
Un diluvio di cemento - Dossier di Legambiente
Mentre le cronache di queste giorni ci parlano della presenza della 'ndrangheta in Brianza, ieri Legambiente ha presentato il dossier
"Un'altra casa?" sul diluvio di cemento che in questi anni ha ricoperto l'Italia.
E' un altra mafia quella della cemento, anche se le due spesso e volentieri camminano fianco a fianco, una mafia legale che non viene neppure chiamata mafia ma che macina denaro con margini di profitti altissimi. 4 a 1 il rapporto tra prezzo di vendita e costo di costruzione per quelle oscene abitazioni, tutte ovviamente spacciate come residenze esclusive immerse nel verde con inesistenti finiture di pregio e videocitofono, che sono state vomitate in questi anni sull'Italia e sulla Brianza.
Una brianza che è diventata negli ultimi anni una specie di grande città spalmata su ettari e ettari di territorio urbanizzato. Una città marmellata come ne definisce la tipologia il dossier di Legambiente, si potrebbe usare l'analogia con un altro materiale di simile consistenza ma molto meno nobile.
Senza servizi, senza verde, senza spazi sociali, senza trasporti pubblici a volte con interi quartieri senza allacciamenti fognari degni di questo nome, che ad ogni temporale finiscono sommersi da acqua e ....
Città costruite per le automobili e vivibili solo con le automobili. Ed è logico, la mafia del cemento ti vende l'abitazione ma non ti fornisce di servizi pubblici adeguati che diminuirebbero i loro astronomici profitti. Un paio di settimane fa discutendo del progetto per il nuovo Pam con un assessore di Desio, a queste obiezioni mi sono sentito rispondere: "A me piace usare la macchina piuttosto dei mezzi pubblici, è il capitalismo, la proprietà privata e io sono per il capitalismo".
C'è allora da chiedersi seriamente, se il capitalismo non solo sia diventato incapace di produrre alcuna idea di progresso ma anche se sia diventato completamente antitetico ad ogni possibilità di progresso umano.
Di seguito alcuni estratti del dossier di Legambiente, in allegato all'articolo è scaricabile il dossier completo in formato pdf.
"Dopo 15 anni di diluvio di case, l’Italia si ritrova dentro una delle più gravi crisi del settore edilizio che si ricordino e con una condizione di rilevante disagio abitativo nelle principali città italiane, paradossale e inaccettabile, perché in quelle stesse città quasi un milione di case risultano vuote. E’ questa l’immagine che si può fotografare alla fine di uno dei periodi di più lungo boom edilizio dal dopoguerra, con 4 milioni di abitazioni costruite tra il 1995 e il 2009, per oltre 3 miliardi di metri cubi di edifici. Un contributo rilevante in termini di consumo di suolo che si può stimare oggi abbia superato in Italia i 21 mila chilometri quadrati. Ma non ci si deve perdere dentro questi numeri, quello che infatti è importante approfondire sono gli effetti che si stanno producendo nel territorio. Ossia i cambiamenti, veramente impressionanti, che questi decenni di urbanizzazione hanno prodotto. Il primo riguarda le periferie di quelle che sono le principali aree urbane italiane, dove sono andate crescendo senza un progetto metropolitano e ambientale, di trasporto pubblico e di servizi, marmellate di case e periferie irriconoscibili".
"Sono circa 4 milioni le abitazioni realizzate negli ultimi 15 anni in Italia, tra legali e illegali, nuove e ampliamenti. La curva di crescita delle costruzioni ha visto il suo picco nel 2005 e ora sta mostrando una progressiva flessione che ha già lasciato negli ultimi due anni senza lavoro almeno 200.000 persone e portato alla chiusura di 15 mila imprese edili."
Una valanga di cemento eppure:
"Ma allora come si spiega l’allarme sfratti nelle nostre città (arrivati a 62 mila nel 2009, rispetto ai 52 mila del 2008)? Da cosa dipende il disagio che vivono almeno 200 mila famiglie nelle grandi città italiane per l’impossibilità di pagare il mutuo o la rata dell’affitto? La ragione è molto semplice, a muovere questi processi non è la domanda delle famiglie ma una speculazione edilizia che nel boom di questi anni ha guadagnato enormemente."
"Per cui nelle principali aree urbane e nei Comuni limitrofi si è continuato a costruire senza soluzione di continuità migliaia di abitazioni, che con una dinamica di prezzi che prescinde totalmente dai costi di costruzione (nell’ordine di 4 a 1) hanno permesso di far guadagnare moltissimo".
"Ma la questione del disagio non riguarda solo l’accesso alla prima abitazione, ma più in generale la qualità della vita in queste nuove periferie dove chi ci vive è condannato a spostarsi in automobile, a passare ore nel traffico vista l’assenza di efficienti collegamenti ferroviari e metropolitani, e senza nemmeno alcuna speranza che la situazione vada migliorando nei prossimi anni."
"Come una fotografia aerea mostra meglio di qualsiasi ricerca è soprattutto un problema di qualità delle scelte insediative, e a destare preoccupazione alcuni territori di pianura (da quella padana a quella campana, dalla costa adriatica al Nord a quella Tirrenica al Sud) completamente stravolti dagli ultimi 20 anni di urbanizzazione ."
| Attachment | Size |
|---|---|
| Legambiente Dossier_Consumo_di_Suolo.0000001393.pdf | 1.64 MB |
| cemento portland.jpeg | 33.65 KB |

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