Pedemontana, “Cesano per noi” ricorre al Tar col sostegno di comitati locali e di residenti

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Articolo pubblicato sul settimanale informaZona del 6 marzo 2010

Cesano. “Cesano per noi”, appoggiata da comitati locali e privati cittadini, promuove un ricorso al Tar del Lazio contro il progetto dell’autostrada Pedemontana approvato il mese scorso, in via definitiva, dal Cipe, il comitato interministeriale che regola le grandi opere pubbliche.

Il 10 marzo, nella nuova sede dell’associazione, presso il centro “ex Binario 3” di via Solferino 1, all’angolo con corso Libertà, verrà presentato il documento e sarà data ai presenti la possibilità di firmarlo. La mossa è stata annunciata in occasione di un incontro tenutosi il 24 febbraio presso la Camera di Commercio di corso Europa. Sono intervenuti comitati di Cesano, Bovisio e Seveso; la volontà è di coinvolgere anche Barlassina, Meda e Lentate. Ovvero tutti i Comuni attraversati dalla cosiddetta “tratta B2” della Pedemontana.Non è all’autostrada nel suo complesso, va precisato, che “Cesano per noi” e i suoi sostenitori si oppongono (per quanto permangano dubbi sulla reale utilità dell’opera), ma alla modalità di attraversamento del nostro territorio prevista dal progetto appena ufficializzato; e inoltre alle procedure che hanno portato alla sua approvazione, giudicate, dai ricorrenti, manchevoli di alcuni passaggi fondamentali. Frutto di un compromesso politico al ribasso, sostiene “Cesano per noi”, la nuova arteria è destinata a insediarsi sul tracciato dell’attuale superstrada Milano-Lentate (alias Milano-Meda), con una serie di conseguenze negative:

1) il passaggio a cielo aperto, anziché in galleria sotterranea com’era stato previsto in un primo tempo, di decine di migliaia di veicoli al giorno in un’area densamente edificata, con un’eccessiva vicinanza alle abitazioni laddove (ad esempio nel quartiere Molinello) queste sorgono già vicine alla struttura attuale, che sarà ampliata non di poco;

2) la perdita di un asse fondamentale per le comunicazioni locali qual è la superstrada: infatti, la Pedemontana non avrà tutti gli accessi attualmente garantiti dalla Milano-Lentate e quindi non potrà svolgerne la funzione se non in piccola parte, anche perché non è chiaro se sarà garantita ai residenti l’esenzione dal pedaggio inizialmente promessa;

3) un peggioramento pressoché certo, e non lieve, dei flussi di traffico nella zona: le migliaia di auto che, per il motivo di cui sopra, non potranno utilizzare la nuova autostrada, dovranno riversarsi sulle strade locali per gli spostamenti nord-sud;

4) l’ingombrante presenza (sia dal punto di vista ambientale, sia viabilistico), per anni, di un cantiere di enormi dimensioni;

5) anomalie nel percorso: la tratta B2 rappresenta, all’interno di una Pedemontana che scorre sull’asse est-ovest (da Bergamo a Varese), una bizzarra “parentesi” in direzione nord-sud; lo svincolo previsto tra Bovisio e Cesano si configura come una gigantesca curva che svolta verso est per il tratto successivo dell’autostrada e contemporaneamente riceve a sud l’innesto del tronco residuo della superstrada: consumo di territorio ai massimi termini e forti dubbi sulla scorrevolezza del traffico in quel settore.Su tutto questo, e non solo, “Cesano per noi” ha già promosso (fin dall’autunno 2008, quando la Pedemontana diventò uno dei temi più caldi del quadro politico lombardo) numerose attività d’informazione alla cittadinanza, proposte e solleciti alle autorità. È stata anche realizzata, l’anno scorso, una raccolta di oltre 4000 firme di residenti cesanesi.

Le risposte ottenute dalla politica sono state ritenute, però, nulle o insoddisfacenti (soprattutto alla richiesta di considerare un tracciato alternativo, detto “B2 veloce”, che avrebbe evitato il passaggio dell’autostrada nel cuore di Cesano), sicché i fautori del ricorso al Tar, che si avvarrà dell’avvocato milanese Veronica Dini, ritengono che oggi sia questa l’unica via rimasta per opporsi a quello che considerano un potenziale grave danno per il territorio e per la cittadinanza.Se non è possibile ottenere un blocco, si può almeno denunciare le pecche del progetto e stimolare una pausa di riflessione, nel momento in cui anche le autorità sembrano prendere coscienza del fatto che la scadenza dell’Expo 2015, addotta per affrettare l’inizio dei cantieri, comporta il rischio di un “doppio autogol”: lavori non finiti in tempo e opera malfatta, quando invece una grande struttura destinata a contrassegnare in permanenza il nostro territorio andrebbe ponderata con la massima calma, nell’interesse dei cittadini e non di un evento fieristico.

Manuel Beck

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