Il Fondo strategico italiano investirà un miliardo nelle ex municipalizzate, sta scegliendo fra una quarantina di società

Tamagnini e Gorno. Una squadra a caccia d’utility

di Alessandra Puato da il Corriere della sera / Economia

AMaurizio Tamagnini, tifoso del Milan volato in solitaria fino a Danzica per vedere l’Italia giocare agli Europei, piace l’immagine del salvataggio nella tormenta. Il debito dei comuni italiani esplode? Sarà (anche) il suo Fondo strategico italiano (Fsi) a ridurlo, acquistando dai comuni fette delle loro società di luce e gas, rifiuti e acqua, purché sane e di possibile rendimento. Porterà così vita e sollievo come un cane San Bernardo, usa dire con metafora montanara Tamagnini, a chi rischia di soffocare sotto la valanga. Risulta da fonti attendibili già allo studio di Fsi, in questi giorni, il dossier della bolognese Hera, ed è verosimile che si faccia avanti, se non ha già provveduto, l’Iren che per un pezzo è in capo alla Torino di Piero Fassino. Ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sono 32 (vedi grafico) le utility non quotate sopra i 100 milioni di fatturato, dalla Cva della Val d’Aosta alla sarda Abbanoa, e sette le quotate, dalla minuscola Acsm Agam di Monza e Como all’A2A di Milano e Brescia. Molte di queste possono finire nel mirino del Fondo strategico, per future aggregazioni, a un patto, anzi, due.

Le condizioni   Il Fondo deve mantenere i poteri di governance, cioè sulle nomine e sugli indirizzi, e trovare un partner finanziario che lo affianchi immettendo denari veri, visto che nelle utility investirà solo in quote di minoranza e in aumento di capitale. Condizioni complesse entrambe, ma Tamagnini e la sua squadra di 19 persone, appena completata con l’ex Permira Marco Tugnolo, conta di potercela fare, se non altro perché dietro ha il Tesoro, e un sistema. Il Fondo strategico italiano di cui Tamagnini, ex Merrill Lynch, è amministratore delegato e Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti (Cdp), è presidente, fa capo a Cdp e Fintecna, quindi al Tesoro, e ha quattro miliardi in cassa. Uno di questi miliardi sarà convogliato sulle utility, somma che diventa doppia o tripla considerando l’effetto leva di due-tre volte previsto, cioè i prestiti dalle banche. Nato l’anno scorso per sostenere le grandi aziende affinché non si ripetessero i casi di Parmalat e Bulgari finite agli stranieri, in questa fase di crisi del debito pubblico il Fondo è ritenuto davvero il San Bernardo che porta il «cordiale», ma il sentiero è stretto e le castagne al fuoco della Cassa sono molte.

L’intenzione del Fondo è costituire un «polo di servizi di pubblica utility», dicono le carte: si ritiene infatti che esista nelle ex municipalizzate una vera opportunità d’investimento, in una strategia di consolidamento del settore. La multiutility del Nord? Forse, ma non solo. Fsi vuole mettere insieme le frammentate ex municipalizzate, in un mercato dove i primi tre operatori controllano in Italia il 73% dei servizi locali, contro il 93% della Francia e il 94% della Germania. Sono utility 100 aziende sulle 740 potenzialmente nel suo perimetro: la quota di settore maggiore. E dopo i primi tre investimenti per un miliardo di euro (Metroweb, Kedrion, Avio), deliberati il 28 maggio, Fsi risulta avere ora cinque progetti in fase avanzata di analisi. C’è da credere che in questo paniere ci sia qualche ex-municipalizzata, perché è sull’affare delle utility, in via di cessione da parte dei Comuni, che dopo il decreto Sviluppo varato il 16 giugno sta concentrando attenzione la Cassa depositi e prestiti, società per azioni al 70% del ministero dell’Economia e al 30% di 66 fondazioni bancarie che sta lievitando come una torta, rivelandosi la chiave di volta della politica economica italiana.

Gli strumenti   Per valorizzare gli attivi pubblici locali, la Cassa ha varato il 15 giugno due strumenti. Il primo, nel perimetro del Fondo strategico appunto, è il «Veicolo dei servizi di pubblica utilità », finalizzato ad acquisire quote di minoranza nelle utility, ma con poteri di governance e solo su società in equilibrio economico- finanziario: fatti che escludono, ad esempio, l’investimento nella romana Acea. Questo veicolo deve investire al fianco di soci finanziari anche esteri e in ottica prudente. Il secondo strumento di Cdp per alleviare le pene di bilancio di comuni e regioni è un fondo immobiliare destinato a «valorizzare o trasformare» gli immobili degli enti locali, cioè ristrutturarli e acquistarli. Ha, anche questo, un miliardo in dotazione ed è gestito da Cdpi Sgr, la società della Cassa che già si occupa di edilizia sociale.

Altro tassello della strategia di alleggerimento del debito pubblico da parte della Cassa è l’esercizio del diritto di opzione su Sace, Simest e Fintecna, novità piombata con il decreto Sviluppo. Cdp deve rilevare le tre società dal Tesoro entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge e l’operazione è considerata di forte valenza industriale. Sace, con cui Cdp ha in cantiere prestiti per 9 miliardi, assicura le aziende che s’impegnano all’estero, Simest mette capitale in quelle che esportano e Fintecna, che ha competenza nelle valutazioni immobiliari, aiuterà nell’acquisto di stabili da comuni e regioni. In aggiunta, la Cassa deve poi completare, entro metà ottobre, l’acquisto dall’Eni del 30% di Snam Rete Gas, che assorbirà poi almeno sette miliardi d’investimento solo in Italia. E risolvere la grana di Metroweb e della banda larga, dov’è entrata in collisione con Telecom. L’obiettivo qui è trovare un accordo «win-win», soddisfacente per entrambi, procedendo comunque al cablaggio delle 30 città annunciate.

L’obiettivo della Cassa è fare calare il debito pubblico con un esborso effettivo di circa 12 miliardi, a regime, senza mettere a rischio la raccolta postale da 24 milioni di italiani, con cui copre la gran parte degli attivi. In questo quadro, il Fondo strategico della coppia Tamagnini- Gorno, nato per l’impresa privata, diventa il braccio d’intervento anche per la finanza pubblica. Prova d’esordio impegnativa per la squadra, di provenienza finanziaria e industriale.