Leonardo Maugeri, dall'Eni a consulente di Obama: «Il prezzo del petrolio crollerà»

di Massimo Degli Esposti da il Giorno

IL PREZZO del petrolio potrebbe crollare nei prossimi mesi. E non sarà un fuoco di paglia, ma potrebbe essere addirittura l’inizio di un decennio d’oro per i consumatori, con i prezzi dell’energia in discesa anche del 20-30%. Una tesi controcorrente quella avanzata da Leonardo Maugeri, studioso italiano «emigrato» ad Harward, dopo essere stato per anni il capo ufficio studi dell’Eni. Sono bastate le anticipazioni di un suo rapporto in uscita lunedì con la griffe della prestigiosa università americana, per suscitare l’interesse della Casa Bianca e dello stesso presidente Obama che ha chiamato Maugeri a far parte dello staff dei suoi consulenti.
La sua tesi è che sta per esplodere una «bolla» di capacità produttiva, a fronte di consumi che aumentano molto più lentamente del previsto. E non solo per la recessione, che potrebbe rappresentare un elemento transitorio, ma per una contrazione strutturale del mercato dovuta alle fonti alternative e all’efficientamento dei consumi.

Professore, come arriva a queste conclusioni?
«Ho semplicemente sommato tutti gli investimenti in corso in campo petrolifero, che equivalgono a nuova capacità produttiva per 50 milioni di barili al giorno. Badi bene. non si tratta di stime con modelli econometrici, come avviene in genere, ma di interventi reali che io censisco da anni con un database unico al mondo. Quindi le dico con certezza che fra efficientamento dei giacimenti esistenti e sviluppo di nuovi giacimenti da qui al 2020 saranno in produzione ex novo impianti per i volumi che ho indicato. Naturalmente alcuni non saranno portati a termine, altri andranno a sostituirne altri in esaurimento. Ma un calcolo prudenziale dice che la capacità produttiva effettiva nel mondo salirà dagli attuali 93 milioni di barili a 118 milioni fra otto anni. Su questo non ci piove».

E questo genererà squilibri fra domanda e offerta?
«Credo proprio di sì. Oggi la domanda è di 89-90 milioni di barili al giorno, e già un gap fra domanda e offerta di 4-5 milioni di barili ha prodotto una caduta dei prezzi dai 110-120 dollari al barile di inizio anno a 80-90 dollari, a seconda della qualità di greggio. A fine anno la capacità produttiva salirà già a 95 milioni di barili e quindi io credo che i prezzi scenderanno ancora. Nel lungo periodo l’equilibrio si manterrebbe solo con un aumento della domanda mondiale dell’1,6% all’anno, un tasso di crescita mai registrato negli ultimi due decenni. Per venire poi agli ultimi due anni, l’aumento dei consumi è stato particolarmente basso: lo 0,8% nel 2011, lo 0,6% probabilmente quest’anno»

Prezzi in caduta, quindi, ma fino a che punto?
«Oggi i nuovi giacimenti sono redditizi fino ai 70 dollari al barile. Ma è chiaro che il mercato enfatizza rialzi e cadute oltre la pura logica economica; dunque penso che si potrebbe scendere anche molto al di sotto. Nel 2008, per esempio, toccammo i 32 dollari...».

A quel punto, però, le compagnie chiuderebbero i pozzi...
«Non è automatico. Per sfruttare un giacimento bisogna investire per dieci anni. Chi lo ha già fatto, deve produrre immediatamente per recuperare i soldi investiti e rientrare dall’esposizione».

Cosa ha generato il boom produttivo?
«Come nel gas, anche nel petrolio sono arrivati i greggi non convenzionali. Lo shale oil, le sabbie bituminose, i greggi pesanti e l’off shore brasiliano. Usa, Canada, Venezuela e Brasile scoppiano di nuovo petrolio. Poi c’è l’Iraq, che ha risorse immense».

Buon per noi consumatori!
«Mah, la materia prima incide per 55 centesimi al litro sulla benzina, il resto sono raffinazione e trasporto per 15 centesimi e tasse e accise per 1,1 euro. Quindi, se non scendono le tasse, un calo di 10-15 centesimi al litro è il massimo che ci si può aspettare».