Submitted by Izz on
di Daniele Martini da il Fatto quotidiano
È il giorno della verità per gli F35 Joint Strike Fighter, i supersofisticati, supertecnologici e supercostosi cacciabombardieri prodotti dalla statunitense Lockheed Martin. Oggi si saprà se il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, e il governo italiano intendono proseguire senza se e senza ma sulla strada dell’acquisto dei jet ignorando tutti i dubbi sull’utilità dell’operazione sollevati in questi mesi da più parti. E sfidando anche il movimento di protesta che si è sviluppato in tutta Italia e che tiene insieme movimenti eterogenei, dalle Acli alla Fiom-Cgil, e anche personaggi diversi, dall’ex segretario Cisl Savino Pezzotta all’attore Ascanio Celestini a padre Alex Zanotelli. Oppure se alla fine all’inter no dell’esecutivo prevarrà la linea della cautela e del ripensamento, sulla scia di quanto sta accadendo, del resto, in molte nazioni che con gli Usa avevano aderito al programma di costruzione di quello che viene indicato come il più costoso progetto d’arma della storia.
L’ULTIMO mutamento di indirizzo sugli F35 è in atto in Canada dove due giorni fa è scoppiato sull’argomento un putiferio a livello istituzionale. La Corte dei conti ha sostanzialmente accusato i vertici militari di aver deciso da soli l’acquisto dei jet e incolpato il Dipartimento della Difesa di aver mentito sui costi crescenti del programma F35 che all’inizio doveva essere di 9miliardi di dollari per 65 velivoli e che invece, secondo il revisore federale dei conti, Michael Ferguson, è di quasi tre volte tanto, 25 miliardi circa. Di fronte a queste sgradevoli sorprese, il ministro Rona Ambrose ha dichiarato che “il Canada non acquisterà nuovi aerei fino a quando maggiore accuratezza, controllo e trasparenza non saranno applicati nel processo di sostituzione delle Forze armate canadesi”. Anche l’Italia è di fronte alla scelta cruciale. In mattinata si riunisce il Consiglio dei ministri e il primo punto all’o rd i n e del giorno è la discussione della legge delega sulla riforma dello strumento militare, una formulazione anodina che tradotta in chiaro significa soprattutto F35. Un filo rosso lega, infatti, l’eventuale acquisto dei cacciabombardieri all’assetto futuro delle nostre forze armate e quindi alle strategie di difesa.
L’acquisto dei jet Lockheed Martin, sommato all’avvio di quella che in gergo viene definita la Forza Nec (Network Enabled Capabilities, il soldato supertecnologico del futuro), implicherebbe una spesa elevatissima, circa 30 miliardi di euro in totale in un decennio, 15 per gli F35 e 15 per la Nec, un impegno finanziario enorme per il nostro paese, sproporzionato rispetto alle ristrettezze di bilancio, ma capace di condizionare ogni altra opzione in tema di difesa e perfino gli indirizzi futuri di politica estera. L’eventuale conferma da parte del ministro Di Paola e del governo dell’acquisto dei 90 cacciabombardieri americani (in un primo tempo l’intenzione era di comprarne addirittura 131) avrebbe tre conseguenze immediate, collegate tra loro. La prima conseguenza sarebbe la cancellazione dell’Eurofighter, l’altro programma aeronautico di rilievo a cui l’Italia stava partecipando. A differenza del progetto F35, di stampo americano e atlantico, l’Eurofighter è prodotto da un consorzio europeo a cui l’Italia aderisce con una quota del 23 per cento. Il nostro governo ha già scelto di annullare l’ordinazione di 25 jet europei mentre la decisione sull’eventuale acquisto di 21 ulteriori nuovi velivoli è stata rinviata al 2015.
SE ORA l’esecutivo decidesse di puntare tutto sugli F35, è chiaro che ciò comporterebbe il de profundis per il caccia europeo e questo equivarrebbe, ecco la seconda conseguenza, a un’implicita scelta di politica estera, marcatamente filoatlantica e assai poco europea. La terza conseguenza si avrebbe sulla composizione delle nostre forze armate che in base alla riforma di 11 anni fa non sono più composte da militari di leva a due euro di paga al giorno, ma da professionisti che allo Stato costano ognuno circa 1.100 euro al mese, uno dei costi più bassi d’Europa . In questo decennio questi soldati non hanno affatto sfigurato nelle 32 missioni internazionali a cui hanno partecipato e nel 2015, in base ai programmi concordati, sarebbero dovuti essere 190 mila ripartiti nelle tre forze, Esercito, Marina, Aeronautica. Se l’Italia dovesse acquistare gli F35, il loro numero dovrebbe però essere sensibilmente ridotto, almeno 43 mila in meno, 33 mila militari e 10 mila impiegati civili.

