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di Franco Vanni da la Repubblica
DOMENICO Zambetti, assessore regionale alla Casa, la compravendita del suo appartamento è fra i casi che la Procura segnala come sospetti.
Il Trivulzio le ha fatto uno sconto?
«Assolutamente no e sono certo che l’indagine chiarirà come ne io né la Baggina abbiamo fatto nulla di male. Non c’è niente da nascondere, nessuno mi ha fatto favori e posso dimostrarlo».
Come ha comprato la casa?
«La storia è semplice: un giorno del 2007 mi arriva una lettera in cui mi si dice che, essendo io inquilino, ho diritto di fare valere una prelazione per l’acquisto, altrimenti la casa andrà all’asta. Leggo la cifra che mi viene proposta, decisa dall’Agenzia del Territorio, e io accetto. Tutto qui».
Lei quindi era già in affitto nell’appartamento del Trivulzio in corso Sempione?
«Di più: ero già inquilino dell’uomo che, alla sua morte, ha poi donato l’intero palazzo al Trivulzio, che mi ha confermato il contratto di affitto che già avevo. Mi si dica cosa c’è di male. La lettera di prelazione immagino la abbiano ricevuta anche tutti gli altri inquilini, non c’è stato nessun favoritismo nei miei confronti».
E il prezzo che ha pagato era quello di mercato?
«Ho speso 533mila euro, più spese varie, per 116 metri quadrati. E non stiamo parlando del primo tratto di corso Sempione, quello più prestigioso vicino all’Arco della Pace. Sono quasi sicuro che se adesso decidessi di rivendere l’appartamento, i soldi che ho speso cinque anni fa non me li darebbe nessuno».
Non trova che sia poco opportuno che un politico come lei acquisti case da enti pubblici?
«Io ho semplicemente acquistato la casa in cui vivevo dal 1994, e che ai tempi non era nemmeno del Trivulzio. Il fatto di fare politica non c’entra nulla e non mi sento di avere fatto un grande affare. Ho fatto un mutuo che sto ancora pagando, come fa la grande maggioranza delle persone».

