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Province disobbedienti sul Patto di stabilità

February 9, 2010 by juble

da Il Giorno
articolo di
MONICA GUZZI

L’Upl: «Questi vincoli ci strangolano». Minacciato anche lo sciopero dei servizi

ORGANICI ridotti all’osso e tetti di spesa sempre più difficili da rispettare. Le Province non ne possono più. Lo hanno detto ieri, al termine dell’assemblea che per la prima volta ha portato nella sede di via Grossi a Monza i presidenti dei diversi colori delle dodici Province lombarde con l’obiettivo di darsi una strategia comune di fronte all’ennesimo giro di vite alla spesa pubblica.

«IL PATTO di stabilità sta strangolando anche le Province lombarde - ha detto al termine dell’incontro il padrone di casa, il presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi, che è anche vicepresidente dell’Upl -. Noi siamo fuori da questi vincoli per due anni, poiché siamo una provincia appena nata, ma se le cose non cambiano in futuro ci saranno difficoltà anche per noi. Abbiamo così deciso tutti insieme di far sentire la nostra voce e di alzare il tono della protesta».

Se Allevi (Pdl) arriva a ipotizzare generici scenari da disobbedienza civile o fiscale, il presidente dell’Unione province lombarde Leonardo Carioni, leghista alla guida della Provincia di Como, è più esplicito: «Noi cerchiamo di comportarci bene, senza lamentarci mai - dice - ma se continuare a tirare la corda vuol dire chiudere i cancelli dell’amministrazione provinciale, tenendoli aperti solo tre giorni la settimana, allora lo faremo. Non vogliamo compiere atti clamorosi ma se non avremo soldi dovremo ridurre i servizi al cittadino».

Un’ipotesi, quella della disobbedienza civile, che anche il presidente della Provincia di Mantova Maurizio Fontanili, unico rappresentante del centrosinistra nell’Upl, dichiara «percorribile». L’idea? «Domani spendiamo tutti i soldi che siamo riusciti a raccogliere e sforiamo tutti». In un documento messo a punto ieri i presidenti hanno confermato le difficoltà. Il calo delle entrate ammonta complessivamente a 52,5 milioni di euro, che rappresenta il 6,6% in meno delle entrate tributarie annue (tassa di iscrizione al registro automobilistico Ipt, assicurazione auto Rca, addizionale elettrica). «Altrettanto preoccupante è il dato dei pagamenti previsti in conto capitale per 737 milioni di euro complessivi, a fronte di un volume massimo ammesso dal Patto di 343 milioni, con una differenza di ben 394 milioni», protestano i presidenti, che ricordano come già nel 2009 le Province abbiano dovuto fronteggiare una situazione di partenza molto complicata, tanto che in Lombardia Lecco, Lodi e Sondrio avevano messo a punto un bilancio di previsione fuori dai limiti previsti. Solo Lecco è riuscita a rientrare e in generale, si legge nel documento dei dodici presidenti, tutti hanno avuto difficoltà nel rispettare gli obiettivi. Così «hanno iniziato a rallentare i pagamenti ai fornitori, con il rischio di aumentare i contenziosi e spesso trovandosi nell’assurda posizione di avere i fondi per saldare i conti ma di non poterlo fare per rispettare i vincoli del Patto».
«Questo ci strangola», continua Allevi, che cita alcuni casi: Bergamo ha in previsione una spesa di 78 milioni di euro in conto capitale ma per il patto potrà spenderne solo 50, mentre Milano ne deve spendere 209 ma può mettere mano al portafogli solo per 82. Sondrio poi ha una previsione di spesa di 62 milioni ma dovrebbe spenderne 1 solo in virtù della sanzione, così come Lodi sarà costretta a spenderne 6 contro i 20 previsti. «La Provincia di Monza e Brianza è l’unica che al momento non vive questo problema ma se rimangono questi vincoli nel 2012 faremo fatica anche noi a pagare i fornitori - conclude Allevi -. È arrivato il momento di alzare il tono della voce».

I dodici hanno dato mandato a Dario Galli, presidente della Provincia di Varese e vicepresidente dell’Unione nazionale di portare il caso sui tavoli del Governo. «I nostri conti correnti sono pieni di euro ma non possiamo pagare i fornitori», dice Galli, che fa il suo esempio: «Noi viviamo con solo l’1% del gettito fiscale, che per i nostri concittadini ammonta a 130 milioni in tutto». E Carioni alza il tiro: federalismo fiscale ma anche regole uguali per tutti gli enti pubblici nel numero dei dipendenti, da stabilire in proporzione agli abitanti. La polemica non si abbassa. «A Turate, Comune di cui sono sindaco, abbiamo 28 dipendenti con 10mila abitanti, mentre un Comune della Sicilia dove vado al mare ha 120 dipendenti con 4.500 abitanti».

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