Desio - La carriera di Paolo Vivacqua imprenditore dai molti misteri

di Pier Attilio Trivulzio da l'Esagono

Le mani sporche Paolo Vivacqua le aveva quando, diciannovenne, smontava pezzi di ricambio nella polverosa officina di Ravanusa. Poi aveva imparato a lavarsele con l’apposita pasta che toglie il grasso e, infine, col Cadum, sapone rosa alla lanolina che aveva scoperto frequentando una ballerina che si esibiva in un locale della Brianza. “Lei s’immerge nella vasca e si massaggia col Cadum. Al primo viaggio che fai in Francia compramene una cassa”, aveva detto al trasportatore che, settimanalmente, veniva dal sud carico di rottami. Ad un mercatino Vivacqua aveva trovato un vecchio manifesto col ritratto di una donna che recitava “Una sola saponetta Cadum vi convincerà”. E poichè la donna assomigliava alla sua Germania l’aveva appeso nell’ufficio di Lissone dove trattava gli affari della Ramit e della unipersonale L.V. che però operava a Gessate.

Due delle cento e più società dell’ex rotamat che aveva fatto fortuna in Brianza. E che, sette mesi fa, un lunedì, un killer ancora sconosciuto era entrato nel suo ufficio di via Bramante da Urbino a Desio gli aveva scaricato contro 7 colpi di pistola calibro 7,65 uccidendolo. Lo stesso calibro con cui hanno tentato di sparare alla donna. Le società, Vivacqua, le intestava a prestanomi. E però si godeva i guadagni. Un calcolo fatto dalla Guardia di Finanza parla di un accumulo di oltre 300 milioni di euro. L’ultimo sequestro un paio di settimane fa. Beni in Brianza, ma non solo che Paolo Vivacqua aveva accumulato con l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Terreni e abitazioni, alcune date in affitto, conti correnti, un’Aston Martin, l’elicottero, e anche diamanti e lingotti d’oro. Le società “cartiere” le aveva un po’ dovunque: KMC a Bollate e poi trasferita a Lurago d’Erba; CA.MA Metal operativa a Vaprio d’Adda; Eco Metalli e Bio Metal a Milano; LV Rottami a Lissone e operativa a Gessate, Nord Metalli e RAMIT a Lissone; Ful Metal e Inox a Torino; FV Metal a Gessate. I proventi delle false fatturazioni eseguite da queste società finivano nella Loviro e Gestim di Milano; Immobiliare VI.BI di Desio, Edil V.B. di Lissone. E ancora nella Jet Web e PT Saraceno AG con sede in Svizzera.

Le “teste d’uovo”, secondo gli investigatori, Paolo Vivacqua le sceglieva tra i brianzoli. Fra questi Calogero Licata Caruso ravanusano trasferitosi a Desio era il guardiaspalle di Vivacqua. È’ lui che in Comune a Carate ha presentato le osservazioni affinchè sul terreno di via Marengo a ridosso della Valassina Bricoman Italia potesse costruire il punto vendita. E, il 21 giugno 2011, recepite dal Consiglio comunale le osservazioni, assieme a Paolo Vivacqua ha venduto il terreno alla Bricoman Italia. Aggiungendo subito dopo un secondo terreno per completare quei 31.119 metri quadrati indispensabili all’edificazione del progetto.


 

Sequestrati immobili e beni. Un patrimonio milionario. Intanto spunta un terreno a Macherio di Gaetano Vivacqua
di Pier Attilio Trivulzio da l'Esagono

Forse, le Fiamme gialle non hanno ancora interamente aggredito il patrimonio accumulato da Paolo Vivacqua con le sue società “cartiere”. A Lissone, Desio, Milano e in Svizzera. Nel Canton Ticino si serviva di Roberta Bombelli, domiciliata a Milano e residente a Vezia. L’ultima scoperta è stata quella dei terreni di Macherio intestati al figlio dell’ucciso, Gaetano., 28 anni. Come i fratelli Antonio - genero di Franca Loiacono e Davide.Terreni registrati al foglio 13 del mappale 86 sub 4, 7 e poi dal 701 al 718. Terreni per i quali, così com’era avvenuto a Carate Brianza, Vivacqua avrebbe presentato osservazioni al Pgt entro la data fissata del 18 dicembre dell’anno scorso. Certo, quei terreni non sono certamente appetibili come quelli ceduti alla Bricoman Italia; sembra comunque non siano gli unici riconducibili a Paolo Vivacqua.

Sarà un caso o forse no, diversi terreni a Macherio risultano intestati a persone di Ravanusa e Campobello di Licata. Oltre che a romeni. La convivente di Paolo Vivacqua, Lavinia Mihalache è nata a Costanta, in Romania così come gli intestatari di terreni che potrebbero essere prestanomi di Paolo Vivacqua ucciso a Desio il 14 novembre dello scorso anno. In via De Gaspero a Vedano al Lambro sono stati posti sotto sequestro diversi appartamenti, alcuni dati in affitto. “La Guardia di finanza ha eseguito diversi sequestri – dice Ignazio Valenza avvocato che seguiva penalmente la famiglia Vivacqua -. “Io pensavo di conoscere la consistenza patrimoniale dei Vivacqua ed invece mi sto rendendo conto adesso, leggendo i numerosi verbali di sequestro che il patrimonio è davvero cospicuo. Diversi gli immobili intestati a famigliari o prestanomi. Molti affittati e questa per me è stata una scoperta. Sapevo che avevano terreni di proprietà, però non sapevo esattamente né dove né quanti. In realtà del patrimonio Vivacqua si occupava un avvocato di Bologna che è ghià stato sentito dalla Procura di Milano”.

L’avvocato ci fa una rivelazione: “Scorrendo i verbali di sequestro ha appreso che c’erano altri terreni a Carate Brianza ed in particolare un terreno confinante con quello ceduto alla Bricoman Italia. Un secondo atto d’acquisto di cui, ripeto, ho appreso l’esistenza soltanto leggendo uno dei tanti verbali di sequestro”.


Quella storia che cominciò coi terreni di Carate
di Pier Attilio Trivulzio da l'Esagono

Carate - Paolo Vivacqua, uomo ombra dietro ad un vortice di società immobiliari. Èl’uomo che cinque mesi prima d’essere ucciso, quasi un anno fa, il 21 giugno, nell’aula del comune di Carate Brianza, aveva dato un cinque agli inseparabili amici Vincenzo Infantino e Calogero Licata Caruso appena era passato, con 19 voti favorevoli su 19 presenti, l’adozione del “piano attuativo A6”. Vale a dire la permuta di aree e presa d’atto per l’apertura di una media struttura di vendita. Su quei terreni a ridosso della Valassina di proprietà della Edil V.L.B. srl amministrata da Calogero Licata Caruso dietro alla quale c’era Paolo Vivacqua, sta sorgendo un punto vendita della Bricoman Italia.. Per poter dare corso alla costruzione della media struttura di vendita era però necessario acquisire altre tre aree rispettivamente di 4.160, 3880 e 2.940 metri quadrati.. Su una di queste tre aree che avrebbero completato il lotto avrebbe messo gli occhi un’altra cordata. Finita sconfitta.