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Spariti i 600mila euro ritirati da Paolo Vivacqua il giorno primo di essere assassinato. Non si trovano neanche i 5,1 milioni di euro pagati dalla Bricoman.
Il doppio ruolo di Antonino Brambilla, consulente privato della pratica Edil V.L.B./Bricoman e consigliere comunale che approva il Piano attuativo sull'area
di Albatros
Nell’ordinanza applicativa di misure cautelari firmata il 6 luglio scorso dal Gip del Tribunale di Monza, Maria Rosaria Correra, che ha aperto le porte del carcere di via Sanquirico al consigliere nonché membro della commissione urbanistica del comune di Carate Brianza Maurizio Altobelli – a giorni il Tribunale del Riesame si esprimerà in merito alla concessione degli arresti domiciliari richiesti dal legale Ivan Colgiaco -
e deciso gli arresti domiciliari per Giorgio Alleghi, Giampietro Gerosa, Massimo Pirovano e Felice Tagliabue oltre ad un secondo mandato di carcerazione per Calogero Licata Caruso, già detenuto nel carcere di Opera, il Gip osserva che “in data 14 novembre 2011 verso le ore 15.30 circa veniva rinvenuto cadavere nel suo ufficio di Desio, via Bramante n 15, Vivacqua Paolo, attinto da diversi colpi d’arma da fuoco. Vivacqua risultava persona con precedenti penali e che, pur non svolgendo una dichiarata attività d’impresa, esercitava, secondo informazioni fornite dai CC Norm. Monza, attività commerciali nel campo del recupero materiali ferrosi e gestiva, tramite prestanomi, diverse società operanti nel settore edile”.
Delle società Loviro srl ed Edil V.L.B.srl amministratore di diritto, di fatto prestanome, era Calogero Licata Caruso. Che Vivacqua presentava come nipote. Attraverso la mediazione di Felice Tagliabue il quale secondo i magistrati “vanta precedenti penali con due condanne per il reato di bancarotta fraudolenta e non é iscritto all’albo degli agenti immobiliari -, sentito dal pubblico ministero Donata Costa tre giorni dopo l’uccisione di Vivacqua, queste due società avevano acquistato terreni a Carate Brianza cedendoli poi a Bricoman Italia che un anno fa, il 12 settembre, aveva stipulato il contratto definitivo versando a Paolo Vivacqua l’intero prezzo pattuito di 5,1 milioni di euro. Somma pagata sui conti correnti delle società Loviro e Edil V.L.B. e subito prelevata per contanti. Soldi che gli inquirenti non hanno trovato nell’ufficio di Desio quando hanno rinvenuto il cadavere di Vivacqua.
Non solo non hanno trovato i 5,1 milioni di euro ma neppure quei 600mila euro che il rotamat di Ravanusa residente a Pregassona, in Svizzera e domicilio a Carate Brianza avrebbe dovuto avere con sé. E, si badi bene, non in assegni ma contanti prelevati il 13 novembre, un giorno prima d’essere ucciso, dall’ufficio postale in cui Loviro e Edil V.L.B. avevano i conti. Quei soldi gli servivano per saldare Felice Tagliabue che dal 2006 gli procurava terreni e immobili ed al quale aveva versato, a titolo di mediazione, soltanto pochi spiccioli.
“Mio zio mi parlò di alcune attività di natura immobiliare nelle quali egli stesso interveniva in qualità di mediatore”, dichiara al sostituto procuratore Donata Costa Fausto Terraneo, nipote di Tagliabue. E precisa “Non essendo iscritto all’albo degli agenti immobiliari e non potendo pertanto riscuotere compensi a titolo di provvigione, svolgeva la propria attività procacciando affari immobiliari e cedendo i contratti ai clienti finali, solitamente costruttori” (vedi sotto pag. 7-8 ordinanza). Il 15 novembre dello scorso anno, Fausto Terraneo avrebbe dovuto accompagnare lo zio, Felice Tagliabue, da Paolo Vivacqua per “chiudere i conti” relativi ai terreni di via Marengo dove ora sta sorgendo l’immobile di Bricoman Italia. Appuntamento saltato per l’imprevisto del killer che il giorno primo spara alla gallina dalle uova d’oro della “cricca di Carate”. Nell’ufficio di via Bramante 15, a Desio, i 600 mila euro in contanti che dovevano finire come compenso in nero nelle tasche di Felice Tagliabue, non sono stati trovati.
Eppure dovevano esserci: lo dimostrano i prelievi effettuati da Vivacqua poche ore prima della sua morte.
La caccia al killer continua. Il lavoro di investigazione ha riguardato tra l’altro il controllo del traffico dei cellulari e gli agganci alla cella telefonica che “sorveglia” la zona di via Bramante d’Urbino a Desio.
E’ quasi certo che Paolo Vivacqua conosceva il killer che gli ha sparato ed era persona di cui si fidava. L’ufficio non è stato messo a soqquadro; il cadavere non è stato trovato davanti alla porta. Come sarebbe stato giusto trovarlo se il killer avesse sparato i colpi di calibro 7,65 appena aperta la porta. Non c’è stata colluttazione e, dunque, Paolo Vivacqua si sentiva sicuro. Il killer ha forse sparato dopo aver avuto il denaro dallo stesso Vivacqua. Con i traffici poco puliti che trattava l’uomo di Ravanusa avrebbe dovuto stare all’erta. Prendere precauzioni. Anche perché una rapina da 300mila euro, qualche anno prima, l’aveva subita. E poi, quelle centinaia di migliaia di euro in contanti che prelevava – dopo averli prenotati - giorno dopo giorno dagli uffici postali di Lissone Seregno e Carate Brianza potrebbero aver attirato l’attenzione di qualcuno. Che però – per forza – doveva essere ben conosciuto da Paolo Vivacqua. Impensabile che abbia aperto senza timore la porta dell’ufficio ad uno sconosciuto.
E mentre i carabinieri continuano le indagini volte a dare un nome e un volto al killer, la Guardia di finanza si occupa di cercare quei 5,1 milioni di euro dell’operazione Bricoman Italia di cui al momento non c’è traccia. E la Procura ha aggiunto ai nomi degli indagati anche quello di Antonino Brambilla nel cui ufficio è stata sequestrata documentazione che proverebbe, scrive il Gip (vedi sotto pag. 29-30 ordinanza), “il diretto intervento del Brambilla quale consulente dell’operatore privato nella pratica Edil V.L.B./Bricoman presso gli organi competenti del Comune di Carate pur ricoprendo il Brambilla il ruolo di consigliere nello stesso comune”. Il ruolo di consulente dell’uomo politico - che era anche vice presidente della provincia di Monza e Brianza – nella vicenda Bricoman è confermato dalla email del 19 maggio dello scorso anno con la quale l’architetto Giorgio Aldeghi chiedeva a Brambilla di parlare con l’architetto Parma circa alcune modifiche da apportare alla convenzione in favore dei lottizzanti -, scrive il magistrato -. Su sollecitazione di Aldeghi, Antonino Brambilla svolgeva attività di mediazione con Giancarlo Parma, architetto del Comune (responsabile dell’Urbanistica che al momento non é indagato – ndr). Anomalia che si concretizza in un vizio funzionale degli atti amministrativi alla formazione dei quali Brambilla ha concorso (vedi approvazione piano attuativo n.d.r.) abusando della qualità di consigliere comunale, in quanto pubblico ufficiale portatore di interesse privato essendo referente del committente privato per il tramite di Giorgio Alleghi” precisa il giudice dell’indagine preliminare.

