
Sanità: piccoli ambulatori a rischio
EMERGENZA SANITÀ 1 n Le nuove direttive regionali potrebbero colpire i servizi medici proprio nei centri minori
Piccoli ambulatori a rischio
MAGENTA — L'essenziale: una piccola sala d'aspetto, una stanzetta per le visite, un infermiere professionale che ogni giorno - per un'ora scarsa - presta servizio. E' il vecchio ambulatorio di paese. Magari un po' sgangherato. Però utile. Anzi, per le fasce più deboli della popolazione, indispensabile. Anziani e disabili hanno infatti bisogno di piccole cure (esami, prelievi, punture) e non sempre possono recarsi negli ospedali della zona. Può l'importante servizio sociale essere tagliato per ragioni economiche? Sì, a quanto pare. Lo stabilisce il piano sanitario che, nel 2002, la giunta regionale di Roberto Formigoni ha calato dall'alto. Per le Asl c'è poco da fare, se non applicare le nuove norme dal primo giorno del 2004. Ma i sindacati di settore sono sul piede di guerra: nessuna sospensione del servizio può essere decretata senza aver prima individuato un'alternativa. Cosa possibile: saranno i comuni ad occuparsi in prima persona degli ambulatori, magari avvalendosi di gestori privati e convenzionati. La questione, tuttavia, è complessa. E molte domande restano inevase. Verrà garantito lo stesso servizio, in termini sia qualitativi sia quantitativi? La spesa per gli utenti, passando a una gestione privata, aumenterà? Che ne sarà degli ambulatori che non sono a norma? L'Asl 1 conta un milione di cittadini. I disagi investono poco gli abitanti delle città (dove dimorano ospedali o poli sanitari attrezzati): sono invece avvertiti nei piccoli comuni, anche per la mancanza di un trasporto pubblico adeguato. Durante le festività natalizie i servizi ambulatoriali sono stati pressoché sospesi, senza fornire agli utenti alcuna rassicurazione sul futuro. Singolare il caso di Arconate, dove un cartello recitava: “Chiuso fino a data da destinarsi”. Si è trattato, pare, di una vista. Anche se la cosa ha dato parecchio fastidio a Pinuccia Boggiani, responsabile Spi-Cgil, che commenta: «A gennaio invieremo una lettera al sindaco per capire cos'è successo. Non si possono commettere queste leggerezze». La sindacalista aggiunge: «Abbiamo avuto garanzie dall'Asl sulla non soppressione del servizio. Ma rimaniamo preoccupati, perché potranno riaprire solo gli ambulatori a norma, mentre gli altri chiuderanno. Va comunque sottolineato che i comuni hanno avuto due anni di tempo per sistemare le strutture».
Quanto all'aspetto economico Boggiani è perentoria: «Se esiste una fascia di persone bisognose, non si può sospendere il servizio perché la Regione deve risparmiare. I comuni se ne devono fare carico, senza aumentare le tariffe».
Le parti sociali sono disponibili al dialogo, con una premessa imprescindibile: si può ristrutturare, non sopprimere. Insomma, le amministrazioni locali - spesso alle prese con bilanci fragili - dovranno riuscire a sobbarcarsi gli investimenti strutturali assieme ai costi di gestione. Qualche dubbio, in proposito, è lecito.
Ersilio Mattioni

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