Brianza - E l’inquinamento minaccia Lambro e torrenti

di Gigi Baj da il Giorno

ANCHE I CORSI d’acqua brianzoli sono minacciati dall’inquinamento, dalla cementificazione delle sponde e da una scarsa attenzione per quanto riguarda la loro periodica pulizia. In più di una occasione il Comitato Bevere, che da quasi vent’anni opera monitorando il vasto bacino imbrifero del fiume Lambro (comprendente diversi torrenti e rogge tra cui le tre Bevere, il rio Pegorino. il Brovada e il Cantalupo), ha lanciato appelli per tutelare il territorio.

L’ASSOCIAZIONE opera anche a stretto contatto con il Parco Regionale della Valle del Lambro monitorando tutte le fonti di degrado ambientale e proponendo interventi mirati al recupero dei pochi ambiti naturali rimasti: «Abbiamo portato avanti - ha dichiarato il presidente Pietro Pozzoli - diversi progetti anche con le amministrazioni dei Comuni rivieraschi. Un impegno a 360 gradi che coinvolge i nostri tecnici esperti nei vari settori. Non bisogna però mai abbassare la guardia. Abbiamo individuato cinque misure preventive ed attuative che dovranno essere perseguite: censimento e dismissione dei siti a potenziale rischio ambientale con programmi annuali veritieri, dismissione immediata di opere di consolidamento spondale e di artificializzazione del corridoio fluviale, ripristino della naturalità spondale e vincolo assoluto delle aree di esondazione, rimozione di opere di recinzione e divieto assoluto di ulteriori captazioni sia dal Lambro che dai suoi affluenti causa l’impoverimento progressivo delle acqua danneggiando l’ecosistema». L’inquinamento da scarichi industriali e civili è ormai un lontano ricordo per il fiume Lambro anche se non mancano episodi sporadici di versamenti di liquidi e materiali inquinanti da parte di irresponsabili. I problemi maggiori oggi vengono dalle esondazioni che hanno causato gravi danni sopratutto a Briosco, Agliate, Biassono e Monza: «Le colpe - ha sottolineato Pietro Pozzoli - non sono certo del fiume ma degli uomini. Da tempo infatti nessuno provvede più allo sfalcio dei prati, alla pulizia costante degli argini e alla rimozione dei detriti che gli affluenti trasportano a valle. Una incuria che lentamente ma inesorabilmente crea disagi che hanno anche un pesante costo sulla collettività. Esondazioni dovute anche alla cementificazione del suolo attraverso il quale l’aqua piovana non riesce più a percolare nel terreno ma scorre in superficie alimentando in modo anomalo rogge e torrentelli».
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