Muggiò - Lo Stile Zanantoni. La gestione urbanistica del candidato sindaco che corre per il terzo mandato

di Pier Attilio Trivulzio

Tra Ici non pagata e ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, il “cubo di cemento” fatto costruire dall'amministrazione Zanantoni dentro al parco del Grugnotorto alla società Tornado Gest di Felice Vittorio Zaccaria - dichiarata fallita dal Tribunale di Monza nel gennaio 2010 con debiti per 56milioni di euro - è finora costato ai muggioresi oltre 2,5milioni di euro, ma il conto finale rischia d'essere ancor più salato.

Per il fallimento della Tornado Gest, Zaccaria è stato condannato in primo grado a 5 anni, la moglie, Aldina Stagnati, amministratrice della società, a 4 annni.

Saverio Lo Mastro, subentrato alla Stagnati nella proprietà - di fatto trasformando il multisala in una lavatrice della ’ndrangheta - e Stefano Firmano che a Lo Mastro aveva ceduto le quote societarie, hanno patteggiato rispettivamente a 4 e a 3 anni di reclusione.

Assolto invece il cinese Song Zhicai che a Zaccaria aveva versato 2,6 milioni di euro, primo anticipo per entrare nella proprietà dell’immobile trasformato nel frattempo in un Cinamercato.
In autunno è previsto a Milano il processo d’appello.

Storia lunghissima quella della costruzione del multisala, immaginato da Felice Zaccaria (procuratore della società) già nel 1990 dopo aver acquistato da Bozzi e Falsone i terreni agricoli che erano stati dei marchesi Casati Stampa.

All’inizio il multisala doveva avere 5 sale cinematografiche che diventano 9, sei anni dopo, quando Tornado Gest chiede al Dipartimento dello Spettacolo il parere per la realizzazione.
Il 9 maggio 1997 il direttore Cristina Criscuolo risponde che “è stato espresso in via preliminare parere favorevole, limitando a 1500 il numero dei posti autorizzabili” e aggiunge “[..] entro il termine non prorogabile di fine febbraio 1998, Tornado Gest dovrà presentare istanza al Comune di Muggiò ed inviarne copia al Dipartimento”.

Il 30 luglio 1997, Zaccaria presenta la richiesta in comune per realizzare sull'area del Grugnotorto “strutture finalizzate ad un centro sportivo, culturale con multisala cinematografica, piscina con spazi per il benessere e il tempo libero annessi con l'utilizzo del verde per l'attività all'aperto quali minigolf, percorsi vita, tennis e calcetto, con la dotazione dei necessari servizi e strutture inerenti”.

Il 14 maggio 1998, il sindaco Stefano Rijoff scrive alla Tornado Gest che “la Commissione edilizia riunitasi il 15 marzo 1998 ha espresso parere contrario al rilascio della concessione edilizia”.
Zaccaria non ci sta e dà mandato all'avvocato Bruno Santamaria di ricorrere al Tar della Lombardia.
Il tribunale si esprime (sentenza n. 4151 del 2000) pochi mesi dopo la vittoria elettorale (con i voti di An e Forza Italia) di Pietro Stefano Zanantoni, dando ragione al costruttore.

Da allora, il neo sindaco Zanantoni avrà buon gioco nel raccontare che il Tar “lo ha obbligato” a far costruire il multisala.
La realtà è un po’ diversa. Quello che Zanantoni non dice é che Felice Vittorio Zaccaria ha vinto soltanto perché scrive il Tar: “L'affermazione errata circa la possibilità di utilizzazione delle aree fatta dalla società ricorrente (Tornado Gest – ndr) non è stata smentita nemmeno dalla difesa comunale e, conseguentemente, il Tar non ha potuto che giungere alla conclusione di cui alla sentenza”.

Precisano i giudici amministrativi che “la zona (sulla quale avrebbe dovuto essere costruita la multisala – ndr) è destinata a parco pubblico territoriale. Essa sarà realizzata secondo modalità stabilite a livello consortile. In attesa della costituzione dell'apposito Consorzio vi è consentita l'utilizzazione agricola con esclusione di qualsiasi utilizzo a scopo residenziale”.

Il legale della Regione, Graziano Dal Molin, al quale Zanantoni si rivolge chiedendo un parere, il 5 settembre 2000 scrive che il Comune di Muggiò “può impugnare davanti al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale la sentenza prospettando in maniera completa quanto avrebbe dovuto essere esplicitato e soprattutto illustrando la normativa che vieta, in attesa della formale costituzione del Consorzio, un utilizzo delle aree diverso da quello agricolo”.
Dal Molin non nasconde che “la riforma della sentenza in esame è un obiettivo difficile da raggiungere, con l'ulteriore rischio di esporre l'Amministrazione Comunale ad un maggior danno”, ma aggiunge: “Quanto sopra affermato non giustifica comunque l'assunzione di un atteggiamento passivo e acquiescente”.

