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Al vigilante 100.000 euro Milano, all’esame della Procura i soldi di Cirillo
di Marinella Rossi da Il Giorno
MILANO
SECURITY e portafogli gonfio, ma non solo per i furti. Anche false fatture e retrocessioni, al solito. I colpi grossi al caveau del San Raffaele, e poi le intimidazioni e gli incendi — questi su mandato del don, Luigi Verzè — devono aver fruttato ai tre uomini della sicurezza appena arrestati un indotto collaterale e notevole. A Vito Cirillo, ruvidissimo poliziotto privato, almeno 100mila euro in due anni, sui quali però la Procura getta l’occhio. Così si profila un nuovo sequel al sequel infinito della San Raffaele-story. «Da ultimo la Guardia di finanza di Milano ha ricostruito incassi periodici di Cirillo, almeno tra il 2009 e il 2011, per quasi 100 mila euro», la ricostruzione dei pubblici ministeri Ruta, Orsi, Pedio e Pastore riportata nella misura cautelare del gip Vincenzo Tutinelli che manda in carcere Cirillo, il responsabile della sicurezza Danilo Donati e l’altro addetto alla vigilanza Francesco Pinto, per incendi, tentata estorsione, furto. «Questi incassi — scrivono i pm dei 100mila euro — sono privi di qualsivoglia giustificazione, derivano da rimesse della Metodo Impresa Generali di Costruzioni Srl, ora in fallimento, riferibile a Gianluca Zammarchi, persona ben nota alle indagini sulle vicende del San Raffaele».
ZAMMARCHI è il figlio di Pierino, ed entrambi sono gli imprenditori nel core business del Monte Tabor che fu di don Verzè: gli uomini che ottenevano la gran parte degli appalti a cifre stratosferiche per retrocedere poi contanti nella cassaforte della vicepresidneza di Mario Cal. «Dietro questi pagamenti vi è peraltro un giro di false fatturazioni e un sistema di rapporti tra Cirillo, la Metodo, terzi contraenti: il fatto, meritevole di approfondimento — conclude la Procura — appare sintomatico di ipotesi distrattive ai danni della Metodo, di cui Cirillo è stato beneficiario». Cirillo, accusato con Pinto anche del furto da un milione di euro del 13-14 luglio 2011, quattro giorni prima del suicidio di Cal, e sul quale non ci furono in sostanza indagini, è definito dal gip un «recidivo reiterato (sequestro di persona, porto illegale d’armi, lesioni personali)». Verrà sentito nell’interrogatorio di garanzia domani, insieme con gli altri due arrestati. E proprio la Guardia di finanza ha trovato a Danilo Donati, nel corso della perquisizione, 28mila euro in contanti.
marinella.rossi@ilgiorno.net

