L'inchiesta sulla 'ndrangheta coinvolgerà anche CL?

ImageChe un imprenditore di successo grazie alla conoscenza con qualche esponente politico partecipi ad un convegno sulla "sussidiarietà" organizzato da una associazione di categoria ci sembra cosa del tutto naturale.
Ma se l'imprenditore è Ivano Perego della Perego General Contractor, recentemente finita sotto inchiesta per i suoi rapporti con la 'ndrina capeggiata da Salvatore Strangio, e il politico è Antonio Oliverio, ricoprente, secondo gli inquirenti, un ruolo non secondario nei rapporti tra imprenditori e cosche della 'ndrangheta, allora qualche dubbio è più che lecito.
Se l'organizzatore del convegno si chiama "Compagnia delle opere", quella CDO che un famoso editoriale di Repubblica definiva in Lombardia più potente della Mafia a Palermo, quella CDO che conta oltre 34.000 imprese associate in tutto il mondo, braccio economico e finanziario di Comunione e Liberazione, allora è anche lecito chiedersi che ruolo essa stia giocando.
Perchè il nome di CL e della CDO è come un ritornello che ricorre sovente, troppo, sia in questa recente inchiesta che ha portato finora oltre 300 persone in carcere sia nella vicenda delle bonifiche di Santa Giulia, scandalo scoppiato all'inizio dell'anno e che ha già interessato diversi politici ciellini, circa una decina, vicinissimi al governatore ciellino Roberto Formigoni.

Giusto per ricordarne alcuni: Lady Abelli, moglie di Giancarlo Abelli (il faraone) coordinatore regionale del PDL, deputato ciellino di Forza Italia, già assessore alla Sanità in Lombardia, si dice il regista occulto del modello della sanità Lombarda, coinvolto a suo tempo nello scandalo delle ricette d'oro di Poggi Longostrevi ma rimasto in sella fino ad oggi.
O Giuseppe Grossi, socio della Signora Abelli, l'imprenditore della Cdo finito recentemente sotto inchiesta per presunte dazioni di denaro sempre nell'ambito della vicenda Santa Giulia.

Sia Abelli che Grossi sono vicini a CL; il primo, in particolare, è uno dei principali collaboratori di Formigoni.

Ma dicevamo di Antonio Oliverio, che è stato assessore in forza all'UDEUR della giunta Provinciale di Milano targata Penati.
L'Oliverio è un personaggio importante che secondo gli inquirenti funge da cerniera politica con il mondo dell'imprenditoria finito direttamente sotto il controllo delle cosche della 'ndrangheta.
Come nel caso della Perego strade diventata poi Perego General Conractor, salvata sull'orlo del fallimento dalla cosca capeggiata da Strangio col disegno di costituire il grimaldello con il quale si preparavano a capeggiare una vera e propria holding certificata per vincere "tutte" le gare d'appalto sui lavori pubblici.

E' proprio Antonio Oliverio, amico di Perego, a spalancare alla Perego GC (e alla cosca guidata da Strangio) la porta dei rapporti politico-istituzionali. Così sempre grazie all'Oliverio, Perego viene introdotto nel regno della CDO. Il teatro di questa entrée è la “Giornata della Sussidiarietà”, organizzata dalla “Compagnia delle opere” di Milano.

In questa occasione Perego può avvicinare molti dei politici che contano, Formigoni, Lupi. E soprattutto tastare il terreno dei rapporti con le banche grazie all'intervento della CDO come si evince dagli stralci delle telefonate (PEREGO: sì, è andata bene, è andata bene… adesso quando viene martedì ci vuole… iscrivere Compagnia delle Opere e poi hanno le banche loro… (inc.)… parlare… ho detto che ho bisogno di qualche banca, no... non c'è problema ce l'ha il direttore della Compagnia delle Opere… ha detto…)

L'ambiente deve essere considerato estremamente favorevole perchè Perego esterna più volte il suo desiderio di iscrivere la PGC alla Compagnia Delle Opere, indicando Oliverio come la persona che potrebbe far crescere ulteriormente l’azienda nelle relazioni con le istituzioni.

Non dimentichiamoci che l'obiettivo era quello di puntare alla creazione di un gruppo capace di produrre centinaia di milioni di fatturato e soprattutto dotato di tutte le certificazioni necessarie per aggiudicarsi gli appalti dei lavori delle opere pubbliche, anche in relazione all'Expo.

E gli appuntamenti, "di rappresentanza", a pranzo / cena presso la Compagnia delle Opera di Perego proseguono.

E' nell'ambito di questa inchiesta che rispunta di nuovo il nome di Massimo Ponzoni, già coinvolto nella vicenda delle bonifiche di Santa Giulia di cui sopra e ora gli inquirenti rivelano suoi rapporti con le 'ndrine calabresi.
Ponzoni è di CL, vicinissimo a Roberto Formigoni ed ex assessore regionale con deleghe a: tutela e qualità ambiente, prevenzione inquinamenti, aree protette e qualità ambiente naturale, cave e risorse minerarie, bonifiche.

