Bruciata l’auto dell’uomo delle cosche. Bruzzano, sul rogo indaga l’antimafia

di Cesare Giuzzi da il Corriere della sera del 02/03

Ventisette anni fa, quando i poliziotti gli misero le manette mentre, latitante, si nascondeva a Carate Brianza, dissero che «dopo Epaminonda era stato arrestato il nuovo re delle bische ». Rocco Agostino Pompeo, 64 anni, originario di Isola Capo Rizzuto (Crotone), aveva in realtà ereditato il ruolo di boss dal fratello più giovane, Mario Domenico, 62 anni, organico alla cosca Arena della ‘ndrangheta. I Pompeo di Bruzzano sono un nome storico della malavita milanese. Per questo sabato notte, quando i poliziotti sono arrivati in via Oroboni chiamati dai vigili del fuoco per un’auto data alle fiamme, gli investigatori hanno capito che quell’episodio sarebbe finito subito sul tavolo dell’Antimafia. Erano le 00.40 quando i proprietari hanno sentito scattare l’allarme dell’auto. Pochi secondo dopo, una donna affacciata alla finestra ha visto due uomini che si allontanavano su uno scooter dopo aver dato fuoco alla Renault Megane.

La vettura è stata completamente distrutta dalle fiamme. È intestata a una donna di 49 anni, ma di fatto — come ha chiarito la polizia — l’auto era utilizzata proprio da Rocco Agostino Pompeo, che vive in via del Danubio, sempre a Bruzzano. Le indagini sono appena iniziate. Anche se non sono chiari i motivi dell’attentato il caso è uno dei tanti episodi che ogni mese vengono censiti dalla Dda a caccia dei cosiddetti «reati spia» della presenza mafiosa a Milano. A Bruzzano, nel 2011, era stato dato alle fiamme il centro sportivo Iseo, fino a pochi mesi prima «nelle mani» della cosca Flachi. Proprio in quell’inchiesta era emerso (pur non indagato) il ruolo di Luigi Pompeo, 40 anni, figlio di Rocco, che intercettato nel 2008 discuteva animatamente con i Flachi della «spartizione » dei camion dei paninari sul territorio: «Ha detto Mimmo (lo zio Mario Domenico, ndr), che ti saluta, però senza offesa e con l’offesa, là ci siamo noi…e basta». I Pompeo sono legati anche ad Alfredo Tallarico , 50 anni , altro pregiudicato calabrese detto appunto «Alfredino Pompeo», ma soprattutto al narcotrafficante Dragomir Petrovic (cognato di Mimmo, per aver sposato la sorella della moglie), 65 anni, ex capo della «banda degli slavi», lo storico rivale di Turatello e Vallanzasca.

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