Mezzago - Festa per l' asparago rosa, messo a rischio da Pedemontana. L’autostrada mangerà circa due ettari di «asparagiaie».

Buona cucina, tradizione ed eventi: è festa per l’asparago rosa

di Marco Dozio da il Giorno

TRADIZIONE, cucina e territorio. Parte oggi l’edizione 2012 della Sagra degli asparagi, «l’edizione più ricca di sempre» per dirla con le parole di Adriano Solcia, il presidente della Pro loco che organizza l’evento insieme all’Amministrazione comunale. «Dobbiamo solo sperare nel bel tempo», aggiunge mentre è impegnato nei preparativi che precedono l’apertura del ristorante tipico a Palazzo Archinti: 90 volontari cucineranno e serviranno piatti a base di asparago rosa, per la soddisfazione di migliaia di persone in arrivo da tutta la Lombardia. Sarà festa per un mese intero, fino al 25 maggio: tutti i venerdì concerti nei bar del paese, poi spettacoli teatrali, mostre fotografiche, giochi per bambini e lezioni «sull’arte di mangiar bene», fino al clou dalla manifestazione fissato per metà maggio, quando andrà in scena la grande kermesse dello «Spaventamaggio», in programma domenica 20, e l’ormai mitica «Asparalonga», la marcia che si snoderà attraverso i campi in cui si coltiva il prodotto tipico di Mezzago. Divertimento e buona cucina. Ma sullo sfondo aleggiano gli interrogativi sul futuro, sul destino di un territorio che sarà «occupato» dal passaggio di Pedemontana. L’autostrada mangerà circa due ettari di «asparagiaie».

«SI TRATTA dei primi terreni in cui è ricominciata la coltivazione: l’impatto sarà devastante», spiega il sindaco Antonio Colombo. L’infrastruttura rischia di assestare un duro colpo a una tradizione rinata agli inizi degli anni Duemila, quando gli agricoltori locali decisero di reinvestire sul prodotto che ha reso celebre Mezzago. Da più di cento anni il nome del paese è associato a quell’asparago dal colore e dal sapore particolare: negli anni Trenta il periodo di massima diffusione con l’approdo nei mercati ortofrutticoli di Monza e Milano. Seguirono anni di lento declino, fino alla rinascita culminata con la conquista della denominazione Deco (Denonimazione comunale di origine), una sorta di marchio di tutela e di qualità per difendere uno dei simboli della Brianza a tavola.