'Ndrangheta in Brianza - «Solo a Milano potevano condannare Paparo»

Indignati gli avvocati dell’imprenditore di Brugherio: raddoppiata la sua pena

di Stefania Totaro da il Giorno

«SIAMO RIMASTI esterrefatti. Soltanto a Milano poteva succedere una cosa del genere, dopo un processo al Tribunale di Monza durato 9 mesi».
Questo il duro commento dell’avvocato Amedeo Rizza, difensore insieme al collega Francesco Calabrò di Marcello Paparo, l’imprenditore di 46 anni domiciliato a Brugherio condannato ieri dalla Corte di Appello di Milano anche per associazione a delinquere di stampo mafioso, un’accusa da cui invece era stato assolto in primo grado. Per lui la pena è quindi raddoppiata, passando da 6 anni a 12 anni e 7 mesi di reclusione. Condannati in appello anche per associazione a delinquere di stampo mafioso pure i fratelli di Marcello Paparo, quello maggiore e suo braccio destro Romualdo e Salvatore e pure la figlia Luana, che era stata invece assolta con formula piena dai giudici del Tribunale di Monza.
«La Corte di Appello si è sostanzialmente uniformata alle richieste della pubblica accusa, che aveva presentato come ricorso la riproposizione della requisitoria di primo grado così come era - continua l’avvocato Rizza -. Questa sentenza, maturata dai giudici milanesi dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, ora va purtroppo a incidere negativamente su altri processi ancora in corso, come quello per l’operazione “Cerberus” annullato dalla Cassazione e su quello per l’operazione “Infinito”. Attendiamo di leggere la motivazione che verrà depositata tra 90 giorni, ma annunciamo già da ora che ricorreremo senz’altro in Cassazione». La difesa aveva chiesto invece l’assoluzione totale dalle accuse. Stupito dalla sentenza della Corte di Appello di Milano anche il giudice monzese Giuseppe Airò, che ha presieduto il collegio di giudici del Tribunale di Monza dove si è svolto il processo di primo grado. «È da leggere la motivazione della sentenza - ha commentato Giuseppe Airò -. Ma se c’è stato un errore di valutazione, è giusto che la sentenza venga riformata in appello perché è questo il compito della Corte di Appello».

IL PROCESSO al Tribunale di Monza, che vedeva 14 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, lesioni aggravate, violenza privata e favoreggiamento, si è concluso un anno fa con 5 condanne da 6 anni a 2 anni e mezzo di reclusione. La condanna maggiore, a 6 anni di reclusione per detenzione illegale di armi, lesioni aggravate e violenza privata, in continuazione con un’altra condanna già avuta per armi nel 2005, era andata a Marcello Paparo (che ora si trova agli arresti domiciliari) arrestato nel marzo 2009 perché ritenuto dalla DDA di Milano il boss della ’ndrina dei Paparo di Isola di Capo Rizzuto, accusata di avere agito anche nell’hinterland milanese allo scopo di insinuarsi nei grossi appalti di facchinaggio nei supermercati con il Consorzio Itaka di Brugherio e nei subappalti di movimento terra con la P&P di Cernusco sul Naviglio. Accuse negate dai giudici monzesi ma ora confermate in appello. La Corte di Appello ha invece confermato le due assoluzioni per il contabile brianzolo dei Paparo, Mirko Sala e per Carmelo Verterame. «Siamo contenti per l’assoluzione con formula piena di Mirko Sala, che finalmente è uscito da questa vicenda da incubo» ha commentato il suo difensore, l’avvocato Stefania Fiorentini.
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