Ndrangheta, I.A.NO.MI, affari, politica e servizi segreti

L'acqua della 'Ndrangheta

La I.A.NO.MI è una società pubblica di proprietà della Provincia di Milano e di 41 comuni consorziati. Praticamente i comuni che stanno nei bacini idrici del Seveso da Bresso fino a Lentate, del Lura da Rho a Saronno , dell'Olona da Pero/Rho fino a Legnano (a Rho il Lura confluisce nell'Olona).
Sul sito della I.A.NO.MI si può leggere il seguente comunicato stampa:
”Inchiesta sulla malavita calabrese - A seguito delle notizie apparse in questi giorni sulla stampa, I.A.No.Mi. SpA (Infrastrutture Acque Nord Milano) dichiara la propria totale estraneità alle indagini in corso sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia, e conferma la propria fiducia nell'operato della magistratura.”

Sarà anche così, è certo che a leggere le carte dell'inchiesta non c'è da star tranquilli, e la I.A.NO.MI viene definita:
“ società a partecipazione pubblica che si presenta fortemente collusa con Mandalari”.

Il Mandalari di cui parlano gli inquirenti è Vincenzo Mandalari capo della locale di Bollate della 'ndrangheta.

Uomo chiave dei contatti tra I.A.NO.MI e Mandalari è Francesco Simeti coordinatore dell'ufficio di Piano (PUGSS) di I.A.NO.MI ed ex-consigliere a Bollate.
E' grazie a Simeti che viene assunto in I.A.NO.MI Orlando Vetrano, arrestato insieme al padre per associazione mafiosa .
Gli inquirenti mettono in fila questi fatti:
- Vetrano, architetto, è stato assunto nonostante I.A.NO.MI avesse bisogno di un geologo
- Vetrano è stato assunto grazie all’interessamento di Simeti e lavorerà alle strette dipendenze di quest’ultimo.
- L’assunzione di Vetrano è funzionale (anche) a garantire lavoro alle imprese di Mandalari e a quelle da quest’ultimo segnalate.

“Io dico che quello lì è un posto buono per te e per NOI” commenta il Mandalari l'assunzione del cugino Orlando Vetrano e da diverse intercettazioni emerge chiaramente che le imprese del Mandalari hanno lavorato per la I.A.NO.MI.

Ma non solo, il Vetrano, assunto grazie a Simeti a sua volta fa assumere in I.A.NO.MI due persone, “due amici fidati” : Grillo e Mazza.
Anch'essi si occupano di appalti e ne parlano, ad esempio il Mazza con Vetrano, elaborando strategie per cercare di far “digerire” preventivi un po' troppo gonfiati al Dirigente responsabile che firma gli appalti di Ianomi, il geometra Cucchi.
Nell'ordine di arresto si può leggere: “Vetrano e Simeti cessano di essere dipendenti della pubblica amministrazione per essere invece “amici e parenti” (n.d.r. di Mandalari) da cui ci si aspetta che rispondano alle richieste, cosa che puntualmente avviene”.

I.A.NO.MI oltre alle risorse idriche si occupa di depurazione delle acque, possiede infatti cinque depuratori uno di questi si trova a Varedo. Nel Pgt di Varedo era previsto l'interramento del depuratore nell'area ex-Snia, nell'ambito del recupero dell'area industriale. L'interramento del depuratore, ora di tipo tradizionale all'aperto e al centro delle lamentele degli abitanti della zona “per le puzze”, doveva essere uno dei progetti qualificanti del recupero dell'ex-Snia.

Il Pgt di Varedo viene approvato il 16/01/2010 ma il 01/07/2010 l'interramento del depuratore salta e la Ianomi scopre che può far a meno del depuratore di Varedo semplicemente convogliando le acque reflue verso quello di Pero.

A questa notizia l'opposizione di centrodestra è insorta, insinuando che il progetto di interramento sia stato lo zuccherino per far ingoiare la pillola del pesante intervento immobiliare sull'area Snia.

