Ente turismo, gestione da Far West. La Ragioneria generale ha effettuato un'ispezione poi inviata alla Corte dei Conti

di Daniele Martini da il Fatto quotidiano

Promozioni di dirigenti a capocchia, commissari di gara scelti a simpatia, acquisti di beni e servizi effettuati a fantasia. Limiti di spesa per le missioni all’estero ignorati e telefonini usati a manetta anche per chiacchiere private. Gli alberghi sempre a 5 stelle e comunque di categoria superiore a quella consentita, tipo l’Exedra di Milano e il Renaissance di San Paolo del Brasile. Le auto blu pretese a tutti i costi senza averne diritto. Il palazzo della sede romana affittato senza gara alla Federazione russa, come un bene di famiglia e non un immobile pubblico.

ECCO CHE COSA è diventato l’Enit (Ente italiano del turismo) con la cura imposta dal direttore Paolo Rubini, un “manager del fare” lanciato in era berlusconiana, un dirigente Pdl di quella nidiata di “imprenditor i delle vacanze” spuntata intorno all’ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla. È diventato un Far West, l’Enit. In ogni attività (o quasi) dell’ente c’è il segno della volontà di ignorare le regole o di forzarle. E il marchio di una confusione figlia di un’idea proprietaria della cosa pubblica: come se Rubini si considerasse il padrone. Le accuse, circostanziate e documentate, provengono da una fonte autorevole, la Ragioneria generale dello Stato di Mario Canzio, e sono sintetizzate in una relazione di 93 pagine e 92 allegati che Il Fatto Quotidiano ha potuto consultare. L’autrice è Tiziana Tosti, dirigente dell’Ispet - torato generale di Finanza che si è installata negli uffici dell’ente verso la fine del 2011, convinta di sbrigare la pratica in un paio di settimane. Ma poi ne ha scovate così tante che di settimane all’Enit ne ha passate 8. E quando è uscita, dicono che avesse i capelli dritti. La relazione è stata trasmessa alla Procura della Corte dei Conti per l’eventuale richiesta di danni, e al ministro del Turismo, Piero Gnudi, che ha inviato ai dirigenti Enit una lettera durissima invitandoli “a ripristinare una situazione di legalità”. Se di mezzo non ci fossero quattrini pubblici e sprechi che gridano vendetta, si potrebbe ridere di episodi che sembrano usciti da una sceneggiatura fantozziana. Come quello di cui è protagonista Salvatore Costanzo, ingegnere comunale a Catania, mandato dall’Enit a promuovere il turismo in Brasile con un permesso di soggiorno di poche settimane, che una volta scaduto non è stato rinnovato dalle autorità di quel paese.

L’ingegner Costanzo ha dovuto lasciare a forza San Paolo trasferendosi a 2 mila chilometri di distanza, a Buenos Aires, “con relativo pagamento di spese di soggiorno”, e da lì ora prova a tenere i contatti con l’area brasiliana. Per questa missione impossibile l’ente del turismo ogni mese gli accredita uno stipendio di 14.442,19 euro netti. Siccome però la cosa ovviamente non funziona, parte dei compiti dell’ingegnere catanese sono stati passati a una certa Federazione delle Associazioni Abruzzesi. La sede Enit di San Paolo ora è ospitata proprio dagli Abruzzesi dietro pagamento di 7 mila reais al mese (3.100 euro) e sono loro che dovrebbero rappresentarci in uno dei più promettenti paesi del mondo per quanto riguarda il turismo in Italia. Anche la storia delle auto blu è spassosa. Ignorando bellamente le disposizioni di legge che escludono il direttore dell’Enit dalla lista dei privilegiati a cui spetta l’auto di servizio, Rubini ha puntato i piedi per avere anche lui la sua auto blu costringendo l’ente a pagare ogni mese un’azienda di noleggio per quasi due anni di fila. Spesa: 83.822,13 euro. Scoperto e costretto a lasciare a malincuore l’auto agognata, per un po’ il direttore si è consolato con una macchina elettrica, una Citroën che comunque ricaricava a spese dell’Enit, con un aggrovigliato sistema di fili attaccato a una presa degli uffici.

E NON È FINITA. Mentre l’ispettrice del ministero era intenta a documentare gli episodi di una gestione fuorilegge, il direttore si dava da fare per aumentare la sua presa sull’ente cercando di occupare l’unica casella di vertice ancora libera, tentando di promuovere un tal Gianluca Caruso, che si è messo in bella mostra come segretario particolare di Mauro Di Dalmazio, vicepresidente Enit e assessore Pdl al turismo dell’Abr uzzo

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