Il muro di gomma: consiglio comunale a Limbiate sulle infiltrazioni della 'ndrangheta

Consiglio comunale giovedì a Limbiate.
Ultimo argomento della serata, l'inchiesta del giudice Gennari che ha portato all'arresto di 15 componenti del clan Valle operante a Clisliano, in provincia di Milano, legato al potente clan dei De Stefano di Reggio Calabria, e la cui principale attività era l'usura. Stando agli inquirenti, i proventi delle loro attività illecite venivano riciclati nel settore immobiliare, in particolare i Valle si erano mossi con dei grossi investimenti sul comune di Limbiate.

Giovedì, il sindaco Antonio Romeo ha introdotto la discussione e per farlo si “avvolto” idealmente nel gonfalone del comune. Infatti il suo intervento è stato tutto un allontanare sospetti, un proclamare l'estraneità di Limbiate, un ergersi a difesa del buon nome della città.
“Il nostro territorio – così ha detto il sindaco – non ha nulla a che spartire con queste cose. Non essendo a conoscenza, formalmente, di alcun indagine su qualche proprietà, voglio tranquillizzare: il consiglio comunale, i dipendenti del comune, la cittadinanza. Non c'è nessun elemento che possa far pensare che sul nostro territorio ci sia questa diffusione. Non è che non ci sia, la malavita c'è, c'è a Limbiate come in tutta Italia”.
Di seguito un accorato appello ai giornalisti, “un fare attenzione”: “Chiediamo ai giornalisti di contenersi anche perché, ho chiesto, e dove nasce il problema (n.d.r. a Cisliano) non mi sembra che ci sia tutta questa pubblicità. E attenzione ai titoli perché fatti banalissimi sono stati amplificati dai giornali nel passato e, a distanza di trent'anni, vengono ancora ricordati”.

L'appello ai giornalisti si spiega, anche per un articolo apparso su il Giorno dal titolo eloquente : “Limbiate - Affari e mattone all'ombra della 'ndrangheta”.

Per contro il sindaco Romeo, per tutta la serata, è riuscito nella non facile impresa di fare tutti i suoi interventi senza pronunciare la parola 'ndrangheta e così è stato tutto un scivolare fra: “la questione”, "il problema”, “quanto successo in altri luoghi”, "questi fenomeni”, al massimo gli è scappato un prudentissimo “malavita”. Addirittura è arrivato al punto, sempre per prudenza, di sconsigliare ad un consigliere di opposizione, il Rubens, di fare il nome degli imputati in aula, mentre questi cercava di fare una ricostruzione della vicenda, carte del magistrato alla mano.

Romeo come dicevamo ha fatto i sui interventi avvolgendosi idealmente nel gonfalone di Limbiate, il fatto è che che con questo non è riuscito a ricoprirsi completamente e quello che è rimasto scoperto e bene in vista non è poca cosa.

Il fatto, ad esempio, che su tre Piani Integrati d'Intervento (P.I.I.) approvati dalle sua giunta ben due sono finiti in mano, o hanno visto un forte interessamento della 'ndrangheta, tramite l'architetto Adolfo Mandelli (n.d.r. il nome che non era opportuno fare in consiglio comunale) , in questo momento in stato d'arresto, che stante alle carte dell'inchiesta si sarebbe occupato non solo del P.I.I. di via Corelli (Vilaggio del Sole) tramite la sua società la Edilia spa, ma si sarebbe interessato anche al P.I.I. di via Sabotino.

Sul P.I.I di via Corelli il Mandelli avrebbe fatto entrare nell'affare anche un azienda direttamente collegabile al clan Valle, per l'esattezza la Se.Rico srl di Antonio Spagnuolo (marito di Angela Valle), anch'egli in stato d'arresto. Invece su via Sabotino i rapporti del Mandelli sono con Nucera Andrea (che ha precedenti di poliza per fatturazioni per operazioni inesistenti, gestioni di rifiuti non auotrizzata, abusivismo edilizio in violazione del D.L. 378/2001, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche ex art. 640 bis c.p., indebita percezioni di erogazioni a danno dello stato ex art 316 ter.) quest'ultimo è proprietario unico dell'area su cui dovrebbe sorgere il P.I.I. di via Monte Sabotino.

