Briosco, Lambro sorvegliato speciale: il vero pericolo è il degrado

da Il Giorno
articolo di
GIGI BAJ

Il Comitato Bevere accusa le istituzioni per i mancati interventi

— BRIOSCO —
PIOGGE IN ARRIVO nei prossimi giorni e il Lambro torna ad essere un “sorvegliato” speciale. Sbagliato comunque prendersela con l’eccezionalità dei fenomeni atmosferici. Se i fiumi si ingrossano ed esondano causando danni le colpe sono da addebitarsi soprattutto alla mancanza di regolari e periodiche verifiche dello stato dei corsi d’acqua e dei loro bacini imbriferi. Incurie che negli ultimi decenni si sono accentuate a causa di un progressivo abbandono di pratiche legate alla pulizia e alla salvaguardia del territorio boschivo. La denuncia viene dall’associazione ambientalista Comitato Bevere presieduto da Pietro Pozzoli, da oltre vent’anni in prima fila a sensibilizzare i cittadini e le istituzioni su questo importante aspetto: «I nostri vecchi - ha dichiarato Luciano Erba, uno dei massimi esperti idrogeologici che in questi anni ha realizzato per il Parco Valle del Lambro una accurata mappatura del Lambro - avevano un rapporto molto più familiare con l’acqua e l’ambiente. Si temeva l’ambiente e lo si rispettava per questo e come risorsa».

«L’AVVENTO TECNOLOGICO - continua - ha comportato il dominio dell’uomo sulla natura, ma anche la piena responsabilità di questa conduzione, di cui non si è ancora presa adeguata coscienza. Il sensazionale, anche se di bassissimo spessore, attira l’audience. Il messaggio scientifico è impegnativo, di difficile rappresentazione e necessita di una diffusa base culturale per la comprensione. In tempi grassi dilaga il futile, il superfluo, in tempi magri sono ben altre le attenzioni primarie. Il modello di sviluppo e di costume ci ha peraltro allontanato da una natura, prima avvelenata e poi interpretata come un nemico, un pericolo, portatrice di flagelli o simbolo di degrado, un facile capro-espiatorio su cui far convergere l’attenzione deviandola dai reali problemi».

I FIUMI SONO SISTEMI ecologici molto complessi proprio per la dinamicità che li caratterizza. Incanalarli, impermeabilizzare il suolo e arginare le sponde rappresentano un pericolo per il loro naturale regime che, naturalmente varia nell’arco dell’anno: «Il processo di artificializzazione non è uno dei nemici, ma il fattore destabilizzante per antonomasia. Il dissesto idrogeologico è aumentato e non diminuito a causa di queste opere, non paragonabili per intensità distruttiva ad alcun tipo di inquinamento per i tempi di assorbimento lunghissimi, quando non irreversibili e per l’impatto devastante sugli aspetti biologici ecologici e strutturali dell’ecosistema».

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