Il territorio comasco si organizza contro l’autostrada Va-Co-Lc

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Mercoledì 14 dicembre, presso la sala consiliare del comune di Inverigo si è tenuta un’assemblea pubblica per chiedere agli amministratori locali e provinciali di attivarsi concretamente attraverso l’adozione di delibere consiliari per stralciare il progetto dell’autostrada Varese-Como-Lecco dai programmi di pianificazione. Presenti in sala due assessori provinciali, un consigliere regionale, i sindaci di alcuni comuni interessati dal tracciato autostradale e le numerose associazioni ambientaliste che si battono contro la realizzazione di quella che definiscono una “devastante infrastruttura”.

Durante l'incontro gli assessori provinciali del PdL, Sergio Mina e Alberto Bartesaghi, hanno ribadito la necessità di coinvolgere tutte le istituzioni presenti sul territorio, deprecando lo scarso coinvolgimento di comuni e Provincia “bypassati” da Regione Lombardia che ha imposto dall’alto la sua soluzione.
La Provincia di Como ha comunque fatto la sua parte – ha ricordato Sergio Mina - esprimendosi contro il progetto dell’autostrada nella delibera del 27 luglio 2011”.

Il no dell'Ente non si basa su ragioni di salvaguardia dell'ambiente, se non si farà l’infrastruttura, a detta di Mina, è per mancanza di fondi. I costi di realizzazione sono troppo alti in un periodo di profonda crisi economica come quello attuale.
Dai 900 ai 1.000 milioni di euro, la previsione per costruire i 34 km che separano Varese da Lecco.
La Provincia è invece favorevole al completamento del secondo lotto della tangenziale di Como.

Luca Gaffuri, consigliere regionale del PD ha ripercorso in sintesi la genesi della prevista autostrada contenuta in due progetti. Il primo corrisponde al secondo lotto della Tangenziale di Como: inserito come opera strategica e accessoria nel progetto Pedemontana ma poi stralciato per il costo eccessivo dei lavori, è stato in fine riformulato dalla società Infrastrutture lombarde.
L’altro è lo studio di fattibilità dell’Autostrada Varese-Como-Lecco proposto nel 2009 da una serie di associazioni di categoria e dalle Camere di Commercio e in seguito adottato da Regione Lombardia. Il tracciato dei due progetti si sovrappone in alcuni tratti e in particolare nel tratto da Albate-Acquanegra a Orsenigo dove, mentre nel progetto Pedemontana passerebbe in galleria sotto il Monte Orfano, in quello dello studio di fattibilità dell’Autostrada VA-CO-LC il tratto è previsto a raso o in rilevato e attraverserebbe il territorio della brughiera briantea da Capiago a Orsenigo. Quest’ultima soluzione è stata ostegg

iata dai Comuni interessati e dalla Provincia di Como che ha formulato una variante locale di minore impatto e in buona parte in galleria.
Mentre nel caso del secondo lotto della tangenziale i dubbi sono concentrati su quale sia la soluzione migliore da adottare, sulla costruzione dell’autostrada invece il parere contrario sembra sia unanime.

Alla raccomandazione di non abbassare la guardia e di puntare sulla valorizzazione delle infrastrutture già esistenti e sui collegamenti ferroviari, Gaffuri ha aggiunto l'invito di valutare attentamente e con maggiore cautela la soluzione della variante meridionale del secondo lotto della tangenziale di Como.

Il rischio è che lo spostamento a sud del lago di Montorfano abbia come unica finalità quello di creare le condizioni per la realizzazione del tracciato autostradale.
A denunciarlo con forza è stato il sindaco di Orsenigo, Licia Viganò, che ha anche messo in guardia i comuni dal pericolo che venga rotto il fronte di chi si oppone alla costruzione dell'opera, vista la scelta della Provincia di non dare alcun segnale di approvazione alla decisione del comune di Orsenigo di non includere nel PGT l'autostrada.

Ma protagonisti assoluti della serata sono state le associazioni presenti e i cittadini che via via sono intervenuti, denunciando e descrivendo le conseguenze deleterie che l’arrivo dell’autostrada produrrebbe sul territorio.
A questo proposito colpisce la conoscenza diffusa e la quantità di sapere tecnic

o veicolato in forma spontanea dai partecipanti all’assemblea con le loro lucide analisi, le loro proposte alternative e il loro forte convincimento a non far passare il progetto. Uno ad uno, malgrado il poco tempo, hanno spiegato le ragioni del loro no all’autostrada.
Da chi teme che venga definitivamente compromesso il sistema delle ville storiche (palazzo Odescalchi, Fabbrica Durini, villa Sormani di Lurago d’Erba) alla geologa Monica Vanzina che ha illustrato le principali criticità idrogeologiche. Nello specifico il passaggio dell’autostrada potrebbe interferire sulle modalità di circolazione delle acque sotterranee, sui punti di prelievo dai pozzi e dalle sorgenti e sul sistema di infiltrazione delle acque piovane.
Anche se l’opera autostradale non è così vicina alle sorgenti dell’Orrido – ha sottolineato la Vanzina - gli studi condotti hanno evidenziato che l’oasi è inserita in un contesto molto delicato che può essere conservato soltanto nel caso in cui venga garantita la tutela delle zone delle sorgenti mediante l’equilibrio dell’intero settore collinare che costituisce il loro serbatoio”.

