Seregno - Urbanistica, bugie sociali e i "veri bisogni della gente"

ImageUna parte notevole delle idee correnti in un certo ambiente, mettiamo nella Seregno d'oggi, è costituito da pregiudizi, cioè da bugie travestite. Il travestimento è indispensabile, poiché la loro efficacia sta proprio nel grado di verosimiglianza che presentano: una bugia troppo scoperta non serve a nulla, non si chiama neppure bugia ma favola: ma se invece sembra vera, allora qualcosa, circola, e quando trova il terreno adatto mette anche le radici. Per sradicarla poi ci vuole spesso più fatica che a dire la verità.
Va da sé che la bugia sociale è nata per uno scopo, e che, pur essendo falsa, ha sempre un significato vero, nasconde cioè un'intenzione: è chiaro che a qualcuno fa comodo che la bugia circoli, e che qualcuno perciò l'ha inventata. La bugia si sradica proprio mettendo in chiaro di essa fine, origine e significato
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Nella intervista rilasciata a Seregno Tv da Attilio Gavazzi abbiamo la versione brutale della bugia espressa dall'assessore in questi termini: “ Dire che che tutto si muove attorno all'urbanistica è un falso clamoroso. E guarda caso chi lo dice? Chi opera nell'urbanistica”.

Una versione che circola meno sfacciata, ma più insinuante è questa: “In fondo i veri bisogni della gente sono altri: il lavoro, la scuola, l'assistenza agli anziani, etc. E questa guerra tra bande sull'urbanistica e sulle aree dismesse riguarda una minoranza”.

Indubbiamente noi ci troviamo di fronte ad una guerra tra bande, definirla altrimenti risulta molto difficile ed è indubbio che la questione riguarda una minoranza di operatori: costruttori, consulenti, tecnici, professionisti e naturalmente i proprietari dei terreni e delle aree. Questo, però, avviene non per una caratteristica intrinseca della materia urbanistica, ma perché di fatto, privatizzata e sottratta all'interesse generale, l'urbanistica è stata requisita dagli operatori attraverso i loro rappresentanti politici che siedono in consiglio comunale o negli assessorati.

Tralasciamo pure il fatto che l'attuale presidente del consiglio ha costruito la sua incredibile fortuna grazie all'edilizia, tralasciamo i rapporti tra l'Udc e il costruttore romano Caltagirone, tralasciamo la storia di Salvatore Ligresti che attraverso l'edilizia è arrivato a sedere nel consiglio di amministrazione di Mediobanca e del Corriere della Sera, tralasciamo la folgorante ascesa e la rovinosa caduta degli immobiliaristi Ricucci, Statuto, Coppola, dai giornali definiti i “furbetti del quartierino”, tralasciamo il fallimento dell'impero Zunino e la bonifica sospetta al quartiere Santa Giulia che ha visto coinvolti politici molto vicini al Gavazzi, tralasciamo i rapporti tra Caltagirone e il Penati, sindaco di Sesto San Giovanni, e tra Gavio e il Penati, presidente della Provincia di Milano, tralasciamo pure tutte queste cose.

Ma se la crisi economica internazionale è iniziata dal fallimento di banche che concedevano mutui immobiliari, si può in onestà pensare che la questione urbanistica non sia la questione, come cerca di far intendere l'assessore Attilio Gavazzi?

Che direbbe allora l'esponente del Pdl Gavazzi del fatto che l'unica misura degna di nota del governo Berlusconi, per rilanciare l'economia, è stato il Piano Casa?

Si potrà giustamente mettere in dubbio la bontà del progetto che sembra ripercorrere la solita vecchia strada, ma già prima della crisi internazionale di questi ultimi anni è stata l'edilizia, a fronte di una produzione industriale che crollava, a salvare il Pil italiano dal segno negativo (vedi tabella).

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Fonte: Arnaldo Sciamarelli su Eguaglianza&Libertà 17 Novembre 2006.

Nella puntata di Report del 31/05/2009 Roberto Camagni del Politecnico di Milano così spiegava il business dell'edilizia:
“Da una parte il costruttore può costruire, vende sul mercato e ottiene, diciamo, un ricavo pari a cento. Cede dieci alla collettività sotto forma di oneri, impegni di tipo negoziale, rimane con un 90, che va a pagare che cosa? Va a pagare naturalmente la costruzione, e qui siamo
attorno al 35%, e il resto è, diciamo, rendita fondiaria. Questa dimensione si aggira sul 50%
del valore trasformato, di questo 100 che viene portato sul mercato. Che è un tasso di profitto
lordo rilevantissimo che nessun altro settore produttivo riesce effettivamente a raggiungere”
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“Un tasso di profitto che nessun altro settore produttivo riesce a raggiungere”: queste parole risultano importanti per spiegare parte delle ragioni che hanno prodotto il processo di deindustrializzazione nei nostri territori.

Tornando a Seregno, diventa allora chiaro perché - l'ultimo operaio non era ancora uscito dalla Carburatori Dell'Orto - già si faceva un piano per costruire sull'area dello stabilimento e perché, quando i venti di crisi hanno colpito la Effebiquattro, qualcuno, a torto o a ragione, ha parlato della possibilità di una speculazione immobiliare.

Ora guardiamo al proliferare degli ipermercati con annesso centro commerciale , nuove fabbriche del terziario.
Ebbene, diversi studi dimostrano come il vero affare non stia nell'area di vendita dell'ipermercato, ma negli affitti, di solito molto alti, dei negozi del centro commerciale.
Ancora una volta a vincere è quindi la rendita fondiaria. Così come avviene, d'altronde, nei centri cittadini trasformati in centri commerciali en plein air.
E' dunque un falso clamoroso dire che tutto si muove attorno all'edilizia?

Fino ad ora abbiamo guardato alla questione urbanistica solo dal punto di vista economico e della creazione dei profitti che, in una società capitalista, non è poca cosa: ma è tutto qui?
No, perché avere una casa, un tetto sopra la testa, è uno dei diritti essenziali degli esseri umani.
Urbanistica significa anche salute, vivere in un ambiente salubre o inquinato è una differenza sostanziale.
Visto che le nostre esistenze metropolitane si svolgono in un ambiente completamente artificiale, antropizzato, dunque, parlare di urbanistica equivale a parlare della vita a tutto tondo.
Insomma una materia troppo importante per lasciarla in mano ai tecnici, agli specialisti, agli operatori del settore e ai lobbisti - chiamarli politici è fargli troppo onore - che ne curano gli interessi.
La disgustosa guerra tra bande attorno al Pgt prima o poi finirà o perché si metteranno d'accordo, prima o dopo le elezioni, interpretando il ” Pgt dinamico che si modifica giorno per giorno”, o perché la crisi economica prenderà a picconate questa borghesia parassitaria che si nutre di speculazione.
La domanda “di chi è l'urbanistica? ” resterà. Tuttavia dare una risposta che sia diversa da quella disgustosa degli ultimi anni è un'utopia che attende ancora una forza sociale e politica in grado di realizzarla.

* parte tratta da Luciano Bianciardi – Bugie sociali -1952

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Seregno e non solo

Direi che l'articolo rappresenta molto bene la situazione di Seregno ma anche quella di qualsiasi altro comune della Brianza. Le aree dismesse a Seregno non hanno l'estensione di quelle di Milano o Sesto San Giovanni o Desio ma sono numerose e di grande valore perché ben servite. Si parla, per intenderci, di operazioni immobiliari dal valore sul mercato di almeno 1000 miliardi di vecchie lire. Basterebbe un 10% di guadagno, non dico il 50% di Camagni, per giustificare la guerra per bande che si è aperta.

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