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di Paolo Marelli da il Corriere della sera
A sud del triangolo lariano (Como- Bellagio-Lecco). A nord della Brianza. Città di «confine » fra territori lombardi. Ma anche città baricentro, neanche l’avessero messa lì con il righello: dista 14 km da Como, 18 da Lecco. Erba sta a cavallo fra le due province. Eppure è lontana da entrambe. Né comasca, né lecchese. Milanese, invece. Dependance della metropoli (a 50 km), ieri con le famiglie dell’aristocrazia e borghesia (Valaperta, Majnoni, Giussani, Crespi) che vi andavano in vacanza, o al seguito della corte dei Savoia per le corse nell’ippodromo di allora; oggi con un esercito di pendolari che fa avanti e indietro da Milano, per lavoro, per studio, per shopping. Potenza del treno, dal 1879 unisce Erba con la stazione Cadorna, lungo quello che fu il primo tratto di rotaia delle Ferrovie Nord a essere inaugurato due secoli orsono. E per far capire che fra Erba e Como non c’è rivalità, ma nemmeno feeling, basti ricordare che il primo collegamento di trasporto pubblico fra le due città, il tram, è datato 1912, trentatrè anni dopo il treno per Milano. Al suo paesaggio non manca nulla. Montagne, colline, laghi. Vista dall’alto è un’oasi nel verde. Non a caso le sue contrade furono frequentate da scrittori e poeti (Manzoni, Porta, Stendhal, Gadda, Gerosa, Pontiggia), pittori (Segantini), architetti (Terragni).
Lo stesso Stendhal lo descrisse come un «luogo tra i più belli del mondo». «Oggi Erba—fa eco Emilio Magni, giornalista e scrittore che vive in città — è un luogo brutto in un posto bello». E spiega: «Il paesaggio è meraviglioso, ma la città è cresciuta in maniera disordinata. Hanno edificato senza salvaguardare il patrimonio naturale e storico. Il rione medievale è dimenticato, le antiche corti rurali sono sparite, ormai dominano solo scatoloni di cemento». Una trasformazione urbanistica mossa dal boom economico. Con i suoi 16.974 abitanti, l’8,7% di immigrati, una disoccupazione per anni pari a zero, la piccola e media impresa, metallurgica e tessile, non avrà valorizzato il paesaggio, ma ha creato ricchezza e benessere, tanto che sul territorio di Erba le aree commerciali sono il triplo della media lombarda, il doppio della provincia di Como e si contano 25 banche. Ma è anche una città ricca di solidarietà, con le sue 130 associazioni di volontariato, e di profonda tradizione religiosa: pur essendo in provincia di Como, ricade sotto la Diocesi di Milano, e qui sono nate e hanno sede due emittenti cattoliche dai grandi ascolti, Radio Maria e Radio Mater.
Ex feudo democristiano, Erba è diventata una roccaforte del centrodestra. Anche se nel 2002, più per le divisioni degli avversari che per consensi propri, il centrosinistra ha conquistato il municipio. Un exploit che proverà a ripetere anche nelle elezioni di maggio, dove Pdl e Lega corrono separati. «Il Comune—dice il sindaco Marcella Tili —è nato nel 1906 dalla fusione di sette paesini, anche se, purtroppo, alla fine delle celebrazioni per il centenario, ci è piombata addosso "quella" tragedia». Perché a Erba, come a Novi Ligure e Cogne, si è ripetuto quel processo di identificazione fra un luogo e un crimine. La strage dell’11 dicembre 2007, con quei quattro morti, un sopravvissuto e per killer i due vicini di casa, Olindo e Rosa, è stata come una calamità naturale, è una ferita ancora aperta. «La gente si è stretta attorno alla mia famiglia con grande generosità — dice Carlo Castagna, che in quella carneficina ha perso moglie, figlia e nipotino—.Ma è sbagliato identificare Erba solo con quel massacro. Perché quella, pur nel suo orrore, è solo una pagina della storia di questa città».

