Submitted by Izz on
di Stefania Totaro da il Giorno
UNA RICHIESTA di rinvio a giudizio per duplice omicidio e incendio colposi per il rogo mortale che si è scatenato il 27 settembre del 2010 in un laboratorio-dormitorio alla periferia di Muggiò, costato la vita a due uomini cinesi di 35 e 45 anni. Dovrà presentarsi il 28 maggio all’udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Monza Alfredo De Lillo il cinese di 35 anni Chuan Zeng Yan, titolare della piccola azienda di lavorazione di tessuti e pellami al piano terra dell’edificio di via Baracca. Con lui era indagata anche una connazionale titolare di una piccola fabbrica analoga al piano superiore, ma il pm titolare dell’inchiesta, Walter Mapelli, non ha rinvenuto nei suoi confronti alcuna responsabilità penale. Così come per l’italiano proprietario dell’immobile, che secondo gli accertamenti disposti dal magistrato, aveva regolarmente affittato ai titolari cinesi delle aziende il capannone teatro del rogo mortale con un contratto che prevedeva sia la destinazione commerciale che l’uso foresteria. L’incendio era scoppiato poco dopo la mezzanotte nel laboratorio al piano terreno, dove gli operai trovavano riparo anche per la notte.
I corpi delle due vittime cinesi erano stati trovati carbonizzati dai vigili del fuoco. Il trentacinquenne aveva cercato invano riparo nella doccia. Le fiamme avevano distrutto entrambe le aziende e danneggiato anche gli appartamenti dei titolari all’ultimo piano dello stabile.Nella loro relazione fatta pervenire alla Procura di Monza i vigili del fuoco avevano accertato che gli imprenditori cinesi non avevano richiesto ai pompieri la certificazione per la prevenzione degli incendi. Già dai primi accertamenti era invece emerso che le fiamme si scatenarono per cause accidentali e non per cause dolose quindi non sono state appiccate. I pompieri hanno poi chiarito che le due aziende non rientravano nella categoria di quelle che per legge devono essere sottoposte a periodici controlli per la prevenzione degli incendi da parte dei vigili del fuoco, aggiungendo anche che nessuno dei due titolari, un uomo e una donna di origine cinese, però, avevano richiesto ai pompieri la certificazione antincendio che prevede un sopralluogo nelle aziende per verificare se siano stati adottate tutte le precauzioni per evitare o diminuire i danni in caso di incendio.
Una certificazione che non risulta obbligatoria, ma che avrebbe potuto magari rendere l’incendio meno devastante e salvare la vita ai due operai. Sotto accusa omissioni nelle misure di prevenzione degli incendi all’interno dei locali delle due aziende eanche l’inadeguata sistemazione dei dipendenti, che lavoravano e soggiornavano all’interno delle stesse sedi dei laboratori, dove lavoravano e trovavano anche vitto e alloggio. Scemata invece l’ipotesi di lacune o irregolarità nel sistema antincendio dell’immobile che avrebbero reso impossibile alle due vittime di sottrarsi alle fiamme.

