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Zini: «Nessuna denuncia. Chi è nel mirino vinca l’omertà»
di Giambattista Anastasio da Il Giorno
— MILANO —
LE ASSOCIAZIONI del commercio sollevarono un coro di proteste quando, a settembre, il sindaco Giuliano Pisapia disse che a Milano un commerciante su 5 era costretto a pagare il pizzo. Ora dalla prima relazione semestrale del Comitato antimafia, voluto proprio dal primo cittadino e presieduto da Nando Dalla Chiesa, emerge che da gennaio 2011 a giugno 2012 si sono contati 52 atti intimidatori a danno, nella stragrande maggioranza dei casi, proprio di attività commerciali: 33 a Milano, il resto nell’hinterland. Incendi dolosi e bombe artigianali che hanno colpito discoteche, ristoranti e bar. Quindi panetterie, macellerie e alimentari. In molti casi quei locali compaiono negli atti di inchieste giudiziarie perché rientrano, secondo i magistrati, nella galassia degli interessi dei clan della criminalità organizzata. Non solo estorsione. In alcuni casi la malavita impone ai locali i propri bodyguard o i propri fornitori. «A Milano e provincia — ha detto Umberto Ambrosoli, uno dei componenti del comitato antimafia — la criminalità organizzata investe con più frequenza in alberghi, discoteche, ristoranti ed esercizi commerciali. Nel resto del Paese i settori più a rischio sono, invece, l’edilizia e il movimento terra».
Cartina di tornasole sono le confische: in Lombardia il 25.8% riguarda proprio alberghi e ristoranti, in Italia la percentuale è del 9.9. Ma le associazioni del commercio ridimensionano di nuovo l’allarme. «A noi non sono arrivate denunce di associati nel mirino della criminalità organizzata — dice Alfredo Zini, vicepresidente di Epam —, non ci risulta che il problema sia così diffuso. La nostra piaga sono, piuttosto, le rapine». Zini fa però tre ulteriori riflessioni: «È evidente che possa esistere un problema di omertà. In questo senso invito chi è nel mirino a uscire dalla paura. È normale, poi, che il nostro settore sia più esposto alle mire della malavita: la liberalizzazione delle licenze ha infatti ridotto le possibilità di controllo da parte delle istituzioni e gira denaro contante. Pure con buona frequenza perché ristoranti e locali hanno bisogno di continuo rinnovamento. Infine, immagino che la criminalità organizzata prenda di mira i locali che funzionano e che, quindi, non faticano a privarsi di una parte degli incassi per rispondere a eventuali richieste di pizzo. Da qui la mancanza di denunce». «Per queste ragioni — conclude Zini — non si può escludere a priori che il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nei locali sia diffuso, ma noi ad oggi non abbiamo i dati per percepirlo come tale».
giambattista.anastasio@ilgiorno.net

