
Lambro, Legambiente: «È un disastro con troppe colpe»
da Il Giorno
articolo di MARCO GALVANI
Bilancio del viaggio dal Po a Villasanta: «Prefetture inadeguate, gestione scoordinata»
— MONZA —
L’ULTIMA PAGINA del loro «diario di bordo» l’hanno voluta scrivere da qui. Dalla Brianza. Alla «fonte» dell’emergenza, all’ex raffineria di Villasanta. «Colpevole di un disastro ambientale senza precedenti per l’ecosistema del fiume Lambro che ne pagherà a lungo le conseguenze». Barbara Megetto e Marzio Marzorati di Legambiente hanno chiuso il viaggio dal delta del Po lungo il letto del Lambro. Sette giorni di colloqui, perlustrazioni, riprese video per testimoniare gli effetti collaterali dell’ondata di idrocarburi fuoriusciti dalla Lombarda Petroli e per capire come poter intervenire nel dopo-emergenza. È vero, il peggio è andato tutto a valle di Monza ma per evitare danni ancor maggiori «è stato fondamentale il lavoro svolto dal depuratore nelle prime 24 ore dal disastro», riconosce Marzio Marzorati. È appena uscito da un incontro con l’assessore provinciale all’Ambiente. Hanno voluto sapere, nei limiti del possibile, per filo e per segno ogni dettaglio dell’emergenza e del post. «Bisogna ammettere - continua Megetto - che Monza e la Brianza pur essendo una Provincia giovane hanno saputo reagire con una capacità assolutamente positiva». Ma, al di là delle lodi, quello che più preme agli ambientalisti, è che vengano decise «azioni concrete e non le solite promesse elettorali». Perché certo, «qui al depuratore tutto ha funzionato come doveva, il vero problema è un altro», critica Marzorati. Secondo lui sta tutto in un problema di competenze: «Adesso più che mai il Governo si deve fare promotore del completamento del passaggio di competenze alle Regione sulle questioni ambientali e, soprattutto, sulla gestione dei rischi industriali». Oltretutto, «quest’ultima emergenza ha messo ancora una volta in evidenza quanto le Prefetture siano inadeguate ad affrontare simili situazioni che hanno dimostrato una gestione lenta, scoordinata e pressapochista», va giù pesante Marzorati.
E AGGIUNGE: «Non hanno le competenze e i mezzi tecnici adeguati. L’onda di idrocarburi sversata nel Lambro non è stata bloccata e aspirata subito. Si è dovuto attendere l’arrivo della protezione civile nazionale, quando le singole Prefetture avrebbero potuto agire in maniera più tempestiva». I rappresentanti di Legambiente puntano il dito anche contro i sistemi di sicurezza delle aziende pericolose: «Al giorno d’oggi ogni cosa ha dei sensori che segnalano qualunque tipo di anomalia o informazione e invece un’azienda come la Lombarda Petroli non aveva nulla - sottolinea Marzorati -. E non possiamo pretendere di spostare il problema sul depuratore di San Rocco. Certo, va bene dotare l’impianto di sensori ma è impensabile - oltre che impossibile - che possa riconoscere tutti i tipi di inquinanti in circolazione. Occorre andare alla fonte del rischio. È lì che bisogna imporsi e trovare misure di sicurezza adeguate. Perché la rottura di un rubinetto o qualsiasi altro incidente ai serbatoi sarebbe potuto capitare indipendentemente da un’azione di sabotaggio».
L'assessore provinciale:«Va fatta la conta dei danni: pronti a costituirci parte civile»
— MONZA —
LA RIGA AL BILANCIO dei danni la tirerà soltanto poco prima di entrare in Giunta, oggi.
Una cifra importante ma comunque «inferiore rispetto a quella (oltre 2 milioni e mezzo di euro, ndr) quantificata per il depuratore», chiarisce subito l’assessore provinciale all’Ambiente Fabrizio Sala. Adesso che l’emergenza è passata e che le operazioni di ripulitura e bonifica del depuratore sono avviate verso la conclusione, resta da chiudere i conti. Anche perché «noi siamo pronti a costituirci parte civile» nel procedimento penale per il sabotaggio ai serbatoi della Lombarda Petroli.
Ed è pure sulla questione dell’ex raffineria di Villasanta che la Provincia di Monza e Brianza deve capire come muoversi sul fronte della bonifica: «Se rientra nelle bonifiche nazionali è un conto, ma se va in procedura ordinaria allora spetta alla Provincia di Monza e al Comune di Villasanta».
Di questo, però, è ancora presto parlare. L’area è sottoposta a sequestro e finché la magistratura non toglie i sigilli, tutto è fermo.
Un altro problema. All’interno dei serbatoi c’è ancora materiale, e per questo «abbiamo comunque scritto alla Lombarda Petroli invitando a smaltire il primo possibile tutto il prodotto rimasto». Resta comunque il fatto che «non è assolutamente possibile - critica l’assessore Sala - che nel 2010 non esista, per aziende che trattano materiali pericolosi, un sistema automatico di allarme.
Gli impianti antintrusione installati nelle case ti chiamano sul telefonino appena scattano, e invece alla Lombarda Petroli non c’era nessun accorgimento di questo tipo. Siamo davanti a un vuoto normativo che andrebbe colmato».
«Dello sversamento di idrocarburi se ne sono accorti al depuratore - ricostruisce Sala -, quando alla vasca di ingresso è arrivata la prima ondata. Certo, siamo davanti a un atto doloso e quindi imprevedibile, ma nell’ambito dei lavori di riqualificazione dell’intero impianto abbiamo già previsto l’installazione, proprio all’ingresso, di un sistema di sensori in grado di far scattare l’allarme nel caso in cui arrivino inquinanti pericolosi».
Impossibile prevedere eventi di questo tipo, ma almeno si limiterebbero i danni. A cominciare da quelli subiti dal depuratore, all’interno del quale è stata trattenuta la miscela di acqua e idrocarburi che arrivava dalle fogne.
«ORMAI è stata completata la rimozione dell’emulsione - spiega Enrico Mariani, responsabile del settore depurazione di Brianzacque -. Le vasche di entrata sono state pulite, resta da ultimare il lavoro nel reparto di ossidazione dove è ancora presente un sottile film superficiale di inquinante.
Per quanto riguarda, invece, la linea di depurazione biologica, attualmente è stata rigenerata per circa il 50 per cento e presto potremo riattivarla, tornando ad aggiungerla alla linea di depurazione primaria che non è mai stata interrotta».
Tant’è che all’uscita del depuratore, a San Maurizio, nel Lambro «non è presente alcuna traccia di idrocarburi».

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