
Unione Artigiani MB - Taxi: si tenta di scongiurare la liberalizzazione (c.s.)
Resta ancora poco rassicurante la situazione del settore taxi a fronte di una inaccettabile ipotesi di liberalizzazione delle licenze, duramente stigmatizzata anche dalla nostra organizzazione. Anche sulla spinta della giornata di protesta nazionale attuata lunedì 23 gennaio, sembra rientrata la possibilità di una liberalizzazione selvaggia ma restano alcuni nodi che penalizzano la categoria tra cui il trasferimento delle questioni legate alle licenze ad una Authority.
In proposito segnaliamo che l’Unione Artigiani, insieme alle altre organizzazioni della categoria ha sottoscritto, il 20 gennaio scorso, un accordo con la Regione Lombardia (ALLEGATO) per cui si decide di agire per mantenere in capo alle Regioni e agli Enti Locali le competenze in materia di regolamentazione del servizio taxi e quindi le decisioni legate al numero di licenze, alla territorialità, alle tariffe, agli orari di lavoro. Si tratta di un documento importante che potrebbe arginare l’ipotesi che tali questioni vengano deliberate da organismi centralizzati senza tener conto delle peculiarità del servizio sul territorio.
LA POSIZIONE DELL’UNIONE ARTIGIANI - CLAAI
“La liberalizzazione delle licenze e il superamento dei principi di territorialità – afferma Salvatore Luca, dirigente della Categoria Taxi dell’Unione Artigiani –sarebbero una vera e propria intollerabile sciagura per migliaia di taxisti e per le loro famiglie che già pagano duramente gli effetti della crisi. Si pensi in proposito al calo della domanda di mercato che, a Milano negli ultimi sei mesi, è calcolabile attorno al 20-22% e al micidiale rincaro dei carburanti che ormai ha spazzato via quel minimo rimborso che arriva attraverso le accise riservate ai taxi. Per non dire dei premi assicurativi RCA che sono lievitati in misura esponenziale e non sono sicuramente i piccoli ritocchi alle tariffe del servizio taxi a dar ossigeno ai bilanci. L’ipotesi di liberalizzare le licenze significa mettere al tappeto l’unica risorsa di cui può disporre un taxista. Senza contare che molti, soprattutto i più giovani (più del 25% dei taxisti milanesi ha meno di quarant’anni) stanno ancora pagando il mutuo acceso per l’acquisto di una autorizzazione che finirebbe per valere poco più di carta straccia ancor prima di averlo estinto. Non stiamo trascurando alcuna possibile e praticabile azione politica e giuridica per salvaguardare una categoria che sta già passando momenti difficilissimi. E’ impensabile che, nel nome di una pur necessaria risistemazione delle finanze nazionali, finisca per pagare chi costituisce risorsa indispensabile per il Paese e per le grandi città come Milano che, tra l’altro, si sta preparando all’appuntamento con l’Expo del 2015 quando il ruolo del servizio auto pubbliche diverrà oltremodo strategico”.

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