L'opposizione – che aveva raccolto 3.000 firme contro la realizzazione del cinema multisala - chiederà alla Giunta Zanantoni di andare al Consiglio di Stato, Zanantoni farà spallucce non intervenendo nemmeno quando verrà a sapere che nel luglio 2001 Zaccaria ha falsamente dichiarato con un'autocertificazione inviata al Dipartimento Generale per il Cinema, Divisione IV del Ministero per i beni e le Attività Culturali, d'essere in possesso della licenza edilizia.

Intanto, dentro al parco del Grugnorto, Tornado Gest ha già scavato un’enorme buca non per costruite 5 o 9 sale, ma 15.
Già, 15 e proprio Zanantoni gli ha da una mano raccontando in consiglio comunale d'aver letto su Il Sole24 Ore che soltanto il multisala con tante sale può economicamente stare in piedi. In realtà il quotidiano riportava un'inchiesta che affermava esattamente il contrario. I lavori senza autorizzazione vengono comunque bloccati.

Dopo una movimentata serata di consiglio, il 28 febbraio 2002, la costruzione del multiplex passa. Ai consiglieri che chiedono se la votazione riguarda 5, 9 o 15 sale nessuno risponde.
L'assessore Sandro Sisler ripete, invece, come un mantra “stasera andiamo a votare l'acquisizione di 330 metri quadri di verde e la manutenzione per 10 anni”. E Zanantoni invita tutti ad una biciclettata per ammirarare i lavori una volta finiti. Sono passati 12 anni da quella sera.. Qualcuno potrebbe prima delle elezioni invitare Zanantoni e i muggioresi a farsi un giro attorno alla zona di parco deturpato.

Il piano integrato d'intervento per le 15 sale viene approvato il 2 maggio 2002. La convenzione è stata preparata dal notaio Luigi Andrea Falce e prevede nel caso di “inadempimento di una qualunque delle obbligazioni assunte o il mancato rispetto dei termini, la risoluzione di diritto del presente contratto”.
L'operatore – scrive l'architetto Vittoria Di Giglio alla Giunta – ha dato inizio ai lavori mentre ha disatteso l'obbligo previsto nella clausola risolutoria espressa comportando automaticamente la decadenza della convenzione e l'abuso edilizio costituito dall'esecuzione dei lavori in assenza di titolo. E' stata quindi emessa ordinanza di sospensione dei lavori e con la decadenza della convenzione l'operatore non ha più titolo per edificare”.

Il 4 giugno 2003 la Giunta Zanantoni decide la risoluzione della convenzione con Tornado Gest, poi però, inspiegabilmente, tornerà sui suoi passi firmando la nuova convenzione pochi mesi prima delle elezioni 2004.

Mentre la Tornado Gest scava per costruire il multisala, Zaccaria propone un Programma Integrato d'Intervento per un’altra sua proprietà, il Palazzo Taccona Bertoglio d’Adda.
Il Piano prevede per l’antico edificio “una destinazione parte residenziale, parte commerciale e uffici, mediante svuotamento della parte centrale del palazzo dal primo al terzo piano e traslazione del relativo volume a sud dove è prevista la realizzazione di un nuovo edificio residenziale a tre piani”, come scrive in una lettera inviata il 5 aprile 2001 al comune di Muggiò, l'allora l'amministratore della società Stefano Firmano.

Otto mesi dopo (16 dicembre 2001) avviene il crollo parziale della facciata del Palazzo Taccona.
Il comune chiama l'ingegner Mauro Cattaneo e gli affida la relazione tecnica sul crollo. Cattaneo scriverà: “Secondo le affermazioni dei rappresentanti della proprietà, raccolte direttamente dallo scrivente, a far tempo dalla fine dello scorso mese di luglio 2001 ogni opera connessa ai lavori in corso è stata sospesa in ragione delle precarie condizioni di stabilità dell'immobile [...]
A malincuore, in ragione del significato storico dell'immobile e del suo valore di testimonianza per la comunità di Muggiò e non solo, ritengo quindi di poter suggerire solo un intervento di abbattimento”.

Di altro tenore la valutazione della Soprintendenza che era, nel frattempo, scesa in campo per tutelare l’edificio vincolando l’edificio nel gennaio del 2002.

Il 4 febbraio 2002 la Soprintendente Carla Di Francesco che ha ricevuto la relazione dell'ingegner Lorenzo Jurina scrive, infatti, al sindaco Zanantoni invitandolo ad “emanare una nuova ordinanza che revochi la precedente del 19 dicembre 2001 e disponga invece l'esecuzione delle opere di messa in sicurezza dell'edificio”.