Ponzoni è, se vogliamo, il trait d'union tra le due inchieste nelle quali risulta indagato o coinvolto a vario titolo. Anche se il suo coinvolgimento nell'inchiesta di Santa Giulia non impedirà a Formigoni di ricandidarlo alle amministrative dell'aprile 2010 e dirottare su di lui il voto di CL. E forse non solo quello di CL. Dinanzi all'accusa di aver preso i voti dalle cosche Ponzoni risponde in maniera sibillina: "Sfido qualcuno a dire che ho fatto qualcosa in campagna. Ho fatto una campagna trasparente. C'era una lista di cinque persone, basta vedere chi ha preso i voti e come li ha presi. Io sono brianzolo doc, è difficile per un meridionale votare uno come me".

Chiamato direttamente in causa dalle intercettazioni ambientali e telefoniche gli inquirenti non usano mezzi termini e quando devono descrivere il tipo di rapporto che intercorre tra Perego e l'assessore scrivono: "è personalmente Strangio che procura un appuntamento tra Perego e l’assessore. Ciò a dire che Ponzoni fa parte del capitale sociale della organizzazione indipendentemente e da prima dell’ingresso di Perego e delle sue relazioni."

Se non si è ciellini non si diventa primari.

L'occupazione delle ASL da parte di Comunione e Liberazione è un'altro di quei tasselli fondamentali alla base della politica di Formigoni che attraverso il modello della Sussidiarietà consenste di finanziare coi soldi pubblici migliaia di imprese e cooperative che si sono sostituite di fatto al "pubblico". Una privatizzazione a tutti gli effetti della sanità lombarda che ha consentito la creazione di un gigantesco sistema clientelare privo di controlli, come la tristissima storia del Santa Rita ci ha purtroppo insegnato.

Nonostante le ripetute smentite da parte di CL che sostiene "che il Movimento non si occupa di ospedali né sceglie presidenti di fondazioni semplicemente perché non ne ha il titolo in quanto movimento ecclesiale che ha ben altro da fare. " l'occupazione delle cariche all'interno degli ospedali e delle ASL è evidente e preoccupa persino la Lega Nord.
Siamo ancora nel periodo in cui al leghista Cè viene assegnato il compito di contrastare il potere cellino all'interno sanità Lombarda compito che Cè non risucirà a portare a termine a causa del dietro front di Bossi.

La Padania invece se ne occupa con una serie di articoli. Interessante quello comparso verso la metà di ottobre del 2005 in cui si afferma che " Ciellini sono invece gli uomini chiave nelle ASL, negli ospedali pubblici lombardi e ai vertici delle Fondazioni. E un direttore pesa, quando c’è da scegliere una cooperativa... Ora, è possibile che il Movimento “non si occupi di ospedali” perché “non ha titolo” e perché ha “ben altro da fare”. Ma se così fosse, i casi sono due: o Cl è un’invenzione oppure esiste e i suoi sostenitori spesso si incrociano nei corridoi delle strutture sanitarie lombarde. Gira un detto negli ospedali regionali: se non si è ciellini non si diventa primari»

Enrico De Alessandri nel suo libro Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia riassume così la situazione: Comunione e Liberazione è l'unico movimento fondamentalista in Europa che si è 'impossessato' di una Regione con un bilancio pari a quello di un piccolo Stato (attraverso un'occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave della struttura dirigenziale, della sanità, degli enti, delle agenzie e delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia), ed è la sola political force in grado di agire al di sopra di tutti prescindendo da chiunque. E l'ossessiva tendenza di CL volta a privilegiare, nell'ambito della sfera pubblica, gli interessi particolari di questo movimento, è sotto gli occhi di tutti: è sufficiente considerare il numero dei ciellini che ricoprono le cariche di primari nelle pubbliche aziende ospedaliere, l'entità dei fondi pubblici destinati alle imprese della Compagnia delle Opere rispetto all'intero mondo imprenditoriale e quant'altro può offrire un potere monopolistico per eccellenza.

E' di questi giorni la notizia dell'arresto di Pietrogino Pezzano, direttore generale dell'Azienda sanitaria di Monza e Brianza che segue quella di Carlo Chiriaco, "direttore dell'Asl di Pavia in virtù del proprio ruolo istituzionale (quello di direttore della Asl di Pavia) che assicura l'assistenza sanitaria, ma anche l'interessamento per investimenti immobiliari e coltiva e sfrutta per i fini comuni i legami con gli esponenti politici local"i. Il beneficiari di questi interessamenti, oltre al Chiriaco stesso, sono i capi delle cosche locali della 'ndrangheta.
E tutto lascia presagire che dal pentolone della sanità Lombarda emergeranno presto altre novità che difficilmente non riguarderanno ruoli e posizioni ricoperte da uomini di Comunione e Liberazione

Se ci sono stati degli avvicinamenti, dei contatti, delle relazioni tra questi signori e la malavita organizzata, nel traffico dei voti di scambio, negli appalti assegnati, nelle autorizzazioni e nelle licenze rilasciate lo stabilirà la magistratura nel corso dei prossimi mesi.

Ma il progetto di CL e della CDO imposto da Formigoni non può essere estraneo a quello che di fatto la Lombardia è diventata proprio in questi anni. Il modello Formigoniano che CL ha sostenuto tenacemente e dal quale ha ottenuto molto, non può non avere responsabilità per le crepe nelle quali la ndrangheta ha saputo insinuarsi, con il consenso di una classe dirigente unanimamente fiera del proprio "cattolicesimo" reazionario ed affarista.

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