I.A.NO.MI.: “La società non è collusa con la mafia”

Le persone coinvolte avevano ruoli delicati all'interno dell'azienda: potevano ottenere informazioni riservate sui Pgt dei comuni del consorzio

“Lo dico brutalmente: ho vissuto il periodo del terrorismo, lo so che alcun eleggi fatte in quel periodo, l'ho anche detto, erano al limite della democrazia, però quando si combatte una battaglia di questo tipo bisogna anche saper stare sul limite. E usare anche forme che in tempi normali non si userebbero, anzi, sarei il primo a dire che sono forme sbagliate. Lo dico per spiegare qual è la nostra posizione. Abbiamo tolto tutte le deleghe ai dipendenti di Ianomi coinvolti nell'inchiesta sulla 'ndrangheta, anche a quelli che al momento non sono indagati. Mentre non abbiamo accolto la richiesta di aspettativa dell'unico arrestato, Orlando Vetrano, e abbiamo deciso di adottare per lui il provvedimento della sospensione. Siamo disposti ad affrontare anche una causa di lavoro, ma su possibili infiltrazioni della mafia nella cosa pubblica non si transige”.

Con queste forti parole, il presidente di Ianomi Roberto Colombo, ha voluto idealmente costruire un “muro” contro i sospetti che erano sorti leggendo le carte dell'inchiesta Infinito (vedi articolo).
Lo spettro da allontanare erano le parole degli inquirenti che avevano definito Ianomi: “azienda fortemente collusa con Vincenzo Mandalari”, capo della locale della 'ndragheta di Bollate .

Il presidente di Ianomi ha inoltre aggiunto che l'azienda si costituirà parte civile nell'ambito del procedimento giudiziario. Nella conferenza stampa è stato inoltre smentito che Orlando Vetrano non avesse i titoli per ricoprire i ruolo che aveva in Ianomi.
Sui lavori fatti dalle ditte del Mandalari per Ianomi, invece, Colombo ha precisato: “I carabinieri ci hanno consegnato una lista di ditte e noi abbiamo lavorato solo con una di queste, la Imes (n.d.r. ditta del Mandalari) e solo per un importo di 896 euro”.

Nella conferenza stampa è emerso che l'arrestato e una delle persone coinvolte nella vicenda, Francesco Simeti, avevano importanti ruoli all'interno dell'ufficio del Pugss (Piano Urbano Generale dei Servizi del Sottosuolo), da quella posizione si interfacciavano con gli uffici tecnici che lavoravano, nei vari comuni, alla stesura dei Pgt . In quel delicato ruolo avrebbero, quindi, potuto ottenere informazioni “in anteprima” sui Pgt.
Anteprima che sono oro per gli operatori economici del settore immobiliare e dell'edilizia.

Bisognerà vedere se queste informazioni sono state effettivamente capitalizzate dalle persone coinvolte nell'inchiesta.

Un altro aspetto che è emerso, diciamo così più psicologico, è la descrizione che del Vetrano fa il Cucchi, il dirigente di Ianomi anch'egli presente durante la conferenza stampa. Il profilo che esce di Vetrano è quello di una persona gentile, disponibile, sussieguosa, al limite del lecchinaggio.
Insomma l'esatto contrario dell'immagine del duro 'ndranghetista che non fa mistero della sua affiliazione mafiosa anche sul posto di lavoro, immagine che era emersa dalle intercettazioni.

In questa discrasia tra intercettazioni e comportamento del Vetrano raccontato dal Cucchi, ci potrebbe stare il tentativo del Vetrano di farsi ben volere e mettersi in luce con i capi in vista di un futuro pensionamento del geometra Cucchi, al fine di prenderne il posto.

Questa sola ipotesi mette in una luce inquietante l'operazione tentata dalla 'ndrangheta su Ianomi.
Una strategia che attraverso politici sodali e/o compiacenti passa per l'inserimento nei centri di governo dell'apparato burocratico dei propri uomini di fiducia, per arrivare alla definitiva presa della cosa pubblica.

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