
Trezzo, carpentiere di 29 anni muore sul colpo schiacciato da una putrella
da Il Giorno
articolo di BARBARA CALDEROLA e ANTONIO CACCAMO
Trezzo, la trave d’acciaio di 4 metri gli è piombata addosso e non gli ha lasciato scampo
— TREZZO SULL’ADDA —
HA ACCESO la sua saldatrice alle 8, e dopo due minuti è morto, schiacciato dalla putrella su cui avrebbe dovuto lavorare ieri. Una trave di acciaio di quattro metri, sospesa da terra per altri due. La vittima, Marco Barzaghi, 29 anni, carpentiere, trezzese doc, viveva con i genitori in via Novella. Non ha avuto neppure il tempo di gridare e la barra di ferro che sosteneva un tubo di metallo gli è piombata addosso. Un colpo tremendo all’addome, dall’esito ovvio: gli ha sfondato la cassa toracica. L’incidente è avvenuto in una ditta siderurgica, la Pbm, di via Libero Grassi 27, azienda storica del territorio con 30 dipendenti. Inutili i soccorsi: quando l’automedica è arrivata sul posto il giovane operaio era già morto. Il pesante ferro non gli ha lasciato scampo. Marco deve avere alzato gli occhi al cielo quando la trave si è staccata dal gancio, forse non si è reso conto che era finita. La fabbrica aveva appena aperto. Operai e tecnici erano già sulle loro macchine. Barzaghi stava lavorando insieme ai colleghi alla costruzione di un enorme generatore elettrico, grande quanto un container. Un’importante commessa, sia dal punto di vista economico che della complessità realizzativa.
LA PUTRELLA ASSASSINA sorreggeva un tubo: un componente della centrale che doveva essere saldato e congiunto al sistema di tubature. Improvvisamente però la barra di ferro ha ceduto. Il tubo è finito a terra senza colpire nessuno, mentre la putrella è finita addosso al giovane carpentiere che si trovava sotto. L’urlo dei colleghi non è servito a risparmiarlo. Sull’episodio, che riapre drammaticamente il problema della sicurezza sul lavoro, una piaga mai sanata, indagano i carabinieri della compagnia di Vimercate insieme al comando della polizia locale di Trezzo. Sul posto, per i rilievi e per verificare il rispetto della normativa, gli ispettori dell’Azienda sanitaria di Melegnano.
A LORO IL COMPITO di capire come la putrella sia potuta cadere a terra. Dunque, se era stata fissata seguendo tutte le regole, e se era sufficientemente resistente per sorreggere il grosso tubo. Carabinieri, polizia locale e Asl consegneranno al magistrato competente la relazione che ricostruisce quanto è accaduto e sulla base della quale saranno accertate eventuali responsabilità. Il titolare descrive Marco come un lavoratore irreprensibile, il carpentiere era alla Pbm da 13 anni. In fabbrica, subito dopo l’incidente, sono arrivati i genitori del giovane, Rosa e Mario Barzaghi, con i quali la vittima viveva da sempre. Straziati dal dolore alla vista del figlio morto. Scene già viste. Una tragedia che purtroppo si ripete con impressionante periodicità e su cui ieri pomeriggio sono arrivate le prime certezze: sotto a quella putrella che pesa più di due tonnellate, Marco non ci doveva essere, fanno sapere fonti investigative. Nessun provvedimento per ora è stato preso nei confronti del datore di lavoro. Sotto sequestro l’impianto, nel pomeriggio sui capannoni di via Grassi è scesa una calma apparente. I sindacati sono rabbiosi: «Per una vita spezzata nel fiore degli anni. Per una vita spezzata in quel modo. Per l’ennesimo lutto che forse si poteva evitare», dice amareggiato Gigi Redaelli, segretario Fim Cisl Brianza.

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