Desio - Tangentopoli e un uomo onesto

di ALESSANDRO CRISAFULLI da Il Giorno

Monica Zappelli ricostruisce la battaglia dell’imprenditore La storia di Mauri in un libro
— DESIO —
«QUESTA È LA storia di un uomo normale. Innamorato del suo lavoro e incapace di rinunciare ai suoi principi. Ambrogio Mauri non voleva fare la rivoluzione, voleva costruire autobus. Pensava che il suo dovere di imprenditore fosse farlo nel modo migliore, proponendo mezzi più innovativi di quelli della concorrenza. E siccome era bravo e lavorava più degli altri, e quando aveva trovato una nuova idea non si accontentava, spesso succedeva proprio questo, che gli autobus migliori erano i suoi. Eppure non è bastato. La sua azienda è diventata invisibile, regolarmente sconfitta nelle gare d’appalto».
Il prologo già dice tanto, quasi tutto. Nel libro “Un uomo onesto” che uscirà martedì 6 in tutta Italia viene raccontata la storia di Ambrogio Mauri, l’imprenditore desiano che quindici anni fa decise di farla finita, dopo una vita spesa a combattere, opponendo il suo strenuo “no” al sistema imperante delle tangenti. Una vicenda che riemerge, grazie al volume scritto da Monica Zapelli, proprio a 20 anni da Mani Pulite e appena un mese dopo l’esplosione, nella stessa Desio, della “mazzettopoli” che ha portato in carcere la presunta “cricca” brianzola. Del resto, il figlio Carlo, che continua a portare avanti l’azienda di famiglia insieme al fratello Umberto, non aveva dubbi: «Non è cambiato nulla da allora a oggi - dice -, anzi per certi versi la situazione è peggiorata: da un unico sistema organizzato, siamo passati a una serie di sistemi frammentati, quindi ancora più capillari e difficili da controllare». «Ambrogio Mauri non era un santo. Era un cittadino - si legge nel volume -. E ha deciso che lo sarebbe rimasto per tutta la vita, senza arretrare di fronte ai ricatti, ai compromessi». «Spero che il libro lo leggano coloro che credono ancora nell’Italia - dice Carlo Mauri - e che emerga la figura del lavoratore appassionato, come ce ne sono tanti nella nostra Brianza. E mi auguro che, nonostante l’epilogo tragico, si consideri il lieto fine di un’azienda, la nostra, che prosegue».