Trezzo, «No al forno più grande. Esistono alternative»

da Il Giorno
articolo di
MONICA AUTUNNO

Danilo Villa, insieme a colleghi e cittadini, ha protestato contro il raddoppio dell’inceneritore

— TREZZO SULL’ADDA —
IL NO AL RADDOPPIO del termovalorizzatore «occupa» il Consiglio provinciale. Sindaci e cittadini in aula con magliette e striscioni, ma senza risse. Nessun ostacolo da parte di Giunta e consiglieri di Palazzo Isimbardi ad accogliere la protesta del territorio dell’Adda su cui pende la minaccia del raddoppio dell’impianto della Falck, nessun ostacolo, semmai qualche schermaglia di procedura, a sospendere la seduta e a organizzare sui due piedi, fuori aula, alla presenza del presidente del consiglio Bruno Dapei (assente per indisposizione il presidente Podestà), dei capigruppo e di altri consiglieri, un’audizione informale di sindaci e cittadini. Condotta politicamente corretta a parte, la folta delegazione del trezzese (una quindicina di sindaci e delegati, una settantina fra cittadini e associazioni ambientaliste, in primis Wwf e Legambiente) è tornata a casa con il suo carico d’inquietudine ma con un paio di scadenze fissate. La metà di giugno, data entro la quale la Provincia si è impegnata a rispondere sul tavolo istituzionale sul tema inceneritore chiesto da 27 Comuni, e una data «x» in cui calendarizzare, dopo formale (stavolta) richiesta, un’audizione davanti alla Commissione ambiente presieduta da Marco Paoletti, assessore, fra l’altro, al comune di Cassano d’Adda.

IL LUNGO POMERIGGIO è iniziato all’ora di pranzo. Davanti a Palazzo Isimbardi il primo ritrovo fra i manifestanti e i sindaci, (quasi) tutti in fascia tricolore: fra gli altri Vittorio Mapelli di Grezzago, Danilo Villa di Trezzo, Giancarlo Quadri di Pozzo, Roberto Orlandi di Vaprio, Danilo Quadri di Busnago, Adelio Limonta di Trezzano, Vincenzo Rocco di Masate, poi rappresentanti di Inzago, Basiano, Roncello e molti altri. A «irruzione avvenuta» l’immediato invito a dare la parola ai cittadini («dobbiamo affrontare - ha detto il consigliere Massimo Gatti - questo sciagurato progetto»). Sono stati i sindaci Mapelli e Villa a relazionare in audizione: «Non diciamo che non vogliamo un termovalorizzatore, perché lo abbiamo già. Chiediamo di non penalizzare ancora un territorio e valutare le alternative: una fra tutte, l’esempio del pionieristico centro di Vedelago in Veneto, che porta il riciclo al 98% e ne abbatte i costi». Le ultime parole del presidente Dapei all’insegna della prudenza: «Ci muoviamo e ci attiveremo per un confronto con la Regione, ma non vogliamo illudere i cittadini sull’esito di questa battaglia». In aula da registrare lo scambio ad alta voce fra il presidente del consiglio Dapei e l’ex presidente Filippo Penati, chiamato in causa per il piano provinciale vigente che avrebbe «spianato la strada» al progetto trezzese: «Il piano non cita Trezzo - ha tuonato il secondo - mai quel sito è stato indicato da noi: a riprova di ciò, oggi ho presentato in Regione due mozioni, che a questa ipotesi dicono no».
I cittadini sono decisi a elevare i livelli d’attenzione: «Non abbiamo mai detto un no a priori - dice Paolo Stabellini, referente del comitato cittadino grezzaghese Cielo Pulito -. Ci siamo documentati, abbiamo raccolto dati e chiediamo solo che vengano valutate le alternative».

IN AUDIZIONE anche gli appelli dei sindaci di Vaprio, Busnago, Masate: «La Provincia può fare molto - le parole del primocittadino di Busnago Quadri -: ha titolo di intervenire su questioni che le competono, come quella della salute».

All’esame l’impatto ambientale del termovalorizzatore
LA POLITICA si attivi, ma in fretta: «Il tempo stringe». Potrebbe essere riconvocata a giorni, infatti, la conferenza di servizi regionale chiamata a esaminare il progetto di Prima srl e sospesa da qualche mese per un «ritocco» al progetto stesso, non rispettoso di alcuni requisiti tecnici. Il prossimo passo sarà l’esame ai tavoli tecnici della Valutazione d’Impatto ambientale, cui i Comuni opporranno un «contro studio» elaborato da un professionista di fiducia. Tempi della decisione, dai cinque agli otto mesi: «Prendiamo atto dell’apertura odierna della Provincia - hanno ribadito i sindaci - ma ora seguano i fatti».

Feeds sezioni

Site Map