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Il governo vuole favorire la trasparenza con un registro e l’obbligo di comunicare per chi si lavora: sanzioni per chi viola le regole
di Lorenzo Salvia da il Corriere della sera
ROMA — Un registro con i nomi dei lobbisti per portare alla luce quello che si fa di nascosto nei corridoi. L’obbligo di comunicare ogni anno per conto di chi ci si è mossi e quale è stato il compenso. Il rischio di pagare una multa fino a un milione per chi non rispetta le regole, oltre alla sospensione dal registro e la possibilità di finire in una specie di elenco dei cattivi. Tornano le lobby, al Senato rispunta la transenna per tenerle a bada durante l’esame della spending review. E a Palazzo Chigi si lavora a un disegno di legge per regolamentare la loro attività. L’obiettivo è «garantire la trasparenza del processo di formazione delle decisioni», mettere sotto gli occhi dei cittadini quel lavorio che spesso si fa nell’ombra, non perché sia vietato ma perché è meglio che non si sappia troppo in giro. A Palazzo Chigi c’è una prima bozza, una decina di articoli che prendono spunto da uno studio del Cueim, il consorzio universitario di economia industriale e manageriale. Proprio per analizzare quel rapporto è stata creata una commissione guidata da Gianluca Sgueo, che alla materia ha dedicato anche un libro, Lobbying&lobbismi.
Alcuni dettagli restano da definire, ma diversi principi sono già fissati. Come quello di stabilire requisiti minimi per esercitare la professione: 22 anni, laurea specialistica inmaterie giuridiche, economiche o politiche, oppure tre anni di esperienza con un altro soggetto già iscritto al registro. Definito anche il capitolo sulle incompatibilità: non possono essere lobbisti i dipendenti della presidenza del Consiglio, dei ministeri, del Parlamento, degli enti pubblici, ma nemmeno i dirigenti politici, i componenti dei loro staff e neppure i giornalisti che frequentano il Parlamento. Per evitare furbate viene introdotta la regola del «closing the revolving doors», chiudere le porte girevoli. La lista delle incompatibilità vale anche per i due anni successivi alla fine dell’incarico. Le sanzioni pecuniarie dovrebbero andare da 100 mila euro a un milione per chi fa il lobbista senza essere iscritto al registro, e quindi anche per chi non ha i requisiti oppure è incompatibile. Multa salatissima anche se non sarà certo facile trovare le «prove». La sanzione dovrebbe essere più bassa, da 50 mila a 500 mila euro, per chi dà informazioni false al momento dell’iscrizione. In tutte e due i casi a decidere sarà la commissione che amministrerà il registro e che dovrebbe essere creata proprio a Palazzo Chigi. Questo capitolo, però, deve essere approfondito nella convinzione che la sola multa, per quanto salatissima, potrebbe non essere efficace. Per questo dovrebbe essere aggiunta la sospensione dal registro e anche quel principio della black list, l’elenco di chi non ha rispettato le regole, che all’estero funziona benissimo ma da noi chissà.
Cosa succederà adesso? A febbraio—quando il caso lobby esplose per l’assalto al decreto legge sulle liberalizzazioni— il governo sembrava deciso a intervenire di corsa ma il dossier non era ancora pronto. Poi c’è stato un rallentamento, adesso se ne torna a parlare. Dice Francesco Tufarelli, professore di Scienza dell’amministrazione all’Università Marconi e grande esperto del settore: «Da 20 anni i funzionari pubblici sono obbligati ad avere il tesserino con nome e cognome. È giusto che la stessa regola valga anche per i lobbisti. Loro sanno con chi parlano, lo voglio sapere anche io». E i primi a chiedere di fare presto sono proprio loro, i lobbisti. «Siamo da sempre per la regolamentazione », dice Beppe Facchetti, presidente di Assorel, l’associazione delle agenzie di relazioni pubbliche. E aggiunge: «Il governo aveva promesso un intervento rapido quando con il disegno di legge anticorruzione ha messo le basi per quel reato di traffico illecito di influenza che mette sullo stesso piano lobby e corruzione. Ecco, è l’occasione per riparare a quell’errore ».

