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di Stefania Totaro da il Giorno del 16/06
SI TERRÀ a due anni e mezzo dallo scempio ambientale l’udienza preliminare sulla Lombarda Petroli di Villasanta, l’ex raffineria dismessa e trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi dove nella notte del 22 febbraio 2010 vennero sversati nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili. Sei indagati dovranno presentarsi il 25 settembre davanti al giudice del Tribunale di Monza Giovanni Gerosa per rispondere a vario titolo di disastro doloso, danneggiamenti, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e dal privato in atto pubblico, violazione della direttiva Seveso sulle aziende a rischio, violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e reati fiscali.
A firmare le richieste di rinvio a giudizio sono stati i sostituti procuratori Donata Costa e Emma Gambardella, titolari dell’inchiesta di carabinieri e finanzieri. Di disastro doloso (un reato che prevede una pena fino a 12 anni di reclusione) e danneggiamenti sono indagati i titolari della Lombarda Petroli, i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue e anche il direttore dello stabilimento Vincenzo Castagnoli, mentre di omesso controllo deve rispondere il custode dell’ex raffineria Giorgio Crespi.
Con i Tagliabue e Castagnoli sono indagati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e dal privato in atto pubblico e di reati fiscali anche il dipendente incaricato di tenere la contabilità fino al luglio 2008, Maurizio Viganò e quello successivo, Alfredo Pilotti (che avrebbero già concordato con i pm il patteggiamento della pena sotto i 2 anni con la condizionale per uscire dalla vicenda giudiziaria) per avere «indotto in errore il dipendente dell’Agenzia delle Dogane di Milano incaricato del controllo della quantità di prodotti petroliferi depositati presso la Lombarda Petroli» e «predisposto una contabilità parallela e segreta riportante le reali quantità di oli minerali giacenti» allo scopo di «sottrarre all’accertamento oli minerali con l’evasione dell’accisa» per un importo complessivo quantificato in circa 375mila euro e di Iva sull’accisa pari a circa 75mila euro.
GIUSEPPE E RINALDO Tagliabue sono infine indagati di violazione della direttiva Seveso per avere stoccato quantitativi di sostanze pericolose superiori alla soglia delle 2.500 tonnellate in violazione degli obblighi previsti dalla normativa sugli impianti a rischio ambientale, che prevede tutta una serie di ulteriori accorgimenti e normative di sicurezza. E anche di avere «omesso di adempiere agli obblighi di informazione, formazione ed addestramento dei dipendenti in ordine ai rischi connessi all’attività svolta».
Dal ministero ai consorzi di tutela dei fiumi ad ambientalisti e animalisti
ALL’UDIENZA preliminare si annuncia una valanga di richieste di costituzioni di parte civile: dal Ministero dell’Ambiente alle associazioni ambientaliste e per la protezione degli animali ai consorzi per la tutela delle acque dal Lambro fino al delta del Po.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte dello sversamento, «allo scopo di coprire i vistosi ammanchi di prodotti petroliferi che sarebbero inevitabilmente emersi alla chiusura dell’impianto prevista a distanza di qualche mese» gli indagati «facevano fuoriuscire nel piazzale della Lombarda Petroli almeno 1.600 tonnellate di gasolio e almeno 812 tonnellate di olio combustibile» e dopo «fingendo di coordinare i soccorsi, versavano acqua sugli idrocarburi presenti sul terreno con lo scopo di aumentare i quantitativi del prodotto e far perdere le tracce degli ammanchi». Così causavano «la tracimazione del prodotto nel collettore collegato con la fognatura» e provocavano «un grave episodio di disastro ambientale». Perché i prodotti petroliferi «raggiungevano il depuratore di Monza e poi il fiume Lambro, il Po e l’Adriatico con inquinamento delle acque e delle coste e morìa di pesci, molluschi e uccelli».

