
Pedemontana: giù la maschera
Venerdì 9 luglio si è svolta a Seveso la prima assemblea cittadina indetta dai comitati di Seveso, Cesano Maderno e Bovisio Masciago che si stanno battendo contro il progetto definitivo della Pedemontana. “Che si sappia bene in giro che i comuni e le istituzioni che dovrebbero fare conoscere l’obbrobrio “pedemontana”, invece di informare i cittadini e difendere il territorio dall’inquinamento e dalla devastazione della assurda autostrada, si sono mobilitati solo per la spartizione di soldi con i quali scongiurare la bancarotta dei rispettivi bilanci comunali, ma della nostra salute, della salvaguardia del territorio e delle nostre finanze sembrano non occuparsene affatto”. Questo è l’accorata denuncia pronunciata dai comitati riuniti, stanchi della latitanza e del silenzio della politica locale, ma decisi con ogni mezzo a far prendere coscienza ai cittadini dei sei comuni interessati di ciò che li attende. I promotori dell’incontro pubblico hanno voluto con questa seconda iniziativa combattere la disinformazione dilagante, ma soprattutto hanno tentato di smuovere il clima di arrendevolezza e ineluttabilità che regna sovrano tra la popolazione. E per come stanno battagliando, bisogna riconoscere che stanno riuscendo nel loro intento.
Il pubblico, numeroso in sala, ha raccolto il loro invito a mobilitarsi e oltre ad apprezzare il lavoro fin qui svolto, contribuendo finanziariamente alle spese legali, dalle parole dei relatori ha potuto venire a conoscenza dell’ “aberrante progetto” che, se realizzato, devasterà ulteriormente il territorio.
Dalla relazione chiara e appassionata dell’architetto Patricio Enriquez, si è capito cosa ci attende: innanzitutto l’obbligo per tutti di pagare il pedaggio ad ogni ingresso sull’autostrada, gallerie artificiali costruite fuori terra che raggiungeranno un’altezza di 18 m. creando una insormontabile barriera collinare e il sovradimensionato svincolo di Desio, un assurdo monumento all’asfalto e allo spreco di suolo. Forti dell’idea di far seguire “un atto concreto per rompere i poteri forti” i comitati “Cives” di Seveso, Bovisio Masciago e “Insieme per Cesano” di Cesano Maderno, hanno imboccato la strada della giustizia amministrativa, depositando il ricorso al Tar del Lazio.
Per nulla delusi dall’incontro dello scorso 24 giugno con la Società Pedemontana che, pur avendoli invitati al tavolo di confronto, con atteggiamento arrogante ha escluso eventuali modifiche al progetto, possibili a loro dire “unicamente dal recepimento di imposizioni politiche”, i comitati continuano imperterriti la loro battaglia e presentando al pubblico i contenuti del ricorso, hanno denunciato la gravità del progetto del tratto B2 della pedemontana.
L’opera infatti, come recita il ricorso, si impone in palese violazione della normativa nazionale comunitaria in materia ambientale, in violazione dei procedimenti in materia di valutazione dell’impatto ambientale, in violazione delle finalità posti dalle legge obbiettivo (n. 443 del 2001) e in violazione della programmazione economico-finanziaria dello stato. Detto così, la cosa è grave ed è sufficiente a fermare il progetto. In parole povere significa che il progetto, approvato definitivamente nell’ottobre 2009, è privo della Vas, insiste, a rischio e pericolo della collettività, sui territori contaminati dalla fuga di diossina e va contro la legge obbiettivo del 2001.
Se il ricorso verrà accolto dal Tar, la società sarà obbligata a rifare ex novo il progetto e questa volta dovrà tenere conto delle critiche e delle osservazioni mosse dalla controparte. Ed è proprio questo l’obbiettivo a cui mirano i comitati e tutti i cittadini che li stanno sostenendo: bloccare l’attuale progetto a favore di un progetto ragionevole, tecnicamente sostenibile, che non massacri definitivamente il territorio della Brianza e che preveda il tracciato stradale in interrato e non in rilevato.
A questo obbiettivo dovrebbero mirare anche le giunte comunali dei comuni di Meda, Seveso, Barlassina, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Lentate sul Seveso, e non accordarsi solo per spartirsi le briciole del lauto bottino che l’opera della pedemontana prevede. A quale prezzo stanno svendendo dunque la loro funzione pubblica? 60 milioni in sei. Tanti per le casse dei comuni, pochi, troppo pochi, per liquidare l’inestimabile valore dei luoghi e di chi li abita.
Elena Bertani

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