI fermi o che procedono a rilento. Migliaia di case invendute. La crisi economico-finanziaria e dall’aumento esponenziale dei mutui a tasso variabile non hanno risparmiato la Brianza. Un terribile cocktail di fattori negativi. «In molti Comuni il numero di appartamenti invenduti e i cantieri in difficoltà sono aumentati moltissimo nell’ultimo periodo», spiega Egidio Fumagalli, imprenditore edile e referente per la Brianza dell’associazione culturale il lavoro e la prevenzione (per la sicurezza nei cantieri). «Faccio alcuni esempi. A Seveso ci sono circa 400 case invendute. Stessa cosa capita a Giussano. Numeri sopra la soglia fisiologica. Conosco situazioni un cui si sta realizzando un complesso di una decina di appartamenti. Pochissimi (uno o due) già venduti. Per questo il committente ha chiesto di rallentare i lavori», aggiunge Fumagalli. Fatte le dovute proporzioni è facile dunque calcolare che sull’intera Brianza siano migliaia le case messe sul mercato e non ancora acquistate.

SI È CREATO un circolo vizioso. La crisi finanziaria ha determinato un rialzo del costo del denaro (chi presta soldi si fida sempre di meno e applica interessi più elevati). Ciò ha comportato un aumento dei tassi sui mutui. A questo punto molti faticano a far fronte alle rate (chi un anno fa pagava 400 euro al mese è arrivato oggi a cifre che superano gli 800), ma soprattutto, a queste condizioni, in tanti rinunciano ad accendere un mutuo per comprare casa.
Per contro le banche hanno stretto ancor più i cordoni della borsa e chiedono sempre più garanzie. Ma anche le imprese di costruzioni fanno sempre più fatica a farsi prestare quattrini dalle banche. Riuscendo a vendere con più difficoltà gli appartamenti già realizzati, le imprese edili incontrano diversi problemi a portare avanti i lavori nei cantieri già aperti (e dunque a volte si rallenta sperando in tempi migliori) figuriamoci per i nuovi cantieri.

«IL MERCATO attraversa una situazione di difficoltà. È evidente. A subire le ripercussioni maggiori sono soprattutto i grossi cantieri», spiega Raffaello Borghi, costruttore e presidente dell’Ente scuola Edile di Milano (Esem). «I costruttori che hanno a disposizione soldi ce li mettono di tasca propria, chi invece ha bisogno di finanziamenti dalle banche incontra parecchi problemi», aggiunge Fumagalli.

«A TESTIMONIANZA delle difficoltà, proprio nei giorni scorsi, abbiamo siglato la cassa integrazione per 13 dipendenti di un grosso costruttore che sta realizzando appartamenti a Seveso», spiega Mario Ielapi della Fillea sindacato degli edili della Cgil-Brianza.

UN BRUSCO STOP del mercato dopo sette anni in cui, sostanzialmente in ogni angolo della Brianza, spuntavano gru e case come funghi. «Negli ultimi 6-7 anni c’è effettivamente stata grande effervescenza. Molti hanno investito sul mattone», spiega Egidio Fumagalli. Ciò ha determinato anche qualche stortura. «I costruttori - aggiunge - fanno il loro mestiere, logicamente, e quando c’è richiesta cercano naturalmente di concludere affari». Ma nella cementificazione delle città c’è anche lo zampino di Amministrazioni locali «prodighe di concessioni». «Bisogna infatti registrare la “complicità” delle Amministrazioni comunali che hanno rilasciato concessioni a ogni piè sospinto».

IL MOTIVO? «Semplice, questo è un modo rapido di “fare cassa”. Grazie agli oneri di urbanizzazione si fa fronte infatti alle necessità di bilancio. Ma non solo. C’è anche un altro aspetto legato all’effervescenza del settore. Fiutando affari convenienti un po’ tutti, dal farmacista al commercialista, si sono “improvvisati” costruttori. Oggi queste realtà, meno strutturate, sono le prime a essere andate in difficoltà», conclude Fumagalli.

Tagli sulla sicurezza per poter risparmiare
«LE DIFFICOLTÀ delle imprese di costruzioni rischiano di ripercuotersi sui livelli di sicurezza». È una riflessione amara quella di Mario Ielapi sindacalista della Fillae Cgil-Brianza nonché presidente del servizio Rlst (Rappresentanti lavoro e sicurezza del territorio) della Asl 3 che conta 9 ispettori che effettuano i controlli nei cantieri per verificare il rispetto delle norme antinfortunistiche. «Oltre ai problemi occupazionali derivanti dalle difficoltà economico-finanziarie (chiusura di imprese, disoccupazione e cassa integrazione) c’è anche il rischio che per farvi fronte alcuni imprenditori possano tentare di contrarre le spese risparmiando sui sistemi e le norme di sicurezza, tanto più che in molti casi le norme non vengono già rispettate», spiega Ielapi. Il settore edile è infatti quello più colpito dagli infortuni sul lavoro: dall’inizio dell’anno sono infatti 168 le persone che hanno perso la vita nei cantiere in Italia. Sono oltre 8mila le imprese attive in Brianza nel settore costruzioni. Un comparto che ha avuto il maggior livello di crescita negli ultimi anni (intorno al 4 per cento). Un settore che registra anche la maggior incidenza di dipendenti extracomunitari (oltre un migliaio). E anche da questo punto di vista c’è più di una perplessità. «Nel settore la manodopera straniera si attesta intorno al 50 per cento. Un muratore su due non è italiano. Temo che in caso di difficoltà delle imprese edili i primi a farne le spese possano essere proprio gli stranieri. Penso a un imprenditore che deve scegliere se lasciare a casa un dipendente suo compaesano (che magari conosce da anni) o un extracomunitario arrivato nella ditta da poco tempo. Credo sia umano pensare di rinunciare al lavoratore straniero», spiega l’imprenditore Egidio Fumagalli.