A mio giudizio – è scritto nella relazione di Lorenzo Jurina - il crollo è un fatto locale che poco ha a che vedere col grado di stabilità globale dell'edificio. La stabilità di Palazzo Taccona, per tutto quanto ho osservato, resta nella norma degli edifici coevi [...] La demolizione non è la soluzione da suggerire tenuto conto del valore storico dell'edificio. Ritengo che si possa – o aggiungerei che si debba - pensare ad un intervento di messa in sicurezza e successivo consolidamento e restauro conservativo”.

L'intervento diretto della Soprindentenza ha consentito la conservazione dell’antica dimora alla quale la società di Zaccaria voleva come dire, cambiare i connotati.

Infatti è scritto nel documento inviato da Firmano al comune “la nostra proposta di Piano integrato è determinata dalla constatazione che il Progetto di Restauro e Risanamento conservativo in corso di realizzazione, conforme alle prescrizioni del Prg ha avuto un impatto negativo con il mercato”.

Insomma, restaurare e risanare Palazzo Taccona secondo le prescrizioni del Prg sarebbe stato troppo oneroso. Meglio quindi stravolgere il progetto originario, demolire tre piani ed edificare una costruzione aggiuntiva sul retro.

A compensare la mancata distruzione di Palazzo Taccona, Zanantoni verrà in soccorso del “povero” costruttore “mettendogli a disposizione” l'area di via Leoncavallo dove da un paio di mesi è stato inaugurato il nuovo mercato in precedenza previsto in via Casati a fianco dell'ex Fillattice, area recuperata come residenziale da Giuseppe Malaspina.

Non si è ben capito se a suo tempo il progetto delle villette a schiera di via Leoncavallo finì in Regione e poi si è perso o cosa sia accaduto. Quel che è certo è che Zaccaria iniziò a vendere sulla carta intascando gli anticipi. Le villette però non furono mai realizzate. In tanti in questi anni si sono rivolti in Comune chiedendo ai funzionari informazioni sull'esistenza del progetto e su come recuperare gli anticipi versati per quelle villette fantasma, qualcuno quei soldi ancora li aspetta.

Ma la storia dei due mandati di Zanantoni non è ancora completa.
C'è, ad esempio, la questione del campo sportivo di via 1. Maggio legato alla realizzazione dell'ex Fillattice con quella fideiussione di 375mila euro per le opere di urbanizzazione dell'area mercato annessa al residenziale di via Casati che il sindaco Zanantoni a distanza di dieci anni non ha ancora escusso da Giuseppe Malaspina per le difficoltà finanziarie in cui si trova il costruttore.

Una delle sue tante società, il Gruppo Edile Caronno SpA è stata, infatti, dichiarata fallita con un buco di 44milioni di euro.

Il 25 febbraio di quest’anno, dopo lunghissima attesa, la Giunta Zananatoni ha preso la decisione di “attivare procedimento di escussione fideiussoria ed azioni di recupero crediti per somma residua non coperta”. Nel frattempo però il costo di sistemazione dell'area ormai ex mercato di via Casati è lievitata a 850mila euro.

L'area mercato è al tempo stesso una comodità e un disagio (rumore all'alba degli ambulanti) per i residenti. Se poi il mercato è previsto sull'area che fronteggia una palazzina di due piani in costruzione nella quale – febbraio 2009 – il sindaco Zanantoni ha acquistato un appartamento da 200 metri quadri firmando l’atto nell’ufficio Tecnocasa dell’amico Antonio Caggia all'epoca candidato della lista “Brianza 2009 per il bene di Muggiò”, è bene che lo si decentri in un altro luogo. Come effettivamente è stato fatto spostandolo nell’area di via Leoncavallo.
La stessa che il funzionario di banca e sindaco di Muggiò Pietro Stefano Zanantoni aveva verbalmente (?) concesso a Felice Vittorio Zaccaria.

L'immobile di via Casati, ora venduto come Residenza Victoria, è ancora da ultimare. La società Edilizia & Ambiente che lo stava costruendo, dichiarata fallita dal Tribunale di Monza, era amministrata da Franco Quitadamo che possedeva la metà delle quote, l'altra metà era della moglie di Andrea Simone Zaccaria,(figlio di Felice Vittorio) che lavorava nel cantiere. Quando compare sulla stampa la notizia che la casa la sta costruendo Zaccaria, Zanantoni, immediatamente, oscura il suo sito web “Brianza 2009”.

Troppo lunga sarebbe raccontarvi la storia di questo immobile e per questo vi rimandiamo all'articolo pubblicato da infonodo.org nell’aprile 2012 (vedi La casa di Zanantoni la costruiva Zaccaria ).

Qualche particolare interessante però lo aggiungo.

Ad acquistare i terreni su cui è in costruzione la Residenza Victoria è stato Fabio Stellittano ex proprietario del Bar Italia che, ceduto il bar alla FA.MAR Sas di Stella Zannino, ha aperto un locale di fronte, su via Gatribaldi. Che prima di diventare l'attuale Good Morning è stata sede di “Brianza 2009”.