Area Snia che è di proprietà della Marconi 2000, proprietaria anche della Cascinazza di Monza.
I due progetti sono stati descritti dalla stessa Marconi 2000 in un libro che raccoglie i loro interventi immobiliari in vista dell'Expo.

Nell'aprile del 2009 esce su il Giornale l'articolo : L'ex-Snia diventerà l'oasi di Expo dove Gabriele Sabatini di Marconi 2000 spiega: «È una proposta concreta e vuole essere un contributo fattivo al fermento creativo, alla grande voglia di fare».

Neanche sei mesi prima nell'ottobre del 2008 Sabatini insieme al socio Bassani finiscono indagati per una storia di riciclaggio. L'operazione si chiama Face Off e la conduce la Guardia di Finanza, al centro dell'inchiesta sta Salvatore Izzo, “napoletano, residente a Lissone, ritenuto legato a clan cammorristici”.
Dall'articolo de il Giorno del 31/10/2008:
“Tra gli imprenditori ritenuti dalla Procura di Monza compiacenti «teste di legno» nel settore immobiliare e coimputati con Izzo risultano anche i nomi eccellenti di Angelo Natale Bassani e Gabriele Sabatini della «Marconi 2000 srl», la società che rappresenta la proprietà dell’area Cascinazza con il Comune per il progetto di edificazione e quello di Alberto Strada della «Sicem srl» e docente di economia aziendale dell’università veneziana Ca’ Foscari, i quali, secondo l’accusa, per eludere le misure di prevenzione patrimoniale a cui Izzo era sottoposto, si sarebbero fittiziamente attribuiti nel 2006 il 50% del capitale sociale della «Basic costruzioni ed investimenti».

Il nome di Alberto Strada entra anche nell'inchiesta “Tenacia”, quella sulla Perego di Cassano Brianza, in quanto lo Strada è stato amministratore unico della Perego General Constructor dall'ottobre del 2009 al fallimento della società decretato il 21/12/2009.
Il 19/10/2010 il Pm ha richiesto il rinvio a giudizio di Izzo e dei prestanome (vedi articolo).

La lista civica della 'ndrangheta

E' già uscita sui giornali la notizia dei tentativi di Mandalari e Simeti per far cadere l'allora giunta di Carlo Stelluti (centrosinistra), di cui lo stesso Simeti era inizialmente assessore.
Così racconta la vicenda il Giornale in un articolo non firmato del 15/07/2010:
“Sul versante strettamente politico, la storia di Bollate è una faida tutta interna al centrosinistra: con il leader dell’ala «dura» dei Ds, l’assessore Franco Simeti, poi transitato in Sinistra democratica, deciso a fare cadere il sindaco, l’ex sindacalista Carlo Stelluti. Ed è in questa operazione che si inserisce il boss Mandalari, che lavora persino ad un progetto di lista civica che porti alla elezione di un sindaco «amico». L’assessore Simeti e il boss si incontrano, si telefonano, prendono accordi, controllati dai carabinieri. Ecco come il giudice Ghinetti sintetizza la faccenda: «La strategia portata avanti in prima battuta da Mandalari e Simeti è la seguente: far cadere la giunta comunale di Bollate attraverso un voto contrario sull’approvazione del bilancio comunale; successivamente, alle elezioni comunali, presentare un proprio candidato sindaco e allearsi con qualche forza politica. Come più volte affermato nel corso delle intercettazioni telefoniche, l’interesse di Mandalari non è certo di carattere politico quanto piuttosto di carattere affaristico, Mandalari vuole che la nuova amministrazione favorisca i suoi interessi imprenditoriali affidandogli lavori».
La strana coppia - l’assessore comunista e il padrino calabrese - si dà da fare alacremente. A far cadere il sindaco si prova anche per via giudiziaria, Stelluti viene denunciato per falso, Simeti va in tribunale a testimoniare contro di lui ma il sindaco viene assolto, e a quel punto è Simeti a dover lasciare la giunta. Il 18 dicembre si tiene una cena per lanciare il progetto. Simeti annuncia la svolta a Walter Moro, vicesindaco, anche lui in rotta con Stelluti: «C’è un movimento grosso di persone che costituisce una lista civica». «Il 29 dicembre Simeti e Mandalari riprendono il tema della nuova forza politica a Bollate, nel gennaio 2009 iniziano a farsi i primi conti in termini elettorali, come emerge da una conversazione tra Simeti e Mandalari in cui si stima di arrivare al quorum di 800 voti per avere almeno un consigliere per avere voce in capitolo». Il boss Mandalari intanto è già scatenato, chiama gli accoliti dicendo di non prendere «impegni» per il voto a Bollate perché ci sarà «il partito di Mandalari». 
Ma il partito del boss, alla fine, non si farà. Simeti non si presenta alle elezioni. Il centrosinistra viene sconfitto dalla coalizione di centrodestra che porta alla guida di Bollate una giovane avvocato, Stefania Lorusso.  E così anche il progetto di conquistare Bollate finisce nel novero dei tanti fallimenti della ’ndrangheta quando tenta - almeno al nord - di fare politica in prima persona. ”