L’associazione Le contrade ha rilevato come alcuni territori coinvolti, nel tratto terminale dell'autostrada, potrebbero essere classificati come Siti di Interesse Comunitario, per la presenza di habitat e fauna speciali quali: le sorgenti pietrificanti dell’Orrido di Inverigo, il gambero di acqua dolce autoctono e una rana endemica della pianura padana. Questo patrimonio ambientale sarebbe compromesso dal passaggio del tracciato autostradale.

Il presidente del Parco della valle del Lambro, Emiliano Ronzoni, ha informato l'assemblea dell'esistenza di uno studio tecnico che indica come il progetto dell’autostrada Va-Co-Lc sia ultimo tra le infrastrutture classificate secondo i parametri di sostenibilità, economicità, opportunità e efficienza. Il progetto con il miglior punteggio è risultato essere la riqualificazione della strada novedratese. “Perché allora non prendere in seria considerazione l’ipotesi di appoggiarsi su nodi stradali già esistenti anziché costruire una nuova autostrada?” - si è chiesto Ronzoni.

Una attivista ambientalista intervenuta, mettendo l'accento sulla mancanza di seri studi sui flussi di traffico e sulla girandola di dati sul numero di veicoli previsti: 38.000 per Pedemontana, per altri 22.400 e per altri ancora 40.000, ha proposto di far studiare l’ipotesi di variante da un ente “indipendente e competente”. E di evitare di affidarsi alla società costruttrice che non avrebbe alcun interesse a prendere in considerazioni le alternative “più intelligenti”, quelle cioè a basso costo e a impatto zero, come il potenziamento della novedratese e la riapertura della stazione ferroviaria di Cantù per far diminuire il traffico veicolare.
Legambiente ha espresso in modo netto il proprio no all’autostrada e anche al secondo lotto della tangenziale e ha chiesto di ridiscutere complessivamente il modello di sviluppo e di politica infrastrutturale di regione Lombardia, secondo loro “imperterrita nel costruire autostrade inutili” come la Cremona-Mantova, la Broni-Mortara-Valtrompia, la Bergamo-Treviso, la Rho-Monza e la Vigevano-Malpensa.
Infine un cittadino intervenuto ha raccontato di aver spedito uno studio a tutti i sindaci senza però ricevere risposta, in cui ha mostrato che, se per andare da Como a Lecco ci vuole un’ora con l’autostrada Va-Co-Lc, utilizzando l'S36, la Pedemontana e l'autostrada A8 si impiegano solo dieci minuti in più. “Vale, allora, la pena spendere 1.000 milioni di euro per costruire un’autostrada e guadagnare pochi minuti, quando non si hanno i soldi per garantire la sicurezza degli impianti scolastici?” - ha concluso.

Molti degli intervenuti si sono detti convinti che certe infrastrutture si realizzano solo perché esistono potenti lobbies che le sanno proporre e imporre e che la politica è spesse volte più attenta al denaro mosso dalle società costruttrici che alle richieste della popolazione.

La serata si è conclusa con l’individuazione di un obiettivo comune.
Spetterà agli amministratori locali far approvare da ciascun Consiglio Comunale una delibera in cui venga espressa la propria contrarietà alla realizzazione dell’autostrada di modo che giungano alla Regione le dovute pressioni a cambiare rotta.
Si può fare?
A questo interrogativo ha risposto con un’iniezione di ottimismo il presidente degli “Amici del parco nord” venuto in solidarietà da Milano. “Certo che si può fare e la nostra esperienza sta lì a dimostrarlo. Con la nostra azione” ha proseguito Arturo Calaminici “abbiamo ottenuto l’abbandono definitivo del progetto che prevedeva la costruzione all’interno del parco di una struttura elicotterista riservata all’attività di volo commerciale. Giusto un anno fa, alla data fatidica del 21 dicembre 2010 , il Consiglio regionale ha votato quasi all’unanimità l’odg che ha sospeso definitivamente l’opera. Ma sapete chi ha votato contro la sospensione del progetto? Guarda caso l’assessore regionale Raffaele Cattaneo!”.
Se loro ce l’hanno fatta a vincere, superando l’ostinata volontà dell’assessore Cattaneo, l’augurio è che prossimamente venga coniugato anche in territorio comasco il celebre motto di obamiana memoria: yes, we can.


Di seguito le Associazioni ambientaliste organizzatrici della serata:
Orrido di Inverigo” (Inverigo); Le contrade (Inverigo); Comitato Bevere (BRIOSCO); Circolo Ambiente Ilaria Alpi (Merone); Comitato per il Parco Regionale della Brughiera; Associazione l’Ontano (Montorfano); Salvabrughiera (Capiago Intimiano – Orsenigo); Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale (Seregno – Macherio); Associazione Torrette Dini Dosso Boscone per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale 

 

2011-11-24-Binago-VACOLC

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Sergio Mina e Alberto Bartesaghi non sono assessori provinciali del Partito Democratico ma del Popolo della Libertà. La giunta Provinciale di Como, per chi non lo sapesse, è retta da Lega Nord e Popolo della Libertà.

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