Se ne deduce che Pietro Zanantoni conosce molto bene Fabio Stellittano e del resto questi il 1. ottobre 2007 dove va chiedere i quattro assegni circolari di 110.833 euro ciascuno intestati rispettivamente a Cassina Angela, Cassina Luigia, Cassina Rinaldo e Colzani Paolo Emilio che servono per acquistare da il terreno di via Casati? Alla sede di Milano della Banca Popolare di Sondrio dove lavora come funzionario Pietro Stefano Zanantoni. Solo una combinazione?

Quando poi il 7 febbraio 2008 (delibera n.7) il Consiglio va a votare la variante per la riperimentazione di una zona piccola dell'area, Zanantoni si astiene. Quando invece vengono votate le osservazioni esce dall'aula.

Fabio Stellittano acquista anche tre appartamento a Cascina Faipò.
Vi chiederete che c'è di strano. Lo strano è che gli appartamenti avrebbero dovuto essere prima proposti agli inquilini residenti.

Non esiste alcun documento ufficiale che provi che è stata comunicata loro l'offerta d'acquisto.

E ancora: dove sono finiti i soldi introitati per quei 3 appartamenti ed altri venduti e gli affiti incassati, che per legge devono essere impiegati unicamente per la manutenzione del patrimonio immobiliare Erp? Certamente dentro il bilancio, si, ma sotto quale voce? Quale documentazione relativa è stata inviata alla Regione? Le ultme notizie riferiscono di un nuovo sistema contabile in forma sperimentale legato al patto di stabilità che prevede per i Comuni uno sconto di oltre il 50 per cento se vengono sforati i 600mila euro. In questo caso si eliminano i residui a bilancio e anche le somme impegnate, non spese, vengono azzerate. Cosichè altri 260mila euro contegiati per la manutenzione degli stabili Erp resterebbero in cassa.

Sarebbe ancora lungo il quaderno delle doglianze sull'Amministrazione Zanantoni tra il 1999 e il 2004 e tra il 2009 e il 2014.

Sorvoliamo sulla questione della caserma dei Carabinieri e delle centinaia di migliaia di euro anche in questo caso spesi per progetti (quello commissionato da Zanantoni alla E.T.S. di Villa d'Almé) e ricorsi al Tar.

E sorvoliamo anche sul campo sportivo che avrebbe dovuto costruire la Silene di Giuseppe Malaspina il quale invece bloccò i lavori chiedendo in cambio altre volumetrie per l'ex Fillattice rifiutandosi di eseguire lavori per 300mila euro.

Col risultato che tornato a Villa Casati a giugno 2009 Zanantoni spinse sull'acceleratore la costruzione del campo di via 1. maggio con fondo in asfalto costato ai contribuenti muggioresi quasi 1milione di euro e molte sbucciature alle ginocchia dei giovani calciatori con conseguenti proteste dei genitori.

E che dire del “pollaio” in vetroresina al cimitero?
Non c'era più spazio per le sepolture e allora l'amministrazione Fossati decise di far preparare un progetto ottenendo anche il finanziamento.

Carlo Fossati perse le elezioni e Pietro Zanantoni tornò a sedersi sulla poltrona di sindaco.
Come prima cosa chiese al funzionario di essere ragguagliato sull'urgenza relativa al cimitero. Avuto il report dalla funzionaria De Martini, lo mise in un cassetto per diversi mesi decidendo poi (la Giunta) di acquistare dalla ditta Bosisio i loculi in vetroresina. Costo pattuito 78mila euro che diventano 112mila quando sette mesi dopo i loculi vengono consegnati. Col tempo, per rendere decente “il pollaio” vengono spesi altri soldi per un totale di circa 150mila euro.

Ci sarebbe poi da parlare dell’area di via Marx che avrebbe dovuto restare a verde secondo “Stile”, il programma elettorale 2009 di Zanantoni, e invece stanno scomparendo gli orti per fare posto ai palazzi che sostituiranno il “Cubotto” Aler nonchè le 5 villette che costruirà l’impresa monzese che ha vinto l’appalto.

Infine del rifacimento di piazza Garibaldi con l'asfalto rosso.
Spesa prevista sotto i 100mila euro poi però viene presa la decisione di far asfaltare alla ditta che si è aggiudacata i lavori, la Colombo Strade, anche il raccordo con la piazza del Burghet e la Giunta approva una delibera integrativa per altri 99mila euro. Tutto regolare?

Presentandosi nei giorni scorsi ai suoi elettori, speranzoso di ottenere il terzo mandato, Pietro Stefano Zanantoni ha esordito con lo slogan “Il meglio deve ancora venire”.

Allora, incrociamo le dita e tocchiamo ferro.

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