Giuseppe Malaspina, indagato per il sequestro Villa, diventa accusatore per il tentato sequestro del fratello Carlo

Tre a processo. Contro di loro le dichiarazioni del costruttore edile alla Dda
di Tap_Hiro

Esattamente venticinque anni sono passati tra il sequestro di Massimo Oreste Villa a Merate (novembre 1987), liberato dopo sette mesi di prigionia sull’Aspromonte, e il pagamento di un riscatto di 3 miliardi di lire, e il tentato sequestro, in pieno centro di Vimercate, di Carlo Malaspina (novembre 2011), fratello di Giuseppe titolare di un incredibile numero di società edili e uffici nel grattacielo Gimal di via Fiorbellina. All’epoca del sequestro Villa i fratelli Malaspina, Antonio (classe 1945), Carlo (1947), Giuseppe (1953), Santo (1959), tutti nati a Montebello Jonico e trasferitisi a Vimercate, all’epoca feudo della famiglia ’ndraghetista degli Iamonte, vengono sospettati d’essere gli autori del sequestro.

I militari dell’arma concentrano la loro attenzione su Santo e soprattutto su Giuseppe, autore – secondo il rapporto della Dda di Milano allegato al fascicolo del processo da poco iniziato presso il Tribunale di Monza (presidente Patrizia Gallucci) - dell’omicidio di Giuseppe Zampaglione commesso a Muggiò il 21 maggio 1972.

Quattro colpi d’arma da fuoco sparati alle spalle di Zampaglione per una confidenza ai carabinieri sulla rapina ad una gioielleria che sarebbe stata compiuta da Giuseppe Malaspina e Carmelo d’Amico. Per l’uccisione di Zampaglione, nel 1976, la Corte d’Assise e d’Appello di Milano condanna Giuseppe Malaspina a 14 anni e 1 mese di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale per la durata della pena.

Il 24 luglio dell’81 dopo indulto e riduzione della pena, Giuseppe Malaspina viene ammesso alla liberazione condizionale. Prima di tornare libero il Tribunale di Sassari (16 gennaio 1979) gli infligge 4 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e il 20 giugno dello stesso anno il Tribunale di Alessandria con sentenza irrevocabile lo condanna a 6 mesi per lesioni personali. Il Casellario Giudiziale annota anche (19 novembre 2003) 3 mesi di reclusione sostituiti con 3.600 euro di multa per “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” ed infine, in data 11 luglio 2007 l’ordinanza di riabilitazione emessa dal Tribunale di sorveglianza di Milano. Data importante questa. Vedremo più avanti perché.

Nella caserma dei carabinieri di Vimercate, così come in quelle di Lecco e Como, su Giuseppe Malaspina è conservato un voluminoso fascicolo. Con i suoi trascorsi giovanili e le “attenzioni” che i militari dell’Arma, ed in particolare del luogotenente Paolo Chiandotto, che all’epoca del sequestro di Massimo Oreste Villa conduceva le indagini, gli avevano dedicato. Rapporti redatti; ma con esito d’indagini negative. Certo, il rapporto di Giuseppe e Santo con gli Iamonte, le confidenze di informatori.

A Vimercate è conservato l’esposto che Santo Malaspina presentò nel 2000 contro il fratello Giuseppe in ordine a controversie sorte al momento della sua liquidazione dalle società prima di trasferirsi in Albania. Così come le giustificazioni di Giuseppe presentatosi in caserma col fido geometra Enrico Galbusera. Qualche altro documento é stato forse sottratto dall’archivio. O è andato smarrito.

Introvabili, ad esempio – secondo il rapporto redatto dalla Dda di Milano che ha indagato su dichiarazioni rese da Giuseppe Malaspina in merito agli attentati alla Gimal e alla Progeam nonché al tentato sequestro del fratello Carlo - le sei pagine di allegati alla lettera del 17 dicembre 2004 nella quale presso il Consolato Generale di Valona, in Albania Santo Malaspina dichiara che “il fratello intendeva ucciderlo ed a farlo avrebbero dovuto essere esponenti della criminalità albanese”. Aggiunge anche di “disporre di prove ed informazioni in ordine ad attività mafiose imputabili al fratello Giuseppe” e “d’essere pronto a collaborare con la Procura di Monza”.

La missiva del Consolato di Valona viene indirizzata alle Procure della Repubblica di Monza e di Roma, alla stazione dei carabinieri di Vimercate, Ministero degli Esteri, Ambasciata d’Italia a Tirana, Consolato d’Italia a Scuteri e all’ufficio dell’Interpol di Tirana. Arrivata a Palazzo di Giustizia di Monza la missiva con le pesanti accuse mosse da Santo al fratello Giuseppe Malaspina a quale magistrato è stata affidata? Furono mai svolte indagini? E se sì quali riscontri sono stati accertati.

