Lombardia - Mafie, è allarme infiltrazione da Expo all’hi tech per l’ambiente

di DAVIDE CARLUCCI da repubblica milano

 In Lombardia 723 persone con precedenti per 416 bis

LA BUONA notizia è che in una settimana già quindici imprese hanno chiesto di aderire alla white list per Expo 2015. Sono aziende di settori delicati come il nolo, lo smaltimento dei rifiuti e il movimento terra, che hanno deciso di sottoporsi all’”esame del sangue” con il quale la Prefettura seleziona le ditte degne di partecipare agli appalti dell’esposizione universale in quanto non sospette di vicinanza alla criminalità organizzata. «La logica è individuare imprese sane e creare un rating antimafia », ha spiegato ieri Donato Cafagna, capo di gabinetto della Prefettura, nel convegno “Lotta alla criminalità organizzata in Lombardia: una sfida da vincere”. Si stanno cercando, insomma, i famosi anticorpi, di cui si parla da tempo, contro la penetrazione delle mafie in Lombardia. Un fenomeno che ha dimensioni inaspettate, come ha illustrato Alfonso Di Vito, capo centro operativo della Direzione investigativa antimafia: nel 2010 in tutta la regione erano 723 le persone di origini calabresi con precedenti di polizia per associazione per delinquere di stampo mafioso. Un dato di gran lunga superiore a quello di altre regioni del nord: quasi tre volte più del Piemonte (254), sette più dell’Emilia Romagna (102), diciotto in più del Veneto (39). Per questo, occhi aperti sull’economia, in una regione nella quale è concentrato il 30 per cento delle grandi opere e dove, fra il 2008 e il 2011, gli appalti pubblici hanno raggiunto il valore di 16 miliardi di euro. Fra il 2008 e il 2009 gli accessi ispettivi sono stati 44 e 128 imprese sono state espulse dai cantieri «perché mafiose, condizionate o condizionabili », ha aggiunto Di Vito. Nel 2012 le ditte estromesse sono già sette. «La partita dell’Expo è importante — avverte Cafagna — Ma non dobbiamo distrarci da altri filoni come l’edilizia, la distribuzione commerciale e i servizi. E particolare attenzione è richiesto in settori come la new economy, le tecnologie per l’ambiente, la rete informatica, e il green food». Anche per questo, attraverso un protocollo, si sta cercando di dare una risposta ai Comuni definendo una stazione unica appaltante — in Prefettura e nel Provveditorato alle opere pubbliche — alla quale rivolgersi per l’affidamento in appalto di determinati lavori. La Lombardia resta ai primi posti in Italia anche per numero di aziende e beni confiscati: sono 897, di cui solo 577 solo nella provincia di Milano. E le ultime inchieste — dall’operazione Infinito, che nel 2010 portò alla luce l’esistenza di oltre cinquecento affiliati alla ‘ndrangheta, ai 23 esponenti del clan Facchineri arrestati una settimana fa dalla Finanza — parlano di un radicamento massiccio, con contatti sempre più frequenti con i colletti bianchi e con la politica. Per questo è partito un corso di formazione contro le infiltrazioni negli appalti pubblici, organizzato dalla Regione e dalla Procura. «Per definizione — ha spiegato il procuratore Edmondo Bruti Liberati — noi interveniamo dopo la commissione del reato. Ma cooperiamo con le altre istituzioni nel contrasto alla criminalità e nelle infiltrazioni negli appalti contribuendo alla conoscenza dei fenomeni».