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Sono trascorsi sette anni dallo scorporo dall’Enel. Un processo innescato dal decreto sulla liberalizzazione di Bersani e accelerato dal black-out del 2003.
L’ultimo progetto: investire in Africa per portare energia in Europa
di Marco Ventimiglia da l'Unità
Non di rado, nel nostro Paese, le decisioni importanti arrivano dopo eventi eccezionali. E l'avvenimento straordinario diventa l'occasione per ripensare la gestione dell'ordinario negli anni successivi. È esattamente quanto accaduto nel non lontano 28 settembre del 2003, una data di cui non andar fieri perché coincise con il black-out dell'intero sistema elettrico italiano. Eppure quel giorno, nel quale apparve evidente la vulnerabilità di un meccanismo vitale per la nazione, fu anche decisivo nel dare la definitiva accelerazione al processo di rinnovo della rete, i cui presupposti erano stati creati con la precedente liberalizzazione del settore elettrico attuata dal decreto Bersani. In particolare, nel 2005 si arrivò alla cessione da parte di Enel del controllo di Terna. Quest'ultima, il cui attuale azionista di maggioranza è la Cassa Depositi e Prestiti, è una società la cui attività si concentra sulla fase della trasmissione dell’energia elettrica sulla rete ad alta ed altissima tensione. Insomma, Terna opera in un ambito che sta a monte di quello, fatto di forniture elettriche da ricevere e bollette da pagare, che tocca direttamente cittadini ed aziende. Ma perché la quotidianità non riservi brutte sorprese, sia in termini di efficienza che di costi, è facile capire l'importanza della gestione, in Italia affidata ad un'unica azienda, del sistema elettrico di trasmissione e dei relativi impianti.
POSIZIONE STRATEGICA Ma la separazione della società che gestisce la rete ad alta ed altissi- ma tensione non rappresenta l'unica particolarità del sistema elettrico italiano. Per comprendere l'altra peculiarità si può partire dalla cartina geografica. Infatti, l’Italia costituisce un punto di snodo naturale degli scambi energetici lungo la direttrice Sud-Nord, dove alla posizione strategica si aggiunge la forte capacità di trasporto alla frontiera elettrica con il resto dell’Europa. Da questo ad un'ulteriore salto di qualità, con la trasformazione del Paese in un vero e proprio hub elettrico del Mediterraneo, il passo può essere più o meno lungo a seconda degli investimenti stanziati e dalla capacità di tradurli rapidamente in realizzazioni. La rete elettrica italiana già oggi è collegata con l’estero attraverso 22 linee di interconnessione: 12 linee con la Svizzera, 4 con la Francia, 2 con la Slovenia, 2 con la Corsica, una con l’Austria e una con la Grecia. Queste interconnessioni fanno del nostro Paese quello con la frontiera elettrica più robusta del continente, con una capacità di trasporto pari a 7.000 Mw. A queste “autostrade dell’energia” se ne aggiungeranno presto altre, tra cui quelle con Balcani e Nord Africa, con un incremento di capacità di interconnessione per circa 3.000-6.000Mw. Ma nel futuro prossimo ci sono altre iniziative destinate ad aumentare il potenziale di trasporto. Sono stati di recente autorizzati un elettrodotto tra Italia e Montenegro, che rappresenta il primo “Ponte elettrico” con i Balcani, e una linea tra Italia e Francia. Esistono poi ulteriori progetti di interconnessione con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Tra questi il collegamento tra Italia e Tunisia per la realizzazione di un elettrodotto sottomarino della capacità di 1.000 Mw.
ASPETTANDO IL SAHARA E l'Africa rimanda poi al più ambizioso fra i progetti di trasmissione dell' energia, probabilmente su scala planetaria. Desertec, questa la sua denominazione, ha l’obiettivo di realizzare in Nord Africa centrali solari, termodinamiche ed eoliche per produrre e poi trasportare energia elettrica in Europa. Un investimento da 400 miliardi di euro per coprire con il vento e il sole del Sahara il 15% del fabbisogno di elettricità del Vecchio continente entro il 2050. Complementare a questo è il progetto Medgrid, nato con l’obiettivo di studiare la fattibilità di una rete mediterranea che dovrebbe ugualmente consentire di trasportare in Europa l’energia “pulita” prodotta nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Infine, va sottolineata come l'efficienza del sistema elettrico di trasmissione è destinata ad aumentare costantemente nel tempo grazie al progresso tecnoclogico. Ad esempio, grazie a cavi di nuova concezione sarà possibile importare energia pulita (come quella idroelettrico) con costi ribassati.