Santo Malaspina è ora tornato in Italia e le sue condizioni di salute sarebbero critiche. Forse  ora che in Tribunale a Monza si sta celebrando il processo scaturito dalle dichiarazioni di Giuseppe Malaspina contro i fratelli Giovanni e Vincenzo Miriadi e Mario Girasole per gli attentati agli uffici della Gmal, Progean e il tentato sequestro di Carlo Malaspina a Vimercate, - sarebbe il caso che la Procura inviasse un magistrato a raccogliesse “a futura memoria” le dichiarazioni sulle pesanti accuse rilasciate spontaneamente a Valona nove anni fa contro il fratello.
Che – è giusto ricordarlo - è uscito pulito dalle indagini sul sequestro di Massimo Oreste Villa.

Dei tre miliardi di lire pagati dal padre titolare della Beton Villa (la società è poi stata ceduta) soltanto poche banconote sono state trovate; secondo un rapporto dello S.C.I.C.O. della Guardia di finanza del 1996 “Giuseppe Malaspina è a capo di una cosca mafiosa insistente sul territorio di Monza, ma al momento, nessun riscontro risulta a tali affermazioni”.

Le Fiamme gialle compiono indagini approfondite su Malaspina partendo da quella galassia di società edili aperte tra l’86 e il 2001: Della via Gramsci srl, Immobiliare Edil P.A.M.A, Sporting Club Brugherio, D’Adda Busca srl, Immobiliare Pisani, Oberdan Immobiliare, Immobiliare Milano srl, Edil Studio Casa Brianza srl,  S.A.G.I. srl, Gimal e Silene.  
Altre se ne aggiungono dopo il 2001. In totale 38 le società.

Con Silene (capitale 765mila euro) Malaspina realizza 160 appartamenti in via Casati a Muggiò sull’area ex Fillattice e s’impegna a costruire il campo di calcio in via XXV Aprile-I Maggio.
Gli appartamenti sono completati, le opere di urbanizzazione (area mercato, percorso verde, piantumazioni) no.

Una fideiussione in mano al Comune non è stata ancora escussa anche se da oltre un anno è scaduto il termine.
Decisione del sindaco azzurro Pietro Zanantoni il quale si giustifica in Consiglio dicendo che “l’operatore Giuseppe Malaspina sta attraversando un momento di crisi” e quindi gli sembra giusto non escutere la fideiussione. Anche perché, nell’ottobre 2007 davanti alla Commissione d’inchiesta per quel campo di calcio promesso e abbandonato per anni perché per finirlo Malaspina pretendeva maggior volumetria sull’area ex Fillattice, Zanantoni dichiarò che “300mila per finire l’opera sono niente per Malaspina che ha finanziato AN-Forza Italia ed ha un’azienda da centinaia di milioni. Per lui 300mila euro sono una bazzeccola”.

Per realizzare l’area mercato adesso il Comune di Muggiò dovrà spendere oltre 700mila euro e la fideiussione è di 367mila euro. In quanto al campo di calcio, sono stati impiegati 1,3milioni di soldi dei contribuenti.

Con le amministrazioni comunali, le società di Giuseppe Malaspina hanno in corso contenziosi.
A Muggiò la Silene srl ha lasciato il pesante contenzioso dell’area ex Fillattice; a Villasanta attraverso la Villasanta Village ha edificato un hotel a 10 piani anziché 8 e l’amministrazione ha dovuto ricorrere al Tar vincendo la causa e così i due piani eccedenti sono stati abbattuti.
Ma resta lì lungo la strada per Lecco la vergogna di quello scheletro di cemento; con la società Della via Gramsci non ha realizzato le opere di urbanizzazione e tra queste il parcheggio lasciando così in stato di degrado la zona.

Una svolta alla sua vita d’impenditore edile vimercatese se l’è voluta dare cancellando in un colpo solo il 20 luglio 2007, una bella fetta delle sue 38 società.
Ci siamo chiesti perché.
La soluzione sta nella riabilitazione decisa con l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano: emessa l’11 luglio. Nove giorni prima.
Ha voluto cancellare uno scomodo passato.

Ora è impegnato con la società “2G Lario srl” e il socio Piergiuseppe Avanzato, nell’operazione da 150milioni di euro a ridosso della frontiera di Ponte Chiasso.
Attende solo il via libera dell’amministrazione di Como per dare corso ad una mega cementificazione. 

Riabilitato dal Tribunale ha anche trovato il canale giusto per arrivare a suonare non più alla porta della caserma di Vimercate bensì alla sede milanese della Dda e denunciare gli spari contro la Gimal e la bottiglia incendiaria alla Progeam, il tentato sequestro del fratello Carlo.

Il processo agli indagati in carcere da sette mesi accusati di estorsione e tentato sequestro, è stato spostato da Milano a Monza ed è in corso.

Dopo la deposizione dell’ispettore della Dda avvenuta lo scorso lunedì 8 aprile da cui è emerso che i carabinieri di Vimercate che hanno acquisito il filmato degli attentati alla Gimal e alla Progeam hanno consegnato alla Dda soltanto alcuni fotogrammi e non l’intera scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza – l’udienza del 15 aprile (ore 14.30) prevede le testimonianze di 3 carabinieri della stazione di Vimercate.

Commenti

Quante cazzate!! dalla prima all'ultima riga che vergogna!! chi pubblica queste fesserie non ha da fare nulla nella vita.

Ovvero?

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