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«Non possiamo colpire persone. Terroristi a parte»
di Chiara Giannini da Libero
Il pilota del primo Amx punta il laser contro l’obiettivo, illuminandolo, mentre quello del secondo caccia sgancia la bomba, che va a colpire dritta l’antenna di trasmissione piazzata dai talebani. Le foto, fornite dalla Jatf (Joint air task force), che ha base a Camp Arena, quartier generale del contingente italiano in Afghanistan, parlano chiaro. Lo avevamo scritto nei giorni scorsi: gli armamenti di cui sono stati dotati i nostri aerei, sono stati usati già dopo l’annuncio del ministro della Difesa, Gianpaolo Di Paola, lo scorso gennaio, dell’adeguamento dell’Italia alle misure già prese in passato dalle altre forze della coalizione, impegnate nel Regional Command West. Le prove che i bombardamenti sono avvenuti adesso ci sono.
MISSIONI QUOTIDIANE Le missioni compiute da gennaio a ora sono moltissime, quasi quotidiane. Messe a segno, nell’ambito dell’area di competenza italiana, per la maggior parte proprio dai nostri caccia bombardieri, anche se gli altri aerei della coalizione, visti gli accordi, intervengono secondo una turnazione prestabilita. Gli Amx, dalla linea volo dell’aeroporto di Herat, situato all’interno della base, si levano almeno due volte al giorno. Il tuono è inconfondibile, lo abbiamo sentito più volte, sia la mattina che la sera, così come quello del Predator, aereo con pilota a terra che si alza in volo per filmare, grazie a speciali sensori, le zone da ispezionare, tenere sotto controllo, colpire. Tecnici specializzati esaminano le immagini, sia in diretta che acquisendo i video ogni volta che l’aereo rientra. Dagli Amx, invece, si scattano fotografie in grado di far vedere se, da un giorno a un altro, sono state apportate modifiche al terreno (se ad esempio sono stati posizionati ordigni esplosivi improvvisati) o se insistono in qualche regione depositi di armi o, ancora, se vi sono movimenti strani. Subito dopo si passa all’azione.
«GRANDE STRESS» A raccontarci l’ultimo bombardamento, attuato nei giorni scorsi nell’ambito dell’operazione «Shrimp Net» (Rete da gamberi), in corso in Gulistan e volta ad annientare le azioni dei talebani in quell’area, è proprio uno dei due piloti di Amx che ha sganciato la bomba. Ha già partecipato alla missione in Libia e ne ha alle spalle altre, proprio in Afghanistan. «Siamo sottoposti a un grande stress fisico», racconta, «perché le ore di volo sono molte e le temperature altissime, quindi non è come volare in patria. Cosa ho visto quando ho lanciato la bomba? La stessa cosa che hanno registrato i sensori posizionati sotto all’aereo». Come si può vedere dalle immagini pubblicate sopra, i talebani, ad alta quota, avevano posizionato un’antenna radio alimentata da dei pannelli solari, posti a qualche decina di metri di distanza. È stato verificato, nei giorni precedenti, grazie alle immagini filmate da Predator e Amx, che nelle vicinanze non vi fossero civili o abitazioni, dopodiché si è passati all’azione. «Le regole di ingaggio», ha chiarito il comandante della Jatf, colonnello Andrea Fazi, «ci impediscono di colpire persone. È logico che la regola non vale per i talebani che costituiscano una minaccia per le forze della coalizione».
Sul numero delle operazioni portate a termine dai nostri caccia bombardieri c’è il massimo riserbo, anche perché Shrimp Net è ancora in corso. Si sa solo che gli aerei si alzano ogni giorno e non solo per attuare una ricognizione. Operano in qualsiasi condizione e 24 ore su 24, là dove necessario, tanto che i piloti degli Amx non sono solo 4, quanto il numero degli aerei, ma almeno il doppio. Questo per garantire una operatività a tempo pieno. Da quanto si apprende, nel corso dell’operazione in Gulistan, l’intervento dei nostri aerei è fondamentale. Nei prossimi giorni, là dove si renderà necessario, si bombarderà ancora. La spending review del governo prevede il taglio di 33mila militari, ma un aumento di spesa per gli armamenti, almeno del 15%. L’Afghanistan sarà il primo destinatario di nuove tecnologie e armi per quella che non viene chiamata guerra, ma che lo sta diventando a tutti gli effetti.

