
Monza, depuratore a regime ridotto: oggi riunione dei tecnici
da Il Giorno
articolo di MARCO GALVANI
— MONZA —
LE ANALISI dell’Arpa sulla falda ormai sono soltanto uno scrupolo in più. Non c’è, come non si è mai verificato, alcun inquinamento dall’onda di idrocarburi. E da una decina di giorni non c’è più alcuna traccia di gasolio od oli di riscaldamento all’uscita del depuratore, all’altezza di San Maurizio al Lambro. Nonostante l’impianto di San Rocco continui ancora a funzionare a regime ridotto per consentire la completa bonifica delle vasche e delle linee di trattamento dei liquami. Attualmente il depuratore gestito da Brianzacque è attivo soltanto nella linea primaria. Una scelta adottata il giorno stesso della scoperta dell’inquinamento del Lambro proprio per salvare la linea biologica, pesantemente danneggiata dalla prima ondata di idrocarburi.
Da una settimana è stata comunque avviata la procedura di ripopolamento della linea biologica con l’immissione nell’impianto di colonie di batteri «vergini» in grado di mangiare gli inquinanti che affluiscono al depuratore. Nei giorni immediatamente successivi al disastro ambientale quella linea era stata danneggiata per il 75 per cento. Oggi sta lentamente tornando alla normalità ma la dirigenza di Brianzacque ha deciso di continuare a baipassarla finché non sia tornata attiva al 100 per cento. Un procedimento che dovrebbe completarsi fra una decina di giorni, contemporaneamente alla conclusione dei lavori di ripulitura e bonifica del resto dell’impianto.
A QUEL PUNTO il depuratore di San Rocco potrà tornare a trattare volumi di liquami che arrivano a 200mila metri cubi al giorno (in questo momento la portata è stata ridotta a circa 150mila metri cubi). In ogni caso si tratta di operazioni costose che vanno ad aggiungersi al lavoro straordinario di tutto il personale dell’impianto nei giorni dell’emergenza e che, per il momento, sono stati quantificati in oltre 2 milioni e mezzo di euro. Ora resta da monetizzare il danno subito dalla Provincia. Tanto che, pur avendo chiuso nei giorni scorsi l’unità di crisi, l’assessore provinciale all’Ambiente, Fabrizio Sala, periodicamente si riunisce con i tecnici di Brianzacque. Questa mattina sarà al depuratore per verificare lo stato di salute di tutto l’impianto. Sul fronte, invece, del controllo nelle zone colpite dall’inquinamento, si sono mobilitate anche le quattro associazioni venatorie (Associazione nazionale libera caccia, Federazione italiana della caccia, Associazione italiana della caccia Italcaccia-Italpesca, associazione Enalcaccia) che saranno coordinate dalla protezione civile brianzola per la tutela della selvaggina e degli animali.
A loro saranno affiancati anche i volontari della Lipu e dell’associazione ambientalista Ekoclub. Questo dimostra che «non esiste contrapposizione tra mondo venatorio e mondo ambientalista in questi momenti - sottolinea Andrea Monti, assessore provinciale a Caccia e pesca -. E’ invece necessario poter contare su un efficiente gioco di squadra per coordinare al meglio gli interventi di tutela e preservazione della fauna selvatica, anche nelle zone limitrofe rispetto al corso del Lambro».

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