Ma è andata proprio così? Il tentativo di Manadalari si può annoverare tra il novero dei fallimenti?

Intanto bisogna dire che Stelluti ha perso a Bollate al ballottaggio per 546 voti.

Per inciso, strana storia quella di questi sindaci che al nord si oppongono alla 'ndrangheta e perdono le elezioni: è già successo a Buccinasco. Secondo gli inquirenti, infatti, l'atteggiamento del sindaco Stelluti: “è quella dell’allontanamento e dell’immediata comunicazione alle forze di polizia di ogni forma di interessamento o intrusione manifestata da Mandalari”.

C'è, poi, da dire che di liste civiche alle elezioni di Bollate dell'aprille 2010 ce n'erano tre: due di queste si sono apparentate al secondo turno con Pdl/Lega una di queste “Bollate Insieme” è la lista di quel Walter Moro ex-vicesindaco della giunta Stelluti con cui Simeti parlava in diverse telefonate della costituzione di una lista da presentare alle elezioni.

C'è poi un'altra lista civica che non si apparenta con Pdl e Lega, che riesce a fare eleggere un solo consigliere, ma che appare ugualmente fondamentale ed è la lista civica Bollate Sì.

Così analizza in un articolo il voto e il ruolo di Bollate sì, il sito Quibollatelibera:

“ Rimane poi il consigliere di “Bollate sì”. Quando arriverà il momento delle decisioni per votazione si potrebbe verificare un testa a testa continuo con le liste civiche (“Bollate Insieme”, “Città per cambiare” e “Bollate sì”) che possono risultare decisive con il loro spostamento di voto.
Un esempio - La maggioranza ha in totale 19 consiglieri (18 + il sindaco), tolti 4 delle liste civiche fanno 15. L’opposizione ne ha 11 (di formazioni prettamente di sinistra), poi c’è “Bollate Sì” che dovrebbe porsi in area centrodestra. Se le liste civiche “Bollate insieme” e “Città per cambiare” decidono di fare muro i voti diventano 15 (centrodestra) contro 15 (centrosinistra) con “Bollate sì” la cui scelta potrebbe essere decisiva
.

Ebbene chi si è presentato nella lista Bollate sì, che nelle elezioni al primo turno ha preso 623 voti? Dal loro sito (cliccare: Chi siamo) risulta che fra i candidati ci sono i seguenti nomi: Alecci Salvatore, Fazzari Gianantonio, Ascone Silvana.