L'architetto Adolfo Mandelli, con il quale il comune di Limbiate ha avuto rapporti fino al giorno del suo arresto, è definito nell'ordinanza di custodia cautelare non solo come un prestanome del clan Valle ma:
“Mandelli Adolfo è l’imprenditore senza scrupoli che decide di fare affari in compagnia dei Valle, avantaggiandosi dell’appartenenza al sodalizio. Egli contribuisce al rafforzamento economico della organizzazione rendendosi intestatario fittizio, attraverso la Lario Servizi srl, di quote della Seguro srl, proponendo iniziative immobiliari ai Valle, coogestendo con i Valle la Anamel Immobiliare srl (nella quale, di nuovo, i suoi soci sono presenti solo per interposta persona). E’ sempre Mandelli, perfettamente a conoscenza dell’attività usuraria dei Valle, ad indirizzare Bettinelli dal suo amico Fortunato Valle, per fargli ottenere un prestito. Mandelli ha un rapporto continuativo ed articolato non solo con Fortunato, ma anche con Cusenza, con Spagnuolo, con Tino o con collaboratori come Bettinelli. Egli è consapevolmente organico alle attività dell’associazione sul versante economico/imprenditoriale”.
L'associazione di cui sta parlando il giudice è, tanto per chiarirci, esplicitamente un'associazione mafiosa.

Contro il P.I.I. di via Monte Sabotino si è anche costituito un comitato, + Limbiate - cemento , che negli anni ha fatto una dura battaglia per fermare l'insediamento facendo anche un riscorso al TAR e vincendolo.

Lo sa anche il giudice delle indagini preliminari Gennari che lo sottolinea scrivendo nell'ordinanza di arresto per il clan Valle:
“A conferma del collegamento tra NUCERA Andrea ed i soggetti investigati che hanno quale area di proprio interesse immobiliare anche il comune di Limbiate, si ritiene opportuno evidenziare che la SAN INVEST s.r.l. del NUCERA era l’impresa deputata alla realizzazione di una imponente operazione immobiliare (c.d.Progetto di Intervento Integrato) che prevedeva la costruzione di svariate palazzine su un’ampia area boschiva ad uso pubblico resa edificabile nel comune di Limbiate, in via Monte Sabotino. Il progetto, già approvato dall’amministrazione locale, è stato nel gennaio 2009 bloccato dal TAR Lombardia su ricorso di alcuni cittadini, in quanto tra l’altro privo della valutazione di impatto ambientale. “.

Il comune di Limbiate si appellato al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Lombardia.

Quindi da una parte abbiamo un comitato di comuni cittadini che cercano di bloccare il piano per salvaguardare il territorio da un ulteriore cementificazione, dall'altra abbiamo il comune di Limbiate e la sua amministrazione in compagnia di personaggi per lo meno sospetti, per non dire di più. E questo è un dato di fatto inequivocabile che pesa o dovrebbe pesare come un macigno sul futuro di quell'area.

Abbiamo detto dovrebbe, perché la prima dichiarazione del sindaco Romeo fatta alla stampa e poi ripetuta giovedì sera è stata di difesa delle scelte urbanistiche della sua amministrazione.
L'opposizione in consiglio comunale, giovedì, ha presentato anche una mozione che conteneva tre punti ragionevoli e di buon senso. Così li ha spiegati Terragni estensore della mozione:

- Impegnare la giunta a sottoporre a severa verifica tutti gli atti diretti e indiretti del comune di Limbiate con il Mandelli e con le sue società al fine di interromperli, salvaguardando gli interessi del comune.
- Lasciar cadere il ricorso al Consiglio di Stato presentato dal comune di Limbiate contro la decisione del Tar su via Sabotino.
- Individuare quegli strumenti affinché si possano mettere in atto dei presidi di difesa e di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa.

