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di Stefania Totaro da il Giorno del 14/08
DA UN MESE DETENUTO nel carcere di Monza e colpito da nuovi sequestri giudiziari, la villa in Sardegna e alcune quote societarie.
Non sono bastate le dimissioni da consigliere comunale, capogruppo del Pdl e presidente della commissione urbanistica di Carate Brianza per ottenere la scarcerazione a Maurizio Altobelli, 55 anni, arrestato un mese fa per corruzione insieme ad altre 5 persone su ordine di custodia cautelare in carcere del gip del Tribunale di Monza Maria Rosaria Correra nell’inchiesta del pm monzese Donata Costa sul Pgt di Carate Brianza.
Questo periodo di sospensione dell’attività giudiziaria ordinaria per le ferie estive di certo non ha aiutato Altobelli: la richiesta di concessione degli arresti domiciliari è stata vagliata (e respinta) non dal gip Maria Rosaria Correra ma dal collega Claudio Tranquillo che era di turno. Il pm che si occupa dell’inchiesta che vede coinvolto Altobelli tornerà in ufficio dopo il 20 di agosto, quindi il legale dell’indagato, l’avvocato Ivan Colciago, non può che attendere prima di presentare altre istanze difensive.
RESTANO TUTTORA in corso anche le misure di custodia cautelare per gli altri indagati: l’architetto di Carate Brianza Giorgio Aldeghi, 67 anni; il geometra di Arosio (Como) Giampietro Gerosa, 63 anni; il procacciatore d’affari di Giussano Felice Tagliabue, 67 anni; Massimo Pirovano, architetto 56enne già consigliere comunale a Carate nel 1998, che si trovano agli arresti domiciliari. Mentre a Caruso Calogero Licata, 40 anni, imprenditore di Muggiò, il provvedimento di arresto è stato notificato in carcere a Opera dove è detenuto dall’aprile scorso perché coinvolto nell’operazione della Finanza «Precious Scraps», che ha permesso di scoprire un’organizzazione criminale ramificata nel commercio di materiale ferroso che attraverso società «cartiere» (rappresentate da prestanome) forniva fatture per operazioni inesistenti a imprese compiacenti per un giro d’affari di almeno 200 milioni di euro.
Secondo l’accusa, i sei indagati, insieme al defunto Paolo Vivacqua, assassinato il 14 novembre scorso a Desio, dal 2006 si sarebbero accordati per modificare il Piano di governo del territorio di Carate Brianza e trasformare così da agricole a commerciali e residenziali cinque aree e un fabbricato, in cambio di tangenti per 1 milione e 160mila euro.
UN VERO E PROPRIO ‘comitato d’affari’, secondo gli uomini della Tenenza di Finanza di Seregno e i carabinieri del Nucleo investigativo di Monza, che interferiva a suon di mazzette sull’urbanistica della città attraverso società immobiliari gestite da prestanomi di Vivacqua, come Caruso Licata.
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