Andiamo adesso all'inchiesta “Infinito” ecco cosa scrivono gli inquirenti:
“Dalle conversazioni telefoniche è emerso un progetto elettorale piuttosto allarmante: Mandalari, unitamente ad altri soggetti, vuole costituire una lista civica destinata a competere alle elezioni comunali di Bollate. In tale progetto vengono coinvolti Ascone Rocco, Simeti Francesco (consigliere comunale di Bollate), Ascone Stefania, Alecci Salvatore e Carbonara Lorenzo (nipoti di Ascone Rocco*), Marcella Mandalari (figlia di Nunziato, fratello di Mandalari Vincenzo), avv. Fazzari Gianantonio.

*Rocco Ascone è stato arrestato il 13/07/2010, fa parte della locale di Bollate ed è capo vicario in assenza di Mandalari.

Sì può, allora, dire in tutta onestà, come fa il Giornale, che il tentativo di Mandalari di entrare direttamente in politica è completamente fallito?

La 'Ndrangheta e i servizi segreti

L'articolo de il Giornale si conclude poi in questo modo:
“ Vincenzo Mandalari [..] è uno dei pochi indagati riuscito miracolosamente a sfuggire alla cattura: anche se forse era meglio per lui che l’avessero preso, visti i danni che ha fatto ai suoi complici chiacchierando a briglia sciolta”.
Sempre il Giornale questa volta a firma Luca Fazzo torna a parlare della vicenda in un articolo del 16/07/2010:
“Quel boss chiacchierone sparito nel nulla”, in cui si ribadisce il concetto della lingua troppo lunga di Vincenzo Mandalari.
L'articolo termina con un inquietante: Dov’è oggi, Mandalari? Latitante? Al sicuro? «Secondo me - confida un investigatore - gli converrebbe costituirsi. Dormirebbe più tranquillo». A meno che non sia già troppo tardi.

La cosa è inquietante per vari motivi:
1° La lupara bianca sembra aver già colpito degli 'ndranghetisti in Brianza (vedi articolo).
2° Il Mandalari ha sì chiacchierato molto al telefono e in macchina ma non più di altri, tutti sono stati intercettati, in Lombardia come in Calabria. Dire come fa Luca Fazzo che: “Dalla lettura dell’ordine di cattura, i suoi complici hanno scoperto un dettaglio sgradevole: che buona parte dei guai di Mandalari e pure dei loro, è colpa proprio di Mandalari. Che ha la lingua lunga, troppo lunga. E dice senza giri di parole cose che diventano la tela con cui poi Ilda Boccassini tesserà il mandato di cattura” è una palese forzatura ed esagerazione che non corrisponde a verità.
3° Gli 'ndranghetisti hanno saputo delle indagini che erano in corso in particolare delle inchieste: “Patriarca”, “Infinito” , “Tenacia” da uomini dei servizi segreti vedi ”Zumbo, l'uomo che sussurrava ai padrini.
Dalle intercettazioni risulta che Mandalari sapeva benissimo dell'inchiesta che gli stava arrivando addosso.
4° Luca Fazzo è stato sospeso per 12 mesi dall'ordine dei giornalisti per rapporti “distorti” con i servizi segreti (Pollari, Pio Pompa, Tavaroli e quella roba lì). Vedi delibera dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia.

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Chiarimenti

Nei commenti di quibollate libera, sito che ha ripreso il nostro articolo, è arrivata questa precisazione da parte di una delle persone citate. Riportiamo di seguito il chiarimento così come è stato postato:

"Buongiorno, sono Marcella Mandalari figlia di Nunziato Mandalari. Ho letto il Vs articolo, dove, a mia completa insaputa, ho scoperto di essere coinvolta in un progetto elettorale di cui non conoscevo neppure l’esistenza. Essendo completamente estranea alla faccenda sopra, chiedo la cortesia di pubblicare questo mio commento così da smentire qualsiasi dubbio in merito ad un’eventuale mio coinvolgimento. Certa che la richiesta sopra venga soddisfatta sollecitamente,saluto."

Marcella Mandalari

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