Su il primo punto e sul sul P.I.I. di via Corelli , più specificatamente, Terragni ha proposto: di controllare le fidejussioni bancarie che sono state presentate (idea non banale visto che molti beni dei Valle e di Mandelli sono sotto sequestrato), accertarsi che tutte le aziende che hanno operato su via Corelli in particolare nella costruzione dello stadio avessero presentato correttamente il certificato antimafia (per chi opera nei lavori pubblici è indispensabile, la Se.Rico di Spagnuolo ce l'aveva?), controllare se nella convenzione è stato rispettato il “fine lavori” (lo stadio, ad esempio, doveva essere completato ed utilizzabile nel 2006, siamo nel 2010 e ancora non lo è così come non sono state costruite tutte le palazzine previste), accertarsi che sia stata fatta la Vas (Valutazione Ambinetale Strategica, senza la Vas , infatti, un piano integrato è nullo come ha dimostrato la sentenza del Tar su via Sabotino, visto che la legge sulla Vas è in vigore dal 2007 e visto che il piano di via Corelli non è stato completato questo potrebbe essere un elemento da valutare).

L'idea abbastanza naturale dell'opposizione è di mettere in moto la macchina comunale, affinché sempre “salvaguardando gli interessi del comune” (cioè senza mettere il comune dalla parte del torto), si trovino dei cavilli in modo da opporre una resistenza e segnalare in modo inequivocabile che Limbiate non è terra di conquista per la ndrangheta.
Insomma invertire la rotta di un paese, Limbiate, che non si era accorto che i suoi piani urbanistici erano finiti nel mirino o nell'orbita degli interessi della ndrangheta.

Ma la mozione non è passata, il sindaco si è opposto facendo ricorso a nozioni di diritto societario e sottolineando che la responsabilità è individuale, che : "Il sequestro dei beni è solo un sequestro cautelativo rispetto ad un indagine in corso e non ad altro" e difendendo la bontà della politica urbanistica della sua giunta, accusando l'opposizione di voler costringere la maggioranza a respingere la mozione in modo che i giornali l'indomani potessero scrivere: “Il sindaco di Limbiate è un mafioso”.

E qui si è sbagliato, nessuno si sarebbe sognato di scrivere una cosa del genere, anche perché si sarebbe preso una querela, pensarlo è un altra cosa “perché se è vero che a pensare male si fa peccato e anche vero che molte volte ci si azzecca”, e comunque se ti limiti a pensarlo e non a scriverlo ti eviti la querela.

Contro la mozione dell'opposizione, Antonio Romeo, ha minacciato anche una specie di “voto di fiducia” . Voto che però non c'è stato perché dai banchi della maggioranza si alzato il consigliere del Pdl (Forza Italia) Zamin che ha proposto un rinvio della mozione, beccandosi un'occhiataccia e un rimbrotto da parte del sindaco, non perché lo Zamin non fosse d'accordo con la mozione presentata dall'opposizione ma perché voleva documentarsi meglio per poterla votare con più cognizione di causa.
Alla fine si è proposto che il presidente del consiglio comunale raccolga le informazioni sulle questioni e ne informi i consiglieri.
Da ultimo il sindaco si è premurato che la questione non venga discussa in consiglio comunale ma attraverso una riunione dei capigruppo. Probabilmente sempre nell'ottica del meno se ne parla pubblicamente e meglio è, sempre ovviamente per salvaguardare il buon nome di Limbiate.

Fra un anno Antonio Romeo non sarà più sindaco, pronto a sostituirlo come probabile candidato della destra c'è l'assessore al Territorio Luca Mestrone, che grande parte ha avuto nei piani urbanistici di Limbiate e che giovedì sera è rimasto stranamente silenzioso. Se i guai di Massimo Ponzoni dovessero aggravarsi, Antonio Romeo potrebbe volare in Regione Lombardia come il primo dei non eletti.

Oggi 13/07/2010 dovrebbe essere un giorno importante per capire le dimensione della penetrazione della ndrangheta in Brianza e a Milano.
Monitorare i consigli comunali per capire come questi argomenti vengono trattati, per sottolineare le piccinerie politiche, le dimenticanze e la poca attenzione delle amministrazioni, tutte debolezze che fanno la strada troppo facile alla presa della ndrangheta sul nostro territorio, pensiamo sia un importante compito per una stampa libera e democratica a cui, con orgoglio, infonodo.org appartiene.

Ps per chi ne vuole sapere di più: L'ordinanza dell'inchiesta su il clan Valle

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