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di Emilio Randacio da la Repubblica
MILANO — L’appuntamento, già fissato in gran segreto dal suo legale con il procuratore capo, sembra destinato a saltare. Niente interrogatorio per il governatore Roberto Formigoni, nonostante le dichiarazioni pubbliche rese non più tardi della scorsa settimana dopo aver ricevuto un invito a comparire per corruzione. «Andrò senz’altro a trovarli in un giorno concordato», aveva garantito Formigoni davanti alle telecamere, sostenuto tra l’altro dalla linea condivisa con il suo avvocato, Salvatore Stivala. Ora, però, le cose sembrano cambiate. Radicalmente. E davanti alla nuova linea, anche Stivala ha deciso di lasciare il proprio mandato. La convocazione ufficiale formalizzata dai pm porta la data di sabato, in una caserma poco lontano dalla procura, per tentare di evitare l’assedio dei giornalisti e smorzare un’attesa che stava salendo di ora in ora. Tutti i magistrati milanesi che indagano sull’affaire Maugeri e sul presunto sperpero di fondi pubblici, si sono dati appuntamento per essere presenti. A cominciare dal coordinatore, il procuratore aggiunto Francesco Greco, pronto a rientrare apposta dalle ferie, e dal sostituto, Gaetano Ruta.
È giusto ricordare che la comunicazione ufficiale del rinvio Formigoni fino a ieri sera non l’aveva ancora comunicata. Ma tutti gli indizi su una decisione finale che propende per questo colpo di scena vanno in questa direzione. «Noi attendiamo solo una conferma », si è lasciato scappare un inquirente che segue da vicino l’inchiesta. Il weekend prossimo dovrebbe essere tra l’altro l’ultimo disponibile all’interrogatorio, visto che da lunedì, il governatore volerà in Corea per un incontro istituzionale. Di certo, l’eventuale slittamento del faccia a faccia condizionerà, non proprio in maniera secondaria, le prossime tappe dell’inchiesta. Formigoni è indagato per concorso in corruzione. Secondo le indagini dei pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, avrebbe agevolato i rimborsi regionali destinati alla struttura sanitaria convenzionata Fondazione Maugeri, in cambio di «utilità» per diversi milioni di euro. Denaro ottenuto non direttamente, ma attraverso consulenze fittizie per oltre 60 milioni di euro intestate a due uomini suoi fedelissimi: il faccendiere Pierangelo Daccò e l’ex assessore Dc Antonio Simone (entrambi in carcere dall’aprile scorso con l’accusa di associazione a delinquere, false fatture e appropriazione indebita). Nel caso in cui il governatore, che si è sempre dichiarato estraneo a tutte le accuse, declinasse l’invito a presentarsi, la procura sembra intenzionata a dare una accelerata all’inchiesta. Sarebbero sufficienti gli elementi raccolti fino ad adesso, il filo del ragionamento, per sostenere un futuro processo.
Le accuse contro il governatore sono racchiuse in un dettagliatissimo rapporto firmato dalla sezione di polizia giudiziaria: 220 pagine sulle presunte «utilità» ottenute dal governatore, ma soprattutto dagli allegati. Undici cd-rom con dentro anche mezze confessioni di interrogatori di testimoni e indagati, ma anche riscontri bancari grazie ai quali si intuisce, secondo la versione dell’accusa, che una consistente fetta di consulenze fittizie ricevute dalla Maugeri da Daccò e Simone, sono state restituite al governatore. Ville, soggiorni in barca, vacanze esclusive, la forma del baratto. Non si esclude che, una volta terminato il periodo feriale, i pm possano passare al contrattacco chiedendo il «rito immediato», la stessa formula attraverso la quale Silvio Berlusconi è stato processato per il cosiddetto Rubygate.
Niente udienza preliminare, subito in aula con le sole carte raccolte fino a questo momento. Perché questa condizioni si realizzi, però, è necessario — lo stabilisce il codice — che la richiesta si concretizzi entro novanta giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati e che un giudice per le udienze preliminari ritenga che l’accusa abbia raggiunto «una prova evidente » della colpevolezza dell’indagato. Il nome di Formigoni è entrato formalmente nel caso Maugeri il 14 giugno scorso. In termini pratici (tenuto conto del congelamento del periodo feriale che scade il 15 settembre), entro metà ottobre la procura avrebbe ancora tutto il tempo per formalizzare la richiesta. E questa sembra essere la destinazione dell’inchiesta, a meno di un nuovo ripensamento del governatore.

