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In rivolta dipendenti e titolari di due piccole ditte appaltatrici
di Martino Agostoni da Il Giorno
— MONZA — UN’ORA DI CAOS e rallentamenti ieri lungo viale Lombardia, ma stavolta non è colpa del maxicantiere. E’ la conseguenza di mesi di ritardi nei pagamenti e stipendi mai arrivati a una trentina di lavoratori di due piccole imprese, Ci Effe Strade e Spai Strade, che svolgono servizi di manutenzione e sistemazione della segnaletica stradale lungo la Statale 36. Ieri hanno detto basta all’attesa dei soldi e poco prima di mezzogiorno hanno iniziato la loro protesta: un gruppo di operai, con l’appoggio dei rispettivi datori di lavoro, ha preso i furgoni di solito usati per lavorare lungo viale Lombardia e ha improvvisato un corteo che, partito dal confine tra Cinisello e Monza, ha percorso a passo d’uomo la Valassina per diversi chilometri. Erano solo sei furgoni ma non sono passati inosservati tra i centinaia di automobilisti che inconsapevolmente si sono trovati coinvolti nella manifestazione. Hanno proceduto suonando il clacson e allargati su tutte le corsie del viale, senza lasciare spazi per essere sorpassati, costringendo quindi il traffico in arrivo dietro a loro incolonnarsi. Prima il caos e una coda sempre più lunga si è formata sulla carreggiata della Statale 36 in direzione nord e poi la stessa situazione si è ripetuta in direzione sud quando il corteo è tornato indietro. «Oggi (venerdi, ndr) manifestiamo simbolicamente sulla strada per sollevare l’attenzione su chi lavora ma non viene pagato - dice Sebastiano Nania uno dei lavoratori senza stipendio dalla primavera -. Ma siamo disposti a protestare a oltranza e se sarà necessario blocchiamo tutto. Abbiamo diritto ai nostri soldi: Anas deve sbloccare gli arretrati e non pensare solo alle grandi imprese». Il problema secondo i lavoratori di Ci Effe e Spai è nel modo di gestire i pagamenti di Anas che salderebbe senza ritardi le grandi imprese, mentre lascerebbe indietro i più piccoli. E le due ditte che ieri hanno protestato, a causa di questo sistema, avrebbero maturato un arretrato di almeno 700 mila euro di lavori svolti dallo scorso inverno ma non ancora saldati. «Non vengo pagato da marzo, sono al limite e la mia famiglia non ce la fa più – racconta Pino Sangalli -. Non possiamo più aspettare e se entro Ferragosto non abbiamo risposte siamo pronti ad andare sotto la sede di Milano dell’Anas per fare un presidio permanente e bloccare anche il loro lavoro».
C’È FRUSTRAZIONE tra le maestranze ma anche un senso di ingiustizia, come testimonia Elmachhour Noreddine di origine marocchina: «E’ da aprile che non mi pagano ma io, fino a ieri, sono comunque sempre stato qui, sulla Statale 36, alle sei di mattina a fare il mio lavoro. E’ un’ingiustizia perché anche se ho sempre lavorato, non riesco più a mantenere la mia famiglia. Bisogna rispettare chi lavora».
«Andremo avanti a oltranza con l’appoggio dei padroni»
LA FRUSTRAZIONE è alta. E se finora la rabbia dei lavoratori non pagati di viale Lombardia si è manifestata con un corteo di furgoncini che ha fatto impazzire il traffico all’ora di pranzo tra Monza e Cinisello, nei prossimi giorni le proteste potrebbero continuare. Ieri (venerdi, ndr )erano una trentina di due ditte minori che hanno appalti con Anas per i servizi lungo la Statale 36, ma ce ne sarebbero anche altri nella stessa condizione. Una situazione che diventa esplosiva tra le maestranze che ieri, sul ciglio di viale Lombardia, in attesa della protesta discutevano. «E’ colpa di questo governo che massacra chi lavora – sbotta Giovanni Crippa -. E qui, sulla statale 36, è andata a finire che Anas non paga la nostra impresa. Non pagano dalla primavera e sono mesi che non riceviamo più lo stipendio e così non riusciamo più ad andare avanti». Ognuno ha la sua vicenda, ma il dramma è comune a tutti. «Io aspetto da maggio di essere pagato – dice Maurizio Bellone -: ho moglie e un figlio, a casa lavoro solo io e ho bisogno dei soldi. Ci sono le bollette indietro, la casa e far poco non riesco più neanche a comprare da mangiare. Non me la prendo con il mio datore di lavoro perché anche lui ha i pagamenti bloccati». Gli fa eco il collega Rocco Pasqualetto: «Io ho già ricevuto le more delle bollette che non sono riuscito a pagare, e fra poco mi tagliano luce e gas. Si riesce a mangiare perché il nostro datore di lavoro ci passa qualche 100 euro per le emergenze, ma questa situazione non può continuare